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La Galleria di Milano requisita per una cena benefica. Per non turbare il senso estetico dei lussuosi ospiti, le barriere che bloccano gli ingressi sono state dipinte d'oro. Il nudo cemento va bene solo in periferia. (p.s.)
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domenica 20 agosto 2017

L’intolleranza vince sempre: il dispotismo della minoranza

«Una riflessione importante per valutare le attuali retoriche di tolleranza, ma anche per non perdere fiducia nella possibilità di cambiare rotta». vocidall'estero.it, online, 18 agosto 2017 (c.m.c)




«Proponiamo la traduzione integrale di un capitolo tratto dal Skin in the Game, l’ultimo libro di Nassim Nicholas Taleb. Con tipica irriverenza e lucidità, Taleb propone un’interpretazione provocatoria e contro-intuitiva delle dinamiche che regolano i comportamenti sociali: a determinate condizioni, i cambiamenti sociali, ben lungi dall’essere causati dalle azioni della maggioranza, sono il frutto dell’ostinata volontà di una minoranza intollerante. In quest’ottica le attuali retoriche di accoglienza, integrazione e tolleranza acquistano un significato inquietante e tendenzialmente auto-distruttivo. Come sempre il messaggio, però, può anche essere visto dalla prospettiva opposta: la consapevolezza di avere una “posta in gioco” nel cambiamento sociale potrebbe portare anche una minoranza virtuosa, purché motivata e determinata, a contrastare l’apparentemente inevitabile declino sociale, economico e culturale».

Perché gli europei mangeranno Halal — Perché non è obbligatorio fumare nella zona fumatori — Le preferenze alimentari al funerale del re saudita–Come impedire ad un amico di ammazzarsi di lavoro – La conversione di Omar Sharif — Come causare un crack dei mercati

Per gettar luce sul funzionamento dei sistemi complessi, inizierei col portare qualche esempio. Se una minoranza intransigente – una minoranza di un certo tipo – raggiunge un livello percentuale anche minimo, diciamo il tre o quattro per cento della popolazione totale, l’intera popolazione dovrà sottostare alle sue preferenze. Inoltre, il dominio della minoranza causa una distorsione ottica: un osservatore sprovveduto potrebbe ritenere che le scelte e preferenze corrispondano a quelle della maggioranza. Se sembra assurdo, è perché le nostre percezioni scientifiche non sono calibrate per comprendere i sistemi complessi (inutile rifarsi a convinzioni scientifiche o accademiche e alle prime impressioni; nei sistemi complessi queste falliscono, e qualsiasi razionalizzazione, tranne la saggezza delle nonne, è destinata a fallire).

L’idea che sta alla base dei sistemi complessi è che l’insieme si comporta in modo non deducibile dalle sue componenti. Le interazioni sono più importanti della natura di ciascuna unità. Studiare le formiche prese singolarmente non potrà mai (e per situazioni di questo tipo si può tranquillamente dire “mai” senza tema di smentita) dare un quadro d’insieme sul funzionamento di una colonia di formiche. Per questo, è necessario studiare una colonia di formiche come una colonia di formiche, né più, né meno, e non come una collezione di formiche. Si ha così una qualità “emergente” del tutto, per la quale le parti e il tutto differiscono, perché ciò che conta è l’interazione tra queste parti. E l’interazione può obbedire a regole molto semplici. La regola discussa in questo capitolo è la regola della minoranza.

La regola della minoranza spiega come sia sufficiente un piccolo gruppo di persone virtuose ed intolleranti che non abbiano niente da perdere, e che abbiano coraggio, perché la società funzioni secondo le loro preferenze.

Questa spiegazione della complessità mi è venuta, inaspettatamente, durante una grigliata all’aperto offerta dal New England Complex Systems Institute. Mentre gli organizzatori apparecchiavano i tavoli e sistemavano le bevande, un mio amico molto osservante, che mangia soltanto Kosher, si avvicinò per salutarmi. Gli offrii un bicchiere di quel liquido giallo zuccherato con aggiunta di acido citrico altrimenti noto come limonata, nella quasi certezza che l’avrebbe rifiutato per via delle sue regole alimentari. Ma così non fu. Accettò e bevve il liquido detto limonata, ed un altro osservante Kosher commentò: “Tanto, tutte le bevande sono Kosher qui”. Diedi un’occhiata al cartone di limonata. In piccolo, stampigliato, c’era un simbolo, una U racchiusa in un cerchio, ad indicare che era Kosher. Il simbolo può essere facilmente identificato dagli interessati, che vanno espressamente a cercare questa minuscola stampigliatura. Tutti gli altri, incluso me, avevamo passato tutti questi anni a bere bevande Kosher senza rendercene conto.

Delinquenti allergici alle noccioline

Allora mi venne una strana idea. La popolazione Kosher rappresenta meno di tre decimi di punto percentuale dei residenti negli Stati Uniti. Nonostante questo, quasi tutte le bevande in commercio sono Kosher. Perché? Semplicemente perché produrre esclusivamente Kosher permette a produttori, distributori e ristoratori di non dover distinguere tra bevande Kosher e non-Kosher con etichette speciali, scaffali separati, inventari separati, magazzini differenti. E la discriminante di tutto ciò è questa:

Chi segue le regole Kosher (o Halal) non mangerà cibo non Kosher (o non Halal), ma chi non segue le regole Kosher può comunque consumare alimenti Kosher.Oppure, trasposto in altri ambiti:Un disabile non userà mai i bagni regolari ma un non-disabile può usare il bagno per i disabili.
Chiaro, a volte nei fatti si esita ad usare un bagno con il simbolo per disabili a causa di una certa confusione – si scambia questa regola con quella dei parcheggi, credendo che l’uso del bagno sia riservato esclusivamente ai disabili.

