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A volte dimentichiamo che i custodi del paesaggio, pochi e tenaci, sono generosi.  A tutti, anche ai distratti, regalano una scintilla.  L'istante di meraviglia nel quale, rivolti al compagno di viaggio, diciamo: guarda! (m.b.)

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sabato 26 agosto 2017

“Piano abbattimenti e basta nuove case prima si ristrutturi”

Tante buone intenzioni. Efficacia prevista: poco. Bisognerebbe liberare la testa degli italiani dai virus diffusi almeno da Berlusconi in poi. la Repubblica, 26 agosto 2017


«Stop agli abusi, investiamo sulla trasformazione edilizia risparmiando il territorio già martoriato». Quanto agli abusi già perpetrati il ministro della Giustizia Andrea Orlando boccia «qualsiasi forma di condono ».

In Italia si muore sotto le case abusive. Di chi è la colpa: governo, Comuni o Regioni?
«L’attuale sistema che regola gli abbattimenti non funziona. La legge assegna un ruolo centrale ai Comuni. Che però sono condizionati dalla ricerca del consenso. Ampi settori dell’elettorato tifano contro chi vuole fare gli abbattimenti. Un argomento usato dai Comuni è sempre stato quello delle scarse risorse finanziarie a disposizione. Ma, su una mia proposta del 2013, da ministro dell’Ambiente, abbiamo creato un fondo per fare gli abbattimenti. Ma ecco la sorpresa: nel 2016 hanno fatto domanda solo tre Comuni e non è stato speso un euro».

Quindi la colpa è degli enti locali?
«Il governo deve sottrarre a Comuni e Regioni questa materia e affrontarla in modo pragmatico. Non si tratta di abbattere tutto, ma di rendere certo il percorso degli abbattimenti partendo dagli abusi che rappresentano pericoli per la pubblica incolumità. Bisogna rompere il fronte tra abusi totali, abusi parziali, piccole realizzazioni e veri e propri ecomostri, un fronte al quale i Comuni e le Regioni raramente riescono a sottrarsi».

Condivide la proposta del presidente dell’Anac Raffaele Cantone illustrata su “Repubblica”?
«Sono d’accordo con lui su un piano nazionale di abbattimenti e anche con le modalità da lui indicate, di confische degli abusi che non creano pericoli, al limite laddove risolvono problemi abitativi, mettendoli nella disponibilità di chi li utilizza. Però questo piano dovrebbe inserirsi in un quadro urbanistico diverso. Non solo gli abusi costituiscono un rischio, anche l’edilizia di scarsa qualità, legittimamente autorizzata ».

Lei cosa propone?
«Sempre da ministro dell’Ambiente ho proposto un ddl sul consumo del suolo, approvato dalla Camera e fermo al Senato, che autorizza i Comuni a pianificare nuove costruzioni solo dopo il riuso di quelle già esistenti. Bisogna riorientare l’attività edilizia. Perché non ci sono solo gli abusi, c’è anche la cattiva urbanistica che ha prodotto molte più stanze del fabbisogno reale del Paese, per cui calano gli abitanti e irresponsabilmente si continua a consumare suolo».

Perché ha fatto spedire alla Consulta la legge regionale della Campania?
«Si trattava di un tentativo di sanatoria. Le sanatorie sono pericolose non solo perché non puniscono gli abusi, ma anche perché generano nuovi abusi. Chi costruisce senza permesso, pensa che prima o poi arriverà una sanatoria, come è sempre avvenuto in passato ».

Però il governatore De Luca propone due anni di carcere contro chi fa abusi...
«Il carcere sono le lacrime di coccodrillo. È inutile prevederlo per il futuro e lasciare impunito chi ha ignorato i piani regolatori, chi non li ha fatti, chi non ha proceduto con gli abbattimenti, chi ha speculato. Il carcere rischia di essere solo la foglia di fico su un corposo sistema di interessi. Chi realizza un manufatto da un milione di euro può mettere anche nel conto qualche mese di carcere. Credo che sarebbe assai più spaventato dalla certezza dell’abbattimento. E poi è inutile introdurre nuovi reati e allo stesso tempo proporre leggi assai tolleranti con l’abusivismo».

Perché oltre quella bocciata da lei, De Luca e la Campania sono recidivi?
«C’è una legge proprio di questa Regione, attualmente al vaglio del governo, che vorrebbe consentire la costruzione di piccoli manufatti in zona sismica senza dare preavviso all’Ufficio regionale competente. Va fermata ».

Sì, ma dopo Ischia il governo che fa?
«Deve lavorare sulla realizzazione di Casa Italia, il piano di trasformazione edilizia contenuto nell’ultima legge di stabilità. Un’impresa immane. Parliamo di trasformare 40 milioni di vani e 8 milioni di case che non sarebbero adeguate alle norme antisismiche».

Ma la legislatura sta per finire. Le sembra un obiettivo realistico?
«Va considerata non solo un’emergenza legata alla sicurezza e all’ambiente, ma anche una grande leva per la ripresa economica. Per questo insisto che Casa Italia dev’essere accompagnata da una legge, in dirittura di arrivo, che dica: trasformiamo l’esistente, adeguandolo dal punto di vista sismico, termico, idrogeologico e paesaggistico e non costruiamo nuove case dove non è necessario sprecando ulteriori parti del territorio».


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