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PONTE MORANDI UN ANNO DOPO

PONTE MORANDI UN ANNO DOPO
Il 14 agosto di un anno fa, uno degli emblemi della 'modernità' crollava, trascinando con se 43 persone e travolgendo la vita di centinaia di sfollati e di una regione intera. Un episodio che avrebbe dovuto mettere in discussione la logica perversa che sta facendo marcire l'infrastruttura fisica e sociale del nostro paese. A un anno dal dramma nulla è cambiato, prosegue il disprezzo per la manutenzione, la sicurezza e la tutela dell'ambiente: nessuna revoca delle concessioni ai privati (interessati solo ai profitti) e finanziamenti al 'nuovo', dove corruzione, speculazione e interessi particolari possono fare i loro porci comodi. In Italia metà delle concessioni autostradali fanno riferimento a società collegate alla famiglia Benetton, che non sono un modello di imprenditoria ma emblemi di sfruttamento umano e ambientale. (ib & es)

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sabato 26 agosto 2017

Riace, migliaia di firme per il paese dell’accoglienza

«Non solo le Ong e il soccorso ai migranti, ma anche un modello di accoglienza e convivenza civile come Riace dà fastidio». Troppo pericoloso per l'establishment  l' esempio straordinario di come l'esigenza imperiosa dell'accoglienza può spingere a sperimentare vie nuove per l'economia e l'amministrazione. il manifesto, 26 agosto 2017

La notizia del progetto di accoglienza di Riace, messo in crisi da interpretazioni burocratiche sulla validità dei bonus o delle borse lavoro (fino a ieri accettate), è calata come una mannaia. Da un anno gli operatori non vengono pagati, così come gli affitti e i fornitori. Il sistema regge grazie ad una economia di sostegno davvero solidale che sta facendo miracoli. Non è il primo progetto che vede gli stessi operatori mettere mano ai propri risparmi per anticipare il pocket money ai richiedenti asilo. Era il luglio 2012 quando, sempre il sindaco Domenico Lucano aveva iniziato uno sciopero della fame e appeso la fascia tricolore al chiodo, simbolo di una resa, perché stretti dalla morsa dei ritardi questa volta imputati alla Protezione Civile. Si può capire dunque la stanchezza che gli ha fatto dire “Basta chiudiamo tutto”. E qui è partito un tam tam lanciato dalla Rete dei comuni solidali, una raccolta firme per attivare quel mondo che si riconosce in Riace che lo ha eletto come simbolo.

Nonostante la settimana di ferragosto stiamo registrando una risposta forte. Amministratori, pensionati, giornalisti, studenti, il mondo dell’associazionismo, le cooperative che lavorano per i progetti Sprar, persone dello spettacolo, scrittori, docenti universitari. Deputati, europarlamentari. Ma anche molti magistrati, il Comitato esecutivo di Magistratura Democratica e molti giudici a titolo personale da Genova a Pescara, Padova, Firenze Ravenna, Trapani, Sassari. C’è l’operaio tessile di Biella, il farmacista di Pontedera, il grafico di Andria, l’artigiana di Ladispoli, la casalinga di Quartu Sant’Elena. L’Agesci, l’Anpi, la Scuola di Pace di Boves, la neo segretaria della Fiom il comitato della Terra dei Fuochi, lo Spi Cgil di Reggio. Un mondo che si è mosso, consapevole che una firma vale poco, eppure la voglia di metterla per dare almeno un segnale e non essere allineati sul punto più basso della Storia.
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