Chi ha un’allergia alle noccioline non può mangiare prodotti che siano entrati in contatto con arachidi, ma chi non ha questa allergia può tranquillamente mangiare cibi senza traccia di arachidi. Il che spiega perché sia così difficile trovare noccioline in aereo e perché le noccioline siano vietate nelle scuole (contribuendo così ad aumentare il numero di persone con allergie da noccioline, dato che una delle cause di queste allergie è la ridotta esposizione).

Applichiamo ora la regola in ambiti in cui la cosa diventa divertente:

Una persona onesta non commetterà mai atti criminali, ma un criminale può sempre agire legalmente.Chiamiamo la minoranza il gruppo intransigente, e la maggioranza quello flessibile. E la regola è quella della asimmetria nelle scelte.

Una volta ho fatto uno scherzo ad un amico. Anni fa, quando i produttori di tabacco nascondevano e minimizzavano le prove dei danni causati da fumo passivo, i ristoranti di New York avevano aree fumatori e non-fumatori (persino gli aerei, incredibilmente, avevano un’area fumatori). Un giorno andai a pranzo con un amico che era in visita dall’Europa: il ristorante aveva tavoli liberi solo nella zona fumatori. Io riuscii a convincere il mio amico che dovevamo comprare delle sigarette perché per stare nella zona fumatori si doveva fumare. E lui si conformò.

E ancora. Innanzi tutto conta parecchio la geografia del territorio, la sua organizzazione dello spazio; è molto diverso se gli intransigenti vivono tutti insieme o se sono distribuiti in mezzo al resto della popolazione. Se i seguaci della regola di minoranza vivessero in un ghetto, con la loro piccola economia separata, la regola della minoranza non si applicherebbe. Ma se la popolazione è distribuita nello spazio, se ad esempio la percentuale di tale minoranza in un quartiere equivale a quella nel villaggio, quella nel villaggio equivale a quella della provincia, quella della provincia a quella della regione, e quella della regione è la stessa che in tutto il paese, allora la maggioranza (flessibile) dovrà sottostare alla regola della minoranza.

Inoltre, anche la struttura dei costi ha la sua importanza. Nel nostro primo esempio, si dà il caso che produrre limonata conforme alle regole Kosher non cambi molto il prezzo, almeno non abbastanza da giustificare inventari separati. Ma se la produzione di limonata Kosher costasse molto di più, la regola si indebolirebbe in una qualche proporzione non-lineare con la differenza di prezzo. Se produrre cibi Kosher costasse 10 volte tanto, la regola della minoranza non si applicherebbe, tranne forse in qualche quartiere molto ricco.

Anche i musulmani hanno il loro tipo di regole Kosher, ma queste sono più limitate e si applicano solo alla carne. Musulmani ed ebrei hanno infatti le stesse regole di macellazione (tutto ciò che è Kosher è anche Halal per i musulmani, o almeno così era nei secoli scorsi, ma non è sempre vero il contrario). Si noti come queste regole di macellazione siano motivate dalla posta in gioco, e tramandate da pratiche greche e semitiche del Mediterraneo Orientale, in base alle quali le divinità erano venerate solo investendoci qualcosa, come sacrificare animali alla divinità per poi mangiarne i resti. Gli dei non amano le cerimonie a buon mercato.

Ora si consideri questa manifestazione della dittatura della minoranza. Nel Regno Unito, dove la popolazione musulmana (praticante) è solo il tre o quattro per cento, gran parte della carne è Halal. Quasi il settanta per cento delle importazioni di agnello dalla Nuova Zelanda sono Halal. Circa il dieci per cento dei negozi della catena Subway sono Halal (cioè, non servono carne di maiale), nonostante le significative perdite commerciali derivanti dal non poter servire prosciutto. Lo stesso vale in Sudafrica, dove, con la stessa proporzione di musulmani, una quantità sproporzionata di polli sono certificati come Halal. Tuttavia, in UK e in altri paesi cristiani, Halal non è un concetto abbastanza neutro da diffondersi molto, poiché la gente potrebbe ribellarsi se costretta a seguire regole religiose estranee. Ad esempio Al-Akhtal, poeta arabo cristiano del VII secolo, ribadì la scelta di non consumare mai carne Halal in un noto poema provocatorio in cui si vantava del suo Cristianesimo: “Io non mangio carne sacrificale”. (Al-Akhtal si riferiva alla tipica reazione cristiana di tre o quattro secoli prima — i cristiani in epoca pagana venivano torturati obbligandoli a mangiare carne sacrificale, che per loro era sacrilegio. Diversi martiri cristiani morivano di fame.)

Ci si può attendere lo stesso rifiuto delle regole religiose in Occidente, man mano che la popolazione musulmana va crescendo.

Quindi la regola della minoranza potrebbe portare a una maggiore proporzione di alimenti Halal nei negozi rispetto a quanto giustificato dalla proporzione dei consumatori Halal nella popolazione, ma solo fino ad un certo punto, perché alcuni potrebbero sviluppare un’avversione al cibo musulmano. Per certe regole Kashrut (concernenti i cibi Kosher, N.d.T.) senza connotazioni religiose, la percentuale può tranquillamente avvicinarsi al 100%. Negli USA e in Europa i produttori di cibo “biologico” vendono sempre di più proprio grazie ad un’applicazione della regola della minoranza, e perché i prodotti ordinari non etichettati come tali sono spesso percepiti come contenenti pesticidi, erbicidi ed organismi transgenici geneticamente modificati, “OGM”, che secondo alcuni presentano rischi sconosciuti. (In questo contesto OGM si riferisce al cibo transgenico, ottenuto trasferendo geni da un organismo o una specie estranea). Oppure la preferenza può essere dettata da motivi esistenziali, da un atteggiamento di prudenza, o da un’inclinazione (in stile Burke) verso i valori della tradizione – c’è chi preferisce non discostarsi troppo e troppo velocemente da ciò che mangiavano i nonni. L’etichettatura “biologico” è un modo per indicare che quell’alimento non contiene OGM.

