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venerdì 11 agosto 2017

«Tutelare le coste, non gli imprenditori»

«L’urbanista Edoardo Salzano, autore del Piano paesaggistico regionale, demolisce la proposta di legge della giunta Pigliaru (Pd)». il manifesto, 11 agosto 2017 vedi postilla


Edoardo Salzano è uno dei maggiori urbanisti italiani. Classe 1930, ha messo le mani nella programmazione urbanistica di città come Roma, Napoli e Venezia.

Porta la sua firma anche il Piano paesaggistico regionale (Ppr) della Sardegna, nato nel 2006 quando a Cagliari era governatore Renato Soru. Uno strumento urbanistico di tutela della fascia costiera della Sardegna, chilometri di spiagge da sempre oggetto del desiderio della speculazione immobiliare e dell’edilizia di rapina. Il Ppr di Salzano è da alcune settimane al centro dell’attenzione. Tutto è nato dalla proposta di legge urbanistica presentata dalla giunta regionale presieduta da Francesco Pigliaru (Pd). Una proposta che non piace al fronte ambientalista e contro la quale si è schierato, in una recente intervista al manifesto, anche Renato Soru.

A Salzano la legge preparata dall’assessore all’urbanistica, Cristiano Erriu, non piace neanche un po’. E se su alcuni punti del testo proposto dalla giunta c’è un Soru che sembra disposto a discutere, Salzano ha una posizione più netta. Il padre del Ppr difende la sua creatura, in tutto il mondo indicata come un caso eccellente e riuscito, un caso di scuola, di tutela pubblica dei beni ambientali.

Cominciamo dall’articolo della legge urbanistica più contestato, il 43. Che ne pensa?
«L’articolo 43 prevede che se uno o più gruppi imprenditoriali privati presentano all’esecutivo regionale “progetti di particolare rilevanza economica e sociale”, la giunta può concedere licenza di costruire anche in deroga alle norme di tutela stabilite dal Ppr. Questo è inaccettabile. E lo è per un motivo molto semplice. L’obiettivo del Piano paesaggistico, la sua stessa ragione d’essere, è quella di privilegiare il valore paesaggistico delle coste rispetto agli interessi economici privati. La bellezza dei litorali della Sardegna viene considerata un valore primario rispetto a qualsiasi tipo di calcolo economico. L’articolo 43 dice esattamente il contrario: in presenza di un rilevante interesse economico si può stabilire che la tutela delle coste e della loro bellezza viene dopo. E può essere sacrificata».

La giunta Pigliaru ha annunciato che vuole correggere il 43 per togliere alla giunta la facoltà di concedere deroghe agli imprenditori per affidarla al consiglio regionale…
«Ma mi spiega che cosa cambierebbe? Anche se a decidere fosse il consiglio, non cambierebbe proprio nulla. Il punto è che di deroghe alla tutela assoluta delle aree vergini protette dal Ppr non ce ne devono proprio essere. Questo, almeno, se si resta fermi a quello che, l’ho già detto, è il fondamento stesso del Ppr: prima la tutela delle coste, prima la loro bellezza. La bellezza è un bene comune da mettere al riparo dalla logica del profitto economico».

E poi c’è l’articolo 31, quello che consente aumenti di cubatura per gli alberghi già esistenti, anche entro la fascia protetta dei trecento metri dal mare. Il suo parere?
«Sento che si discute di scendere da un tetto massimo del 25 per cento di ampliamento a misure più basse. Sono trucchetti. L’articolo 31 va respinto per lo stesso motivo per cui va respinto il 43: il principio resta che la tutela delle coste è un interesse pubblico preminente rispetto all’interesse economico privato».

Ma si dice che gli aumenti di cubatura servono ad adeguare gli alberghi a una domanda turistica mutata e più esigente…
«Chiacchiere. Mi dice, per cortesia, dove sta scritto che per rimodernare un albergo e adeguarlo alla domanda dei clienti si deve aumentare la cubatura? Le strutture possono benissimo essere migliorate anche senza crescere di un solo metro cubo⋄.

E della legge sul turismo presentata dalla giunta sarda insieme con quella urbanistica, che ne pensa?
«Che cosa vuole che pensi di una legge che consente di costruire casette di legno collegate alle fogne e alla rete idrica anche sulla riva del mare, in aree di grande pregio ambientale, con l’obiettivo di aumentare la capienza dei campeggi? Penso che si voglia dar vita a villaggi turistici mascherati da campeggi. Un’altra violazione del Ppr. I campeggi sono campeggi, non possono diventare strutture permanenti».

Il sovrintendente ai beni culturali di Cagliari, Fausto Martino, ha chiesto al governo di impugnare di fronte alla Consulta le norme con le quali la giunta Pigliaru ha di fatto privatizzato gli usi civici.

«La Corte costituzionale aveva già respinto una volta quelle norme, con argomentazioni ineccepibili. I terreni sottoposti a usi civici sono beni inalienabili al patrimonio pubblico. Dopo la sentenza della Consulta, le stesse norme sono ricomparse nel testo della legge urbanistica, e a quel punto Martino ha sollecitato l’intervento del governo. Mi auguro vivamente, anche se ci credo poco, che Gentiloni e il ministro ai beni culturali Franceschini accolgano la richiesta del soprintendente».

rinvio alla postilla precedente sul medesimo argomento
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