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Domani è troppo tardi per salvare il pianeta Terra. Lo affermano quindici mila scienziati di 184 paesi che hanno reiterato l'appello "World Scientist' Warning to Humanity"per fermare la distruzione del Pianeta, lanciato per la prima volta 25 anni fa. (l.s.)

scritta dai media

DAI MEDIA

venerdì 4 agosto 2017

Reato di altruismo

In una realtà che vorrebbe, da parte di governanti saggi e di popoli civili, la realizzazione di canali sicuri da utilizzare per l'inevitabile esodo, si incolpano quelli che organizzano una supplenza. Articoli di Luigi Manconi e Adriana Pollice. il manifesto, 4 agosto 2017, con postilla
REATO D’ALTRUISMO
di Luigi Manconi


Reato umanitario: come capita non di rado, è stato il quotidiano «dei vescovi» a trovare la definizione più efficace, e moralmente e giuridicamente più intensa, per qualificare la colpevolizzazione delle Ong: e, nel caso specifico, della Jugend Rettet. Il che potrà indurre molti laici, anche solo per questa ragione, a schierarsi dalla parte della magistratura e dello Stato, quasi che gli orientamenti delle chiese e delle organizzazioni umanitarie fossero l’espressione di un profetismo antistatuale e anarcoide.

Altri, e io tra questi, vedono invece in quegli stessi orientamenti un’ispirazione, rigorosamente democratica e liberale, che si rifiuta di ricondurre l’agire umano e l’azione sociale nell’ambito esclusivo degli apparati istituzionali, delle loro norme e del loro ordine superiore.
È un’idea statolatrica, e tendenzialmente autoritaria, che i democratici e i garantisti non possono condividere.

Se gli appartenenti a Jugend Rettet o l’equipaggio della sua nave – ma il pm di Trapani ha parlato solo di «alcuni membri» – hanno commesso reati, vengano processati e, qualora riconosciuti colpevoli, condannati.

Ma finora, dai dati conosciuti e dalle stesse dichiarazioni della procura – avrebbero agito «non per denaro» ma per «motivi umanitari» – si tratterebbe solo ed esclusivamente della realizzazione di un «corridoio umanitario». Così ha suggerito Massimo Bordin nella sua rassegna stampa su Radio radicale.
E a me sembra proprio che di questo si tratti. Uno di quei rarissimi «corridoi umanitari» che possono consentire ingressi sicuri in un’Italia e in un’Europa, dove tutti gli accessi legali risultano ermeticamente serrati.

E, dunque, si può dire che – fatte salve l’indiscussa buona fede della magistratura e la necessità di attenderne le conclusioni – siamo in presenza, sul piano della pubblica opinione e del senso comune, di uno degli effetti della campagna di degradazione del ruolo e delle finalità delle organizzazioni non governative, in corso da mesi. E delle conseguenze di un processo – se possibile ancora più nocivo – di svilimento di alcune categorie fondamentali come quelle di salvataggio, soccorso, aiuto umanitario. Questo è il punto vero, il cuore della controversia in atto e la vera posta in gioco morale e giuridica. E, per ciò stesso, politica.

Dunque, e torniamo al punto di partenza, la falsa rappresentazione da cui guardarsi oggi è quella che vedrebbe uno schieramento, definito «estremismo umanitario», utopistico e velleitario (e tanto tanto naif), e, all’opposto, un fronte ispirato dal realismo politico e dalla geo-strategia, tutto concentrato sul calcolo del rapporto costi-benefici. Ma, a ben vedere, quest’ultimo mostra tutta la sua fragilità. Davvero qualcuno può credere che sia realistica e realizzabile l’ipotesi di chiudere i porti? E di attuare un «blocco navale» nel mare Mediterraneo?

Cosa c’è di più cupamente distopico dell’immaginare che la missione militare, appena approvata dal Parlamento italiano, possa essere efficace in un quadro segnato da un’instabilità oggi irreparabile, come quella del territorio libico e del suo mare?
Se considerato alla luce di questi interrogativi, il reato umanitario di cui si macchierebbero le Ong rappresenta davvero la riproposizione, dopo un secolo e mezzo, di quelle fattispecie penali che precedettero la formazione dello stato di diritto. Reati senza vittime e privi di quella offensività e materialità che sono i requisiti richiesti dal diritto contemporaneo: il vagabondaggio, l’anticlericalismo, il sovversivismo, la propaganda antimonarchica.
Di questi comportamenti, il reato di altruismo rappresenta una sorta di forma disinteressata («non per denaro») e ispirata dalla obbligazione sociale e da quel senso di reciprocità che fonda l’idea contemporanea di comunità e di cittadinanza.