Spingendo per gli alimenti geneticamente modificati con mezzi che andavano dalle lobby, alle mazzette ai politici, fino alla palese propaganda scientifica (con campagne diffamatorie contro individui come il sottoscritto), le grandi aziende agricole si illudevano ingenuamente che bastasse avere la maggioranza dalla loro parte. Niente di più sbagliato. Come dicevo, il tipico ragionamento aridamente “scientifico” è troppo poco sofisticato per questo genere di decisioni.

Teniamo presente che chi mangia OGM transgenici può mangiare anche non-OGM, ma non il contrario. Quindi basta che ci sia una piccola parte, non più del 5%, di popolazione che non mangia gli OGM, distribuita uniformemente nello spazio, per far sì che l’intera popolazione finisca con il consumare non-OGM. In che modo? Supponiamo che si debba organizzare un evento aziendale, un matrimonio, o una grande festa per celebrare la caduta del regime saudita, o il fallimento della banca di investimenti speculativi Goldman Sachs, o la pubblica umiliazione di Ray Kotcher, il presidente di Ketchum, l’agenzia di pubbliche relazioni specializzata nel diffamare scienziati e informatori scientifici in nome e per conto delle grandi multinazionali. C’è forse bisogno di mandare questionari per chiedere agli invitati se mangiano o no OGM transgenici e prenotare se è il caso pasti speciali? No. Basta ordinare tutto non-OGM, a meno che la differenza di prezzo non sia significativa. E la differenza di prezzo sembra essere irrilevante, perché il prezzo degli alimentari (freschi) in America è determinato in gran parte (fino all’80 o 90%) dalla distribuzione e stoccaggio, non dal costo di produzione agricola. E dato che la domanda di alimenti biologici (o designati come “naturali”) da parte della minoranza è in continua crescita, i costi di distribuzione diminuiscono e la regola della minoranza finisce con l’accelerare anche questo effetto.

Le grandi imprese agricole industriali non hanno capito che, in questo gioco, per vincere non basta avere più punti dell’avversario, ma bisogna avere il 97% dei punti totali. Ancora una volta, stupisce che a queste grandi aziende, capaci di spendere milioni di dollari in campagne di ricerca e diffamazione, con centinaia di scienziati convinti di essere più intelligenti del resto della popolazione, sia potuto sfuggire un concetto talmente elementare come le scelte asimmetriche.

Un altro esempio: non si pensi che la diffusione di auto con il cambio automatico [negli USA, N.d.T.] sia dovuta necessariamente al fatto che la maggioranza preferisce guidare automatico; potrebbe essere semplicemente il caso che chi sa guidare con il cambio manuale può sempre guidare con quello automatico, ma non il contrario [1].

Il metodo di analisi qui utilizzato è noto come gruppo di rinormalizzazione, un potente apparato matematico che in fisica teorica permette di studiare i cambiamenti nel tempo. Vediamo di che si tratta – senza usare le formule.

Gruppo di rinormalizzazione

La figura in alto  mostra quattro riquadri che presentano la cosiddetta auto-similarità frattalica. Ciascun riquadro contiene quattro riquadri più piccoli. Ciascuno dei quattro riquadri contiene quattro riquadri, e così via, verso l’alto e verso il basso fino a raggiungere un certo livello. I due colori rappresentano: il giallo la scelta maggioritaria, il rosa quella minoritaria.

Immaginiamo che l’unità più piccola contenga quattro persone, una famiglia. Uno di questi è la minoranza intransigente e mangia solo alimenti no-OGM (inclusi quelli biologici). Il suo riquadro sarà in rosa mentre gli altri sono gialli. Con la “prima rinormalizzazione”, la figlia testarda riesce ad imporre le sue regole a tutti e quattro, ed il riquadro-famiglia diventa interamente rosa, ovvero tutti sceglieranno no-OGM. Nel terzo passaggio, la famiglia è invitata ad una grigliata cui partecipano altre tre famiglie. Poiché l’ospite sa che loro mangiano solo no-OGM, cucinerà esclusivamente biologico. Lo spaccio alimentare del quartiere, rendendosi conto che i suoi clienti ormai chiedono solo no-OGM, inizierà a vendere solo cibi no-OGM per semplificarsi la vita, il che avrà un impatto sul distributore locale, e così via di rinormalizzazione in rinormalizzazione.

Per caso, il giorno prima del barbecue di Boston, mi trovavo a zonzo per New York, e passai dall’ufficio di un amico cui volevo impedire di lavorare, ossia, svolgere quell’attività che, se abusata, causa perdita di lucidità mentale, nonché cattiva postura e perdita di definizione dei connotati facciali. Il fisico francese Serge Galam si trovava anche lui per caso di passaggio, e aveva deciso di bighellonare un po’ nell’ufficio del mio amico. Galam era stato il primo ad applicare le tecniche di rinormalizzazione alle scienze sociali e politiche; il suo nome non mi era nuovo perché si trattava dell’autore del più importante libro sull’argomento, che da mesi giaceva in una scatola di Amazon mai aperta nella mia cantina. Mi illustrò dunque le sue ricerche e mi mostrò un modello computerizzato di elezioni, in base al quale basta che una minoranza superi un certo livello perché le sue preferenze prevalgano.

