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Meet Kikito: l’opera dell’artista JR collocata a Tecate, sulla barriera tra USA e Messico. L’immagine del bambino di un anno si sporge sopra la frontiera e, con le sue manine, sembra si appresti ad abbatterla, rimarrà esposta per un mese.

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sabato 19 agosto 2017

“NYT, zero tituli”: il governo chiude il caso Regeni

I ministri degli esteri che si sono succeduti nei governi ENI-Renzi continuano a smentire le reiterate dichiarazioni del New York Times. Si coprono il viso di fango pur di non rinunciare agli affari, politici e petroliferi in Egitto e Libia. il Fatto Quotidiano, 19 agosto 2017


«Sulla verità per Giulio Regeni, promessa a più riprese dalle nostre istituzioni, nessun passo avanti. Secondo il governo italiano, nell’articolo del New York Times non ci sono notizie»

Il governo smentisce ancora il New York Times. Ieri Palazzo Chigi ha accettato di rispondere alle domande del Fatto Quotidiano, le stesse pubblicate in prima pagina il 17 agosto per chiedere chiarimenti sulle rivelazioni del giornale statunitense. In un passaggio della lunga inchiesta sulla morte del ricercatore triestino, il Nyt ha raccontato delle “informazioni esplosive” acquisite dai servizi segreti americani nelle settimane dell’omicidio di Regeni, che dimostravano la mano dei servizi di Al-Sisi nel rapimento e nella tortura del ricercatore triestino, e furono subito comunicate al governo Renzi: “Avevamo l’evidenza incontrovertibile della responsabilità degli apparati egizia

Le domande del Fatto Quotidiano sono rivolte ai protagonisti politici della vicenda: i vertici dell’esecutivo di ieri e di oggi; l’ex premier Renzi, l’ex ministro degli Esteri Gentiloni (oggi presidente del Consiglio), l’ex ministro dell’Interno Alfano (oggi alla Farnesina), l’ex responsabile dei Servizi segreti Minniti (oggi al Viminale).

Le risposte sono arrivate unicamente da Palazzo Chigi. Con una nuova smentita: “Confermiamo quanto detto nella nota diramata a Ferragosto: non c’è stata comunicata nessuna prova esplosiva, né elementi di fatto”.

Abbiamo chiesto di chiarire il contenuto delle comunicazioni tra la Casa Bianca e l’Italia in quei giorni, e il motivo per cui quelle informazioni furono ignorate. Ma per il governo non c’è niente da aggiungere: “Nei contatti tra le Amministrazioni non c’è stata alcuna rivelazione”.

Abbiamo chiesto poi di chiarire il comportamento dei nostri Servizi segreti e il ruolo dell’Eni (secondo la fonte del Nyt, interpellata poi da Repubblica, l’azienda avrebbe “affiancato i Servizi segreti per cercare una soluzione”). “I nostri servizi di informazione – la replica – hanno lavorato e lavorano per aiutare ad accertare la verità sulla morte di Giulio Regeni. Eni è una grande azienda italiana e internazionale, che opera in diversi Paesi, tra cui l’Egitto, e che è spesso in contatto con la nostra rete diplomatica”. L’Eni quindi ha collaborato, ma specificano dal governo, “non c’è stato alcun affiancamento”.

Abbiamo chiesto, infine, se non fosse poco più che una velleità confidare in un successo dell’indagine della Procura di Roma sulla morte di Regeni, vista l’assenza di collaborazione tra governo italiano ed egiziano. “Possiamo ribadire – replica Palazzo Chigi – che il governo ha collaborato in maniera assidua e puntuale, fin dal primo momento, con la Procura di Roma. E ne ha pienamente supportato l’attività investigativa nel quadro della cooperazione giudiziaria con la procura generale del Cairo”. La stessa, aggiungiamo noi, che per settimane ha prodotto solo mistificazioni e depistaggi.

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