«CONDOTTA UMANITARIA»
SORVEGLIATA SPECIALE
di Adriana Pollice

«Immigrazione. La nave Iuventa è bloccata nel porto di Trapani, l’equipaggio sotto scorta a Lampedusa. L'avvocato della ong tedesca precisa: “Faremo ricorso contro il sequestro. Non c'è nessun indagato, sono liberi cittadini”»

L’equipaggio della nave Iuventa, della Ong tedesca Jugend Rettet, è stato trasferito ieri sotto scorta in alcune abitazioni di Lampedusa. La nave, sequestrata mercoledì su ordine della procura di Trapani, è sorvegliata dalla polizia. L’equipaggio è stato interrogato dagli inquirenti: il fascicolo è a carico di ignori, il reato ipotizzato è favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. «Faremo ricorso contro il sequestro. Non c’è nessun indagato, sono liberi cittadini» ha spiegato Leonardo Marino, difensore della Ong, che si è fatta sentire via Twitter: «Per noi il salvataggio di vite umane è e sarà la priorità e ci dispiace non poter operare nella zona di ricerca e salvataggio in questo momento. Stiamo raccogliendo informazioni e solo dopo potremmo valutare le accuse. Speriamo di incontrare le autorità italiane prestissimo».

Jugend Rettet non ha sottoscritto il codice di condotta stilato dal Viminale. Ieri invece è arrivata la firma al regolamento, voluto dal ministro Minniti, da parte di Sea-Eye. Salgono così a quattro (con Moas, Save the children e Proactiva Open Arms) le organizzazioni non governative a essersi allineate. Continuano a opporsi invece Sos Mediterranee, Medici senza frontiere e Sea-Watch. Il commissario europeo per le Migrazioni, Dimitris Avramopoulos, è tornato a chiedere alle Ong l’adesione al codice mentre la sinistra tedesca attacca: «Il sequestro della Iuventa è un ricatto con il quale il governo italiano vuole forzare le Ong a firmare un accordo-bavaglio» dichiara la Linke. Sia Linke che Verdi sottoscrivono le critiche dell’associazione Pro-Asyl, che accusa il governo italiano di violare il diritto internazionale

Fermata martedì dalla Guardia costiera per «controlli di routine», la Iuventa è stata poi sequestrata e trasferita a Trapani, scortata con un grande dispiegamento di forze. Sequestrati documenti e computer, verranno esaminati gli strumenti di bordo per tracciarne i movimenti. L’inchiesta resterà a Trapani: ci sarà il trasferimento alla Dda di Palermo, competente per legge, solo se la procura decidesse di contestata l’associazione criminale.

«Ci sono gravi indizi di colpevolezza. Gli episodi raccolti contribuiscono a sostenere che questa condotta sia abituale» ha spiegato il procuratore Ambrogio Cartosio. Il titolare dell’indagine ha però specificato che la responsabilità degli illeciti è individuale, non ci sarebbero quindi legami tra i trafficanti e la Ong, infatti non è stata contestata l’associazione a delinquere. «Le persone coinvolte non hanno agito per denaro – ha sottolineato -, sulla nave si sono alternati diversi equipaggi e al momento non pare abbiano percepito compensi. La mia personale convinzione è che il motivo della condotta dell’equipaggio sia umanitario».

Ieri Matteo Renzi ha insistito: «Sul tema migratorio, aiutarli davvero a casa loro non è una parolaccia». Mercoledì è intervenuta Giusi Nicolini, che Renzi ha voluto nella segreteria nazionale del Pd. L’ex sindaca di Lampedusa si è smarcata dalle posizioni del segretario dem: «Se si vuole cacciare le Ong dal Mediterraneo vuol dire che si vuole che di migranti ne arrivino di meno e dunque, quando sono a mare, che ne muoiano di più. Questa visione è andata peggiorando fino alla criminalizzazione delle Ong».

Nell’inchiesta, condotta dallo Sco, è stato usato un agente sotto copertura, che ha lavorato sulla nave Vos Hestia di Save the Children. Sono state le rivelazioni di due suoi operatori a far avviare l’indagine, poi assunti dall’agenzia Imi security service. Cartosio ha spiegato: ci sarebbero stati almeno tre casi in cui alcuni componenti dell’equipaggio della Iuventa, non ancora identificati, avrebbero avuto contatti con trafficanti libici e sarebbero intervenuti in operazioni di soccorso senza che i profughi fossero in pericolo. I migranti sarebbero stati trasbordati sulla nave della Ong scortati dai libici. Il reato si configurerebbe anche perché sarebbe mancato l’imminente percolo di vita.

L’accusa si basa sui testimoni che operavano per Save the children, uno di loro avrebbe raccontato ai pm: «La più temeraria era sicuramente la Iuventa che, da quello che ho potuto vedere sul radar, arrivava anche a 13 miglia dalle coste libiche. La Iuventa, che è un’imbarcazione piccola e vetusta, fungeva da piattaforma ed era sempre necessario l’intervento di una nave più grande». I due avrebbero anche riferito di gommoni restituiti agli scafisti.

Ieri Save the Children ha però precisato: «I testimoni fanno parte del personale di sicurezza della società che collabora con l’armatore, dal quale è stata noleggiata la nave Vos Hestia».

postilla

Un sogno. Ci piacerebbe pensare che un giorno, in un saggio governo universale, un tribunale dotato di giudizio e di potere obbligasse i governanti colpevoli di non aver organizzato la fuga e l'accoglienza dei rifugiati a rimborsare di loro tasca e i migranti dei soldi hanno dovuto pagare agli scafisti e agli altri trafficanti. 
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