Nelle analisi politiche esiste dunque la stessa illusoria convinzione, diffusa dagli “scienziati” politici: si pensa che se un determinato partito di estrema destra o sinistra ha, poniamo caso, il sostegno del 10% della popolazione, ne consegue che il suo candidato otterrà il 10% dei voti. No: gli elettori di riferimento devono essere classificati come “inflessibili” e voteranno sempre per la loro parte. Ma alcuni elettori flessibili possono anche votare per i partiti estremisti, esattamente come chi non osserva l’alimentazione Kosher può mangiare Kosher, e questi sono gli elettori su cui ci si deve concentrare perché possono gonfiare il numero di voti per un partito o l’altro. Il modello di Galan produceva una miriade di effetti contro-intuitivi per le scienze politiche – e le sue previsioni risultavano molto più vicine alla realtà di quanto lo sia un’interpretazione ingenua.

Il veto

Quando una persona è in grado di pilotare le scelte di un gruppo di rinormalizzazione, questo si chiama l’effetto “veto”. Rory Sutherland suggerisce che sia questo il motivo per cui certe catene di fast-food, come McDonald, hanno successo, nonostante la scarsa qualità dei loro prodotti, perché in un certo gruppo socio-economico non vi sono obiezioni a frequentarlo – e solo per una piccola parte di quel gruppo. Per dirla in termini tecnici, si tratta della migliore tra le peggiori ipotesi di divergenza dalle aspettative: quando la media e la varianza sono basse.

Quando ci sono poche scelte, il McDonald sembra l’opzione più sicura. Ed è un’opzione sicura anche in posti poco raccomandabili, con pochi clienti abituali, in cui la varianza del cibo rispetto alle aspettative può essere significativa – sto scrivendo queste righe alla stazione centrale di Milano e, per quanto possa essere offensivo per un visitatore che venga da lontano, il McDonald è uno dei pochi ristoranti frequentabili qui. Sembrerà strano, ma ci vanno anche gli italiani che cercano di salvarsi dai cibi più a rischio.

Lo stesso vale per la pizza: è un tipo di cibo comunemente accettato e, tranne che non ci si trovi in un ristorante di lusso, non c’è nulla di male ad ordinarla.

Rory mi scrisse anche a proposito dell’asimmetria birra-vino e di come questo influenza le scelte ai ricevimenti: “Se la percentuale di donne invitate supera il 10%, non è più possibile servire soltanto birra. Ma la maggior parte degli uomini beve anche vino. Quindi, se si serve solo vino, basta un solo set di bicchieri — il donatore universale, per usare la terminologia dei gruppi sanguigni.”

La strategia del miglior limite inferiore è la stessa adottata dai Cazari per scegliere tra Islam, Giudaismo e Cristianesimo. Narra la leggenda che tre delegazioni di alto livello (vescovi, rabbini e sceicchi) cercarono di convertirli. Ai cristiani venne chiesto: se doveste scegliere tra Giudaismo e Islam, quale preferireste? Il Giudaismo, risposero questi. Poi fu chiesto ai musulmani: quale delle due, Cristianesimo o Giudaismo. Il Giudaismo, dissero i musulmani. Era dunque il Giudaismo, e la tribù si convertì.

Lingua Franca

Se ad un meeting che si svolge in Germania, in un’austera sala conferenze in stile teutonico di un’azienda sufficientemente internazionale o quantomeno europea, uno dei presenti non capisce il tedesco, l’intero meeting si terrà in…inglese, o almeno nell’inglese sgangherato parlato nelle aziende di tutto il mondo. Così si riesce ad oltraggiare sia gli antenati teutonici che la lingua inglese[2]. Tutto cominciò con la regola asimmetrica per cui coloro che non sono di madrelingua inglese parlano (male) l’inglese, ma il contrario (che gli anglofoni parlino altre lingue) è meno probabile. Il francese in passato era la lingua della diplomazia usata dai funzionari, che generalmente erano di estrazione aristocratica – mentre i loro connazionali più rozzi, occupandosi di commercio, si affidavano all’inglese. Nella rivalità tra le due lingue, l’inglese risultò vincitore man mano che il commercio acquisì prevalenza nella vita moderna; questa vittoria non ha nulla a che fare con il prestigio della Francia o gli sforzi dei loro funzionari nella promozione della loro più o meno gradevole ed ortograficamente coerente lingua latina rispetto a quella ortograficamente più confusa dei polpettoni d’oltre Manica.

Si può dunque intuire in che modo l’emergere di una lingua franca possa rispondere alle regole della minoranza – e questo è un aspetto che i linguisti ignorano. L’aramaico è una lingua semitica che soppiantò il canaita (ossia, l’ebraico-fenicio) nel Levante, e somiglia all’arabo; era la lingua parlata da Gesù Cristo. Il motivo per cui riuscì a prevalere nel Levante e in Egitto non è una particolare potenza imperiale semitica o il fatto che hanno una forma del naso interessante. Furono i Persiani – che parlano una lingua indoeuropea – a diffondere l’aramaico, la lingua di assiri, siriani e babilonesi. I Persiani insegnarono agli egiziani una lingua che non era la loro.

Semplicemente, quando i Persiani invasero Babilonia, lì trovarono un’amministrazione con scribi che erano in grado di usare solo l’aramaico e non conoscevano il persiano, quindi l’aramaico divenne la lingua ufficiale. Se un segretario è capace di scrivere sotto dettatura solo in aramaico, gli si deve parlare aramaico. Ciò portò alla stranezza per cui l’aramaico si è diffuso fino in Mongolia, perché i registri di stato erano scritti in siriaco (un dialetto orientale dell’aramaico). Secoli dopo la storia si replicò al contrario, con gli arabi che usarono il greco nei loro primi governi del VII e VIII secolo. Infatti, durante l’epoca ellenistica, il greco aveva soppiantato l’aramaico quale lingua franca nel Levante, e gli scribi di Damasco tenevano i loro registri in greco. Ma non furono i Greci a diffondere il greco in tutto il Mediterraneo – non fu Alessandro (che comunque non era greco ma macedone e parlava un dialetto greco differente) a causare l’immediata e profonda ellenizzazione. Furono i Romani ad accelerare la diffusione del greco, che veniva usato nelle loro amministrazioni in tutto l’Impero orientale.

