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Francesco Nani
Parma, il ponte resta senza negozi: uno spreco da 25 milioni di euro
10 Agosto 2017
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«Un tunnel di vetro e acciaio inutilizzabile nella parte coperta. Comune e parlamentari locali aspettano dal Governo una deroga per consentire l'apertura di attività permanenti. Come a Firenze e Venezia».

«Un tunnel di vetro e acciaio inutilizzabile nella parte coperta. Comune e parlamentari locali aspettano dal Governo una deroga per consentire l'apertura di attività permanenti. Come a Firenze e Venezia». la Repubblica online 9 agosto 2017 (p.s.)

Un'astronave atterrata su un torrente spesso in secca alle spalle della stazione ferroviaria. Un tunnel di vetro e acciaio costato 25 milioni di euro di soldi pubblici. Si chiamerebbe ponte Europa, poiché legato all'insediamento della vicina Efsa (Agenzia europea per la sicurezza alimentare) ma nella controversa storia recente delle opere pubbliche di Parma è più noto come ponte Nord. Progettato nel 2010 da Vittorio Guasti, architetto, ex senatore di Forza Italia ed ex capogruppo di maggioranza in Consiglio comunale negli anni in cui in città appalti e finanziamenti del governo Berlusconi (potente ministro il parmigiano Pietro Lunardi) abbondavano, è tuttora un'opera in cerca di destinazione. Lungo 180 metri, largo 33 e alto 15, tre piani, quattro corsie e pista ciclopedonale, è stato pensato come ponte abitabile per spazi espositivi e commerciali ma l'abilitazione non è mai arrivata perché la legge Galasso vieta costruzioni con usi permanenti sull’alveo dei fiumi.

ll progetto originario, che prevedeva anche una torre con uffici poi stralciata, prospettava un centro di documentazione, formazione e informazione sull'alimentare e i prodotti tipici. Poi si è parlato di museo del design e di un centro di aggregazione della cultura giovanile; ipotesi tramontate come gli spazi per start up giovanili e le attività legate all'università. D'altra parte, aprendo negozi o attività fisse si produrebbe un abuso edilizio. Occorre prima una deroga del Governo per consentire un utilizzo stabile di interesse pubblico all’interno dell'infrastruttura. A nulla è servito finora il pressing dei parlamentari locali sul Governo. L'ultima bocciatura è stata l'esclusione dell'opera dallo Sblocca Italia: insormontabile il rischio idrogeologico secondo la commissione Ambiente della Camera. Impossibile rimuovere il vincolo, si creerebbe un precedente pericoloso sul fronte della sicurezza; oltretutto a pochi anni dall'alluvione che a Parma ha sommerso un intero quartiere.
I deputati del Pd puntano a "consentirne l'utilizzo stabile attraverso l'insediamento di attività di interesse collettivo sia su scala urbana che extraurbana, anche in deroga alla pianificazione vigente" per "trovare una soluzione e non lasciare la struttura coperta inutilizzata e abbandonata al suo destino, dopo averla costruita". Nel 2012, appena eletto, il sindaco Federico Pizzarotti, all'epoca grillino, aveva evitato manifestazioni ufficiali per il taglio del nastro; prima dell'apertura al traffico una breve cerimonia con la benedizione del parroco don Luigi Valentini e un classico della canzone dialettale "Parma Voladora" intonata sul ponte. L'assessore ai Lavori publici Michele Alinovi, confermato nell'incarico, allora come oggi si concentra sulle possibili funzoni e "usi ammissibili per concludere questa triste avventura".
A distanza di cinque anni la situazione è pressoché la stessa nonostante la buona volontà dell'Amministrazione comunale che ha speso altri soldi per rendere la galleria fruibile almeno in via temporanea. Gli spazi, ad esempio, debbono essere ogni volta raffreddati o rinfrescati a seconda della stagione. Nel frattempo sono stati organizzati un paio di eventi a scopo benefico, l'ultimo un concerto con apericena a pochi giorni dal voto e prima una serata con ospiti, tra gli altri, Giorgia Palmas e Vittorio Brumotti. "E' un’opera finanziata con fondi pubblici e non si può lasciare andare in rovina" ripete Alinovi. Il destino del tunnel-vetrina dipende, dunque, dal Governo che dovrà decidere se concedere una variante urbanistica per permettere di utilizzare il ponte anche al suo interno. "La speranza c'è, è una questione politica", dice Alinovi.
Se mai la deroga dovesse arrivare il ponte Nord diventerebbe il terzo abitato d'Italia accanto ai secolari ponte Vecchio di Firenze e di Rialto a Venezia. Per ora, come scritto da un cittadino il giorno dell'inaugurazione, è quello dei sospiri.
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