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venerdì 18 agosto 2017

Laura Boldrini, perfetto capro espiatorio

Perchè gli squallidi attacchi, spesso volgari, e truculenti, a volte "colti" alla Presidente della Camera dei deputati? Le tipiche "ragioni" del sessismo italiota, ma anche altro. il manifesto, 18 agosto 2017


Sono solidale, ma. Dopo l’annuncio della presidente della Camera Laura Boldrini di voler procedere alla denuncia di chi la riempie di insulti di speciale ferocia sessista sul web, questo è l’esercizio più diffuso, tra politici e opinionisti. Solidarietà ma di malavoglia. L’elenco dei perché, fa cadere le braccia.

Quasi di più degli auguri di stupro di gruppo, magari da parte di immigrati, e altro, tutti insulti pesantemente sessuali, i peggiori che si possano rivolgere a una donna. E che lei stessa, con coraggio e con sfida, ha ripreso, e ripubblicato, nel suo twitt. E si fa perfino sfoggio di cultura (Nicola Porro su Il Giornale), si scomoda la strega a propria insaputa descritta da Thomas Mann nelle pagine del Doktor Faustus, per dire che se lo va a cercare, tutto questo odio. Che lei non è consapevole di se stessa. Insomma, lo stereotipo della “maestrina”, di chi pretende di guidare e non è capace, l’insopportabilità di una donna che dirige, esercita il proprio ruolo, manifesta le proprie opinioni. Esercizio di misoginia al massimo livello, espressione del maschilismo politico italiano mai venuto meno, fin dai tempi della Costituente.

E mentre ribadisco qui tutta la solidarietà senza se e senza ma a Laura Boldrini, Presidente della Camera, istituzione della Repubblica – è inconcepibile che venga tollerato e alla fine giustificato che una donna che fa politica debba subire simili attacchi – rimane un mistero da sciogliere. Perché questi attacchi convergenti?

Laura Boldrini è una donna pubblica. Non solo, è una donna pubblica che dal 2013 è stata eletta dalla Camera dei deputati a propria presidente. Sono questi i dati reali da tenere presente, per comprendere l’accanimento e la violenza degli attacchi che le sono rivolti. Via web e non solo. Tv, carta stampata, manifestazioni non si risparmiano. È sotto un tendone a Soncino, in provincia di Cremona, che nell’ottobre 2016 Matteo Salvini, il capofila dei suoi detrattori, presentò una bambola gonfiabile come una sua sosia. Prima di essere eletta Presidente della Camera, terza in Italia ad avere questo ruolo, dopo Nilde Jotti nel 1979 e Irene Pivetti nel 1984, Laura Boldrini era già nota, spesso in tv per il suo lavoro, come responsabile della comunicazione dell’Uhncr, l’organizzazione dell’Onu che si occupa dei rifugiati. C’è da supporre che già allora in tanti non fossero d’accordo con lei. Ma è solo da quando è entrata, eletta da Sel, a far parte dell’odiata casta, e poi, eletta presidente, ha deciso di mettere se stessa, la propria posizione pubblica, a sostegno della causa delle donne, che si è scatenato il livore.

Si è dichiarata donna e ha preteso di essere riconosciuta come tale. Non un neutro presidente, ma “la” presidente. E tutto quello che ne segue. Motivo di odio costante, per chiunque, nonostante le nuove norme per la lingua italiana dell’Accademia della Crusca. Insieme all’impegno contro il femminicidio, la riscrittura della storia comune facendo emergere anche nei simboli parlamentari la fondamentale presenza delle donne in politica. L’altra colpa è non avere mai dimenticato la propria storia e il proprio impegno, il sostegno ai migranti. La miscela è esplosiva e imperdonabile, in questa estate 2017.

L’obiezione, sempre pronta, è: lei è la presidente, non sono d’accordo con le sue opinioni, e voglio poterlo dire. Ecco, queste sono critiche politiche, benvenute in democrazia e dialettica parlamentare. Richiedono argomenti, discussioni, riflessioni. Cosa c’entra con quello che twitta Rosangela Federici, sì, una donna: «Io la tua presidente della camera la farei i* dai suoi amici clandestini che protegge tanto»?

Sessismo violento, cieco, impastato di razzismo, che attacca la donna importante, proprio in quanto donna. La vuole ricondurre all’ordine, sottoporla al dominio dei maschi a cui si sottrae. Il web, è ovvio, rende tutto più evidente e insopportabile, a mio parere esaspera ma non è la causa. Il punto è che questi sentimenti – mi sembra eccessivo chiamarli pensieri – esistono. È necessario guardarli, stabilire un limite. Per questo sono grata a Laura Boldrini, al coraggio delle sue denunce, #iostoconLaura.
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