Un mio amico franco-canadese di Montreal, Jean-Louis Rheault, si lamentò una volta con me a proposito della perdita della lingua dei franco-canadesi fuori dai confini delle province. Disse queste parole: “In Canada, per bilingue si intende anglofono, e per “francofono” si intende bilingue.”

La strada a senso unico delle religioni

Allo stesso modo, la diffusione dell’Islam in Medio Oriente, dove il Cristianesimo era fortemente radicato (essendo nato lì) può essere attribuita a due semplici asimmetrie. In origine, i sovrani islamici non erano particolarmente interessati a convertire i Cristiani, dato che questi pagavano le tasse – il proselitismo dell’Islam non si rivolgeva alle cosiddette “genti del libro”, cioè individui di credo abramitico. In realtà, i miei antenati, che sopravvissero per tredici secoli sotto il dominio musulmano, trovavano vantaggioso non essere musulmani: in particolare, così evitavano la coscrizione obbligatoria.

Le due regole asimmetriche erano le seguenti. Primo, se un uomo non-musulmano sotto dominazione islamica sposa una donna musulmana, deve convertirsi all’Islam – e se uno dei genitori è musulmano, il figlio sarà musulmano[3]. Secondo, essere musulmani è irreversibile, e l’apostasia è il crimine più grave per la religione, punito con la morte. Il famoso attore egiziano Omar Sharif, nato Mikhael Demetri Shalhoub, era di origine cristiana libanese. Si convertì all’Islam per sposare una famosa attrice egiziana e dovette cambiare il nome con uno arabo. Più tardi divorziò, ma non tornò alla religione dei suoi antenati.

Con queste due regole asimmetriche è possibile fare delle semplici simulazioni e vedere come un piccolo gruppo islamico che occupi l’Egitto cristiano (Copto) possa, nel corso dei secoli, portare i Copti a diventare un’esigua minoranza. Basta soltanto una piccola percentuale di matrimoni interconfessionali. Si spiega egualmente perché il Giudaismo non si diffonda e tenda a restare in una minoranza, dato che questa religione segue la regola opposta: la madre deve essere ebrea, e i matrimoni interconfessionali abbandonano la comunità. Un’asimmetria ancora più estrema di quella del Giudaismo spiega la diminuzione in Medio Oriente di tre religioni gnostiche: i Drusi, gli Yazidi e i Mandei (le religioni gnostiche sono quelle in cui i misteri e la conoscenza sono tipicamente accessibili soltanto ad una minoranza di anziani, mentre il resto della comunità è all’oscuro delle questioni religiose). A differenza dell’Islam, dove uno qualsiasi dei genitori deve essere musulmano, e del Giudaismo, dove almeno la madre deve avere quella religione, queste tre religioni richiedono che entrambi i genitori siano della stessa fede, altrimenti la persona viene esclusa dalla comunità.

L’Egitto ha un territorio pianeggiante. La popolazione è distribuita in maniera omogenea, il che permette la rinormalizzazione (cioè permette la prevalenza della regola delle asimmetrie) – come spiegato precedentemente in questo capitolo, perché le regole Kosher diventino prevalenti è necessario che gli ebrei siano distribuiti abbastanza uniformemente nel paese. Ma in posti come il Libano, la Galilea e il nord della Siria, dove il territorio è montagnoso, cristiani e altri musulmani non sunniti sono rimasti isolati. Se i cristiani non vengono in contatto con i musulmani, non vi sono matrimoni interconfessionali.

I Copti d’Egitto hanno anche avuto un altro problema: l’irreversibilità delle conversioni islamiche. Molti Copti si convertirono all’Islam durante il dominio islamico quando si trattava di una procedura puramente burocratica, per poter accedere a determinate professioni o per risolvere un problema che richiedesse la giurisprudenza islamica. Non c’è bisogno di credere, perché l’Islam non è fondamentalmente diverso dal Cristianesimo Ortodosso. Con il passar del tempo una famiglia cristiana o ebrea convertita per convenienza diventa convertita sul serio, e un paio di generazioni più tardi i discendenti dimenticano che quello dei propri antenati era solo un accomodamento.

Quindi l’arma vincente dell’Islam è stata il suo essere più intollerante del Cristianesimo, il quale a sua volta si era imposto grazie alla sua intolleranza. Infatti, prima della nascita dell’Islam, la diffusione del Cristianesimo nell’Impero Romano si può considerare dovuta….alla cieca intolleranza dei cristiani, l’incondizionata, aggressiva resistenza del loro proselitismo. I pagani romani inizialmente tolleravano il Cristianesimo, era nella loro tradizione condividere le divinità con gli altri popoli dell’impero. Ma poi iniziarono a chiedersi perché questi Nazareni non fossero disposti a fare cambio con le loro divinità e ad inserire il loro Gesù nel pantheon romano in cambio di altri dei. Forse i nostri dei non valgono abbastanza per loro? Ma i cristiani erano intolleranti verso il paganesimo romano. Le “persecuzioni” dei cristiani furono causate molto più dall’intolleranza dei cristiani verso il pantheon e gli dei locali che non il contrario. Noi però leggiamo la storia scritta dai cristiani, non dai greco-romani. [4]

Non sappiamo abbastanza del lato dei Romani durante l’ascesa del Cristianesimo, perché il dibattito è stato monopolizzato dall’agiografia: ad esempio, conosciamo la storia di Santa Caterina martire, che continuò a convertire i suoi carcerieri finché non fu decapitata, se non che…probabilmente non è mai esistita. Esistono un’infinità di storie di martiri e santi cristiani – ma quasi nulla sull’altra parte, gli eroi pagani. Gli unici documenti che abbiamo sono quelli sul ritorno al Cristianesimo durante l’apostasia dell’imperatore Giuliano e gli scritti del suo seguito di pagani greco-siriani, come Libanio Antioco. Giuliano aveva inutilmente tentato di ritornare all’antico paganesimo, ma era come cercare di mantenere un pallone sott’acqua. E ciò non perché, come ritengono gli storici erroneamente, la maggioranza fosse pagana: ma perché la fazione cristiana era troppo intransigente. Il Cristianesimo poteva contare su menti brillanti come Gregorio Nazianzeno e San Basilio, ma nessuno che potesse paragonarsi, o almeno avvicinarsi, al grande oratore Libanio. (La mia ipotesi euristica è che più una mente è pagana, più è intelligente, con maggiori capacità di comprendere sfumature ed ambiguità. Religioni puramente monoteistiche come il Protestantesimo, il Salafismo o l’ateismo fondamentalista, riescono a soddisfare solo le menti capaci di ragionamenti letterali e mediocri, incapaci di tollerare le ambiguità.)

Si evidenzia infatti nella storia delle “religioni” mediterranee, o piuttosto dei rituali e sistemi di comportamento e di credenze, una cesura storica operata dagli intolleranti, che ha effettivamente portato a ciò che viene comunemente inteso come religioni. Il Giudaismo avrebbe potuto quasi estinguersi a causa della regola di successione materna e il suo confinamento su base tribale, ma il Cristianesimo poté imporsi, e lo stesso vale per l’Islam. E poi, quale Islam? Ne esistono molte varietà, e il risultato finale è molto diverso dalle versioni precedenti. Perché lo stesso Islam ha finito con l’essere monopolizzato dai puristi (nella sua parte sunnita), semplicemente perché questi erano più intolleranti degli altri: i Wahabbiti, fondatori dell’Arabia Saudita, erano quelli che distruggevano i templi, per imporre le regole più intolleranti, imitati recentemente dall’”ISIS” (l’Islamic State of Iraq and Syria/il Levante). Ogni derivazione successiva dell’Islam sunnita sembra essere concepita per compiacere il suo ramo più intollerante.

Imporre la virtù

Questa idea di unilateralità aiuta a sfatare un certo numero di altri equivoci. Perché i libri vengono messi all’indice? Certamente non perché offendono la gente comune – la maggior parte di loro è passiva e disinteressata, o non abbastanza motivata da richiederne la censura. Sembra piuttosto, sulla base delle esperienze passate, che bastino pochissimi (ma motivati) attivisti per censurare un libro, o includere certe persone in una lista nera. Il grande filosofo razionalista Bertrand Russell perse la sua cattedra alla City University of New York a causa di una lettera scritta da una madre furiosa – e ostinata – per il fatto che sua figlia potesse trovarsi nella stessa aula con una persona dallo stile di vita dissoluto e dalle idee sovversive. [5]

Lo stesso vale per i proibizionismi – almeno negli Stati Uniti il proibizionismo dell’alcool ha originato una serie di storie di mafia davvero appassionanti.

Non illudiamoci che la formazione dei valori morali di una società avvenga come evoluzione del consenso. No, sono i più intolleranti ad imporre la virtù agli altri, proprio in base alla loro intolleranza. Lo stesso vale per i diritti civili.

Esempio questo perfetto per capire come i meccanismi della religione e della trasmissione di regole morali obbediscano alle stesse dinamiche di rinormalizzazione delle regole alimentari – e per mostrare che il senso morale comune non è altro che un’imposizione da parte di una minoranza. Abbiamo visto in precedenza l’asimmetria tra l’osservanza e l’infrazione delle regole: chi rispetta le leggi ( o le regole) seguirà sempre le regole, ma un delinquente, o una persona con una serie di principi più permissivi, non infrangeranno sempre tutte le regole. Analogamente si è discusso l’effetto fortemente asimmetrico delle regole alimentari Halal. Uniamo adesso i due concetti. In arabo classico, la parola Halal ha un suo contrario: Haram. La violazione di disposizioni legali e morali – di qualsiasi tipo – è Haram. La stessa interdizione disciplina sia l’alimentazione che tutti gli altri comportamenti umani, come giacere con la donna altrui, prestare ad usura (senza condividere il rischio del debitore) o uccidere il proprio latifondista per diletto. Haram è Haram, ed è una regola asimmetrica.

Da ciò consegue che, perché una regola morale si affermi, una minoranza intransigente di individui sparsi geograficamente è sufficiente a determinare le norme prevalenti in una società. La cattiva notizia è che chi osservi l’umanità in aggregato potrebbe erroneamente arrivare alla conclusione che il genere umano si stia spontaneamente evolvendo per essere migliore, più morale, più amabile, con un alito più profumato, quando invece questo vale solo per una piccola parte dell’umanità.

La persistenza della regola della minoranza, una tesi probabilistica


Una tesi probabilistica che conferma la prevalenza della regola della minoranza nel dettare i valori sociali è la seguente. Dall’osservazione di diverse società e della loro storia si evidenzia come siano sempre le stesse regole morali generali ad affermarsi, con alcune varianti non significative: non rubare (quanto meno, non dalla stessa tribù); non adescare gli orfani per il tuo piacere; non picchiare gratuitamente il primo venuto per allenarti, usa invece i sacchi da boxe (tranne se sei spartano, ma anche in quel caso sei autorizzato a uccidere solo un numero finito di iloti per allenarti), ed altre interdizioni di questo genere. Si nota anche che con il passare del tempo queste regole si evolvono per diventare sempre più universali, espandendosi in territori sempre più vasti, fino ad includere progressivamente gli schiavi, le altre tribù, le altre specie (gli animali, gli economisti), ecc. Ed una delle proprietà salienti di queste regole è il loro essere “o nero o bianco”, binarie, discrete, non ammettere gradazioni. Non è possibile rubare “un pochino” o uccidere “con moderazione”. Non è possibile osservare il Kosher e mangiare “solo un pezzettino” di maiale alla grigliata domenicale.

Per questo è molto più probabile che questi valori provengano da una minoranza che non dalla maggioranza. Perché? Consideriamo queste due tesi:
Paradossalmente, applicando la regola della minoranza i risultati sono molto più costanti—la varianza dei risultati è minore e la regola è più suscettibile di affermarsi indipendentemente tra la popolazione.

Ciò che emerge dalla regola della minoranza sarà probabilmente o bianco o nero.

Un esempio. Immaginiamo che un malvagio voglia avvelenare una collettività aggiungendo delle sostanze alle lattine di soda. Ha due possibilità. La prima è il cianide, che segue la regola della minoranza: una goccia di veleno (oltre una certa soglia) rende velenosa la totalità del liquido. La seconda è un veleno che funzioni solo se è prevalente, che richiederebbe l’aggiunta di oltre metà di liquido velenoso per essere efficacemente mortale. Consideriamo adesso il problema inverso, in cui un gruppo di persone dopo aver cenato assieme muoiano tutte misteriosamente, e se ne debbano investigare le cause. Lo Sherlock Holmes del caso concluderebbe che una condizione per cui tutte le persone che hanno consumato la soda sono state ammazzate, è che il nostro malvagio abbia optato per la prima ipotesi, non per la seconda. In altre parole, la regola della maggioranza presenta ampie fluttuazioni sulla media, con un’alta percentuale di sopravvivenza.

Il carattere o-bianco-o-nero di tali regole sociali si può spiegare anche così. È come se, a certe condizioni, mescolando il bianco con il blu scuro in varie proporzioni il risultato non sia diverse gradazioni di celeste, ma sempre il blu scuro. A queste condizioni è infinitamente più probabile che il colore prodotto sia blu scuro che non con altre regole che permettano altre gradazioni di blu.

Il paradosso di Popper

Una volta mi trovai ad un ricevimento con tanti tavoli, la tipica situazione in cui si deve scegliere tra il risotto vegetariano e il menù non-vegetariano, quando notai che al mio vicino era stato servito il pasto (incluse le posate) in un vassoio simile a quello dei pasti in aereo. I piatti erano avvolti in carta stagnola. Si trattava evidentemente di un ultra-Kosher. Tuttavia, questi non appariva contrariato dal fatto di condividere il tavolo con mangiatori di prosciutto che, per di più, combinavano burro e carne nello stesso piatto. Lui voleva soltanto essere libero di seguire le sue preferenze.

Per gli ebrei e per minoranze islamiche come gli Shiiti, i Sufi, e religioni simili come i Drusi e gli Alawiti, l’obiettivo è di essere lasciati in pace nel seguire le loro preferenze alimentari – con rare eccezioni storiche qua e là. Ma se il mio vicino fosse stato un Salafita Sunnita, avrebbe preteso che l’intera sala fosse Halal. O forse l’intero palazzo. O l’intera città. Magari l’intero paese. Possibilmente l’intero pianeta. Infatti, data la totale assenza di separazione tra chiesa e stato, e tra sacro e profano, in quel caso Haram (il contrario di Halal) significa letteralmente illegale. L’intera sala sarebbe stata fuori legge.

Mentre scrivo queste righe, si discute se la libertà dell’Occidente può essere minacciata dalle politiche invasive necessarie per combattere i fondamentalisti salafiti.

In altre parole, può la democrazia – che per definizione è la regola della maggioranza – tollerare i suoi nemici? La domanda da porsi è: “Siete d’accordo sull’opportunità di negare la libertà di parola a qualsiasi partito politico che abbia tra i suoi obiettivi l’abolizione della libertà di parola?” Oppure, andando oltre, “Può una società che ha scelto la tolleranza essere intollerante con gli intolleranti?”

Questa è l’incoerenza della Costituzione americana denunciata da Kurt Gödel (gran maestro del rigore logico) quando si presentò all’esame per la cittadinanza. Leggenda vuole che Gödel abbia iniziato a contestare l’esaminatore e che Einstein, che era suo testimone, sia dovuto intervenire per salvarlo.Ho già scritto in precedenza di come persone carenti nella logica mi chiedano spesso se sia necessario essere “scettici sullo scetticismo”; in questi casi rispondo come fece Popper quando gli chiesero se fosse possibile “falsificare la falsificazione”.

Questi punti possono essere chiariti con la regola della minoranza. Sì, una minoranza intollerante può controllare e distruggere la democrazia. Anzi, come abbiamo visto, se le si dà corda alla fine distruggerà l’intero pianeta.

Quindi, con determinate minoranze intolleranti è necessario essere intolleranti. Non è ammissibile utilizzare “valori americani” o “principi occidentali” quando si ha a che fare con il Salafismo intollerante (che disconosce agli altri il diritto di avere la propria religione). L’Occidente è attualmente sulla via del suicidio.

L’irriverenza dei mercati e della scienza
Passiamo adesso al mercato. Possiamo affermare che il mercato non è la somma dei suoi partecipanti, ma che le variazioni di prezzo riflettono le azioni degli acquirenti e venditori più motivati. Sì, è il più motivato a comandare. Questa è una cosa che solo i trader capiscono: perché un prezzo può crollare del 10% a causa di un singolo venditore. Basta solo che sia un venditore intransigente. I mercati reagiscono in maniera sproporzionata rispetto all’impeto iniziale. Il mercato azionario globale rappresenta attualmente oltre trentamila miliardi di dollari, ma nel 2008 una singola transazione di soli cinquanta miliardi, meno di due decimi percentuali del totale, scatenò un crollo di quasi il dieci percento, causando perdite per circa tremila miliardi. Si trattava di una transazione avviata dalla banca parigina Société Générale, che aveva scoperto una truffa da parte di un trader disonesto e tentava di annullare così l’acquisto. Perché i mercati reagirono in modo così esagerato? Perché la transazione era unilaterale – rigida – ossia esisteva la volontà di vendere, ma non la possibilità di far cambiare idea a qualcuno. Il mio motto è:

Il mercato è come un grande cinema con un piccolo ingresso.

E il modo migliore per scovare un idiota (come il tipico giornalista economico) è vedere se la sua attenzione è focalizzata sulle dimensioni della porta o su quelle della sala. Se qualcuno, mettiamo, grida “al fuoco!” in un cinema, il panico si scatena proprio perché chi vuole uscire non ha nessuna intenzione di stare tranquillo, esattamente con la stessa intransigenza vista nel caso delle regole Kosher.

La scienza funziona in modo analogo. In un’altra occasione spiegherò perché la regola della minoranza è alla base dell’approccio di Popper alla scienza. Ma per adesso occupiamoci dell’assai più divertente Feynman. Che t’importa di cosa dice la gente? è il titolo di una raccolta di aneddoti del grande Richard Feynman, lo scienziato più insolente e irriverente dei suoi tempi. Come il titolo del libro suggerisce, Feynman illustra la sua idea della fondamentale irriverenza della scienza, che si comporta in modo analogo all’asimmetria Kosher. In che modo? La scienza non è la somma di ciò che pensano gli scienziati ma, proprio come il mercato, un processo fortemente asimmetrico. Quando un’ipotesi viene falsificata, da quel momento è falsa (questo almeno è il modus operandi della scienza, per adesso mettiamo da parte discipline come le scienze economiche o politiche, che sono poco più che pompose forme di svago). Se la scienza si basasse sul consenso della maggioranza staremmo ancora al Medio Evo, ed Einstein sarebbe finito laddove aveva iniziato, da impiegato dell’ufficio brevetti con degli strani, inutili hobby.

Alessandro diceva che era meglio avere un esercito di pecore guidate da un leone che un esercito di leoni guidati da una pecora. Alessandro (o senza dubbio chi inventò questo proverbio plausibilmente apocrifo) aveva capito il potere di una minoranza attiva, intollerante e coraggiosa. Annibale terrorizzò Roma per oltre quindici anni con un piccolo esercito di mercenari, vincendo ventidue battaglie contro i Romani, nelle quali questi ultimi avevano sempre la superiorità numerica. Si ispirava ad una versione dello stesso proverbio. Durante la battaglia di Canne, a Giscone che lamentava il fatto che i Cartaginesi fossero molto meno numerosi dei Romani, rispose: “Una sola cosa vale più del loro numero…fra tutti loro non c’è un solo uomo che si chiami Giscone.[6]”[i]

Unus sed leo: ne basta uno, ma che sia un leone.

Il vantaggio dato dal coraggio ostinato non vale solo negli affari militari. Tutto lo sviluppo della società, sia economico che morale, nasce da un piccolo gruppo di persone. Chiudo qui questo capitolo sull’importanza delle forze in gioco nelle condizioni della società. Una società non si evolve attraverso il consenso, con votazioni, maggioranze, comitati, riunioni prolisse, conferenze accademiche, e sondaggi; per spostare in modo significativo l’ago della bilancia sono sufficienti pochi individui molto motivati. Basta che esista, da qualche parte, una regola asimmetrica. E l’asimmetria è presente praticamente ovunque.

Note

[1] Grazie ad Amir-Reza Amini.

[2] Grazie ad Arnie Schwarzvogel.

[3] Vi sono minime varianti nelle diverse regioni e sette islamiche. La regola originale è che se una donna musulmana sposa un uomo non musulmano, l’uomo deve convertirsi. In pratica, in molti paesi devono farlo entrambi.

[4] I vari culti esistenti nel mondo Romano erano considerati, dal popolo, egualmente veri; dal filosofo, egualmente falsi; dal magistrati, egualmente utili. La tolleranza produceva dunque non soltanto la comprensione reciproca, ma anche la pace religiosa. Gibbon

[5] “Non dubitare mai che un piccolo gruppo di persone attente e impegnate possa cambiare il mondo. In realtà sono sempre e solo stati loro a cambiarlo.” — Margaret Mead

[6] I Cartaginesi presentano una penuria nelle varietà onomastiche: la frequenza dei nomi Amilcare e Asdrubale tende a confondere gli storici. Così come esistono una miriade di Gisconi, tra cui uno dei personaggi del Salambo di Flaubert.

[i] https://books.google.com/books?id=VzMGAAAAQAAJ&pg=PA269&lpg=PA269&dq=gisco+battle+of+cannae&source=bl&ots=2ybmCD6EaT&sig=lqU71NF46YOpnOSXDfZUsQco2O0&hl=en&sa=X&ved=0CC4Q6AEwAmoVChMI7vnU8-2tyAIVRjw-Ch3DhQkM#v=onepage&q=gisco%20battle%20of%20cannae&f=false



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