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mercoledì 9 agosto 2017

CasermArcheologica: un’architettura di comunità

Edifici storici che rinascono, come l'araba fenice, grazie alla volontà di comunità che sanno ripartire da ciò che c’è e non da ciò che manca. che-fare.com, 9 agosto 2017 (c.m.c)



CasermArcheologica, è nata, o rinata, come la fenice, raffigurata tra le decorazioni di una delle sue stanze. C’era da sempre ma solo durante i lavori in corso è emersa tra gli stucchi screpolati, l’abbiamo vista per la prima volta ed è stata la guida di questi mesi. L’Associazione CasermArcheologica consegna alla Città di Sansepolcro nella Valtiberina toscana, gli spazi della Ex Caserma dei Carabinieri di Via Aggiunti, inutilizzati dagli anni ’90, ora di nuovo accessibili e riqualificati grazie ai lavori di manutenzione straordinaria realizzati.

Questo palazzo accompagna la storia della città dal 1536, anno di costruzione; prima dimora nobiliare dove Minerva Muglioni ha tenuto salotti letterari, poi prima sede della Buitoni, azienda alimentare che costituisce ancora oggi uno degli assi portanti dell’economia locale, poi Caserma dei Carabinieri, negli anni ’90 adattata a palestra e scuola. Poi un lungo silenzio prima che nuove voci risuonassero tra le pareti.

Nel 2013, un gruppo di studenti del Liceo Città di Piero insieme alla loro insegnante, Ilaria Margutti, entrano per la prima volta in questo luogo dall’atmosfera decadente e affascinante. Lo ripuliscono dai vari strati di polvere accumulati in 30 anni di inutilizzo e cominciano a organizzare qui mostre d’arte contemporanea, concerti, performance, in uno straordinario movimento dal basso che attrae una comunità intergenerazionale e proattiva.

Alla fine del 2015 quel movimento spontaneo di grandissima vitalità si interrompe perché lo spazio è ritenuto inagibile dai Vigili del Fuoco, a causa dell’inadeguatezza dell’impianto elettrico. Per diversi mesi è sembrato impossibile superare quella criticità, vista la spesa economica che comportava, si pensava che quell’esperienza così ricca fosse definitivamente finita.

Invece, oggi diciamo che quel verbale di inagibilità è stata la più grande occasione per CasermArcheologica. Ci ha costretto a fermarci, a interrompere quel movimento spontaneo per alzare lo sguardo dalla crisi e guardare più lontano, progettare nel medio – lungo periodo. Abbiamo messo a sistema le esperienze, i bisogni, i desideri maturati, ponendo centrale la questione della sostenibilità.

Questa esperienza nasce in una delle Aree Interne, la Valtiberina-Casentino, in una città di 16.000 abitanti, Sansepolcro, un Comune con limitate capacità di spesa, in un momento di difficoltà a trovare soggetti attivatori forti (la situazione degli Istituti di credito del territorio, Banca Etruria e Monte dei Paschi di Siena, crea assenza di investimenti soprattutto nei territori periferici).

Quando abbiamo deciso di voler guardare oltre la crisi, ci siamo dati un metodo: ripartire da ciò che c’è e non da ciò che manca.

C’è un edificio abbandonato nel centro storico, una comunità di riferimento forte, una buona prossimità e facilità di dialogo con le Istituzioni locali, un territorio con ritmi di vita sostenibili che però vive il progressivo abbandono da parte dei suoi cittadini più giovani; in gran numero i ragazzi lasciano il territorio per studiare fuori sede, a fronte di uno scarso numero di giovani che decidono di tornare.

Il Comune ha perso 500 residenti negli ultimi cinque anni (oltre a numerosi residenti non domiciliati). Chi rimane ha aspettative di realizzazione personale e professionale limitate, maturando scarsa fiducia che questo possa essere un territorio di possibile realizzazione delle proprie aspirazioni.

CasermArcheologica ha deciso da ripartire da queste analisi per cercare di creare un contesto in cui sia possibile coltivare una visione, attraverso l’arte contemporanea, vocata per natura all’innovazione, e avere spazio per sviluppare pratiche, che per noi oggi vuol dire lavoro. CasermArcheologica è un luogo dove vogliamo che sia possibile scoprire talenti, potenziare competenze, sviluppare professionalità in dialogo con il tessuto economico e produttivo del territorio.

Il progetto complessivo prevede di realizzare:
– il primo spazio espositivo e laboratoriale in Valtiberina dedicato ai linguaggi delle arti contemporanee, attraverso percorsi di co-creazione condivisi con gli artisti, i ragazzi e i professionisti culturali del territorio, in continuo scambio con la cittadinanza.
– Un co-working, dedicato a giovani professionisti che possono avere un luogo di lavoro
in un contesto di collaborazione e sostegno progettuale,
– Formazione, continuativa e permanete, per immettere nuove competenze e per favorire un proficuo scambio di saperi.

Grazie alla progettazione a settembre 2016 abbiamo vinto il bando “Culturability, rigenerare spazi da condividere”, promosso da Fondazione Unipolis. Questo ci ha permesso in primo luogo di accedere a un periodo di formazione che ci ha messo in connessione con altre esperienze di rigenerazione urbana, entrando a far parte di una comunità di pensiero e pratiche che è per noi fondamentale per comprendere e orientare il processo.

Ci ha fatto davvero piacere che all’inaugurazione siano stati presenti Roberta Franceschinelli, responsabile di Culturability / Fondazione Unipolis, Linda Di Pietro, direttrice di Caos di Terni, Ezio Micelli dell’Università Iuav di Venezia, Patrizia Cappelletti e Paolo Pezzana che all’Università Sacro Cuore di Milano lavorano all’Archivio della Generatività.

Con il bando Culturability poi abbiamo avuto la disponibilità di 50.000 euro a cui abbiamo aggiunto 30.000 euro raccolti grazie alle attività dell’Associazione e il sostegno di partner che hanno creduto nel progetto.

In questi mesi ci siamo trovati ad affrontare e risolvere problematiche tecniche e burocratiche complesse, date anche dalla sovrapposizione degli Enti coinvolti (la Caserma, tutelata dalla Sovrintendenza dei Beni Culturali, è di proprietà della Provincia di Arezzo, data in gestione al Comune di Sansepolcro, che ne ha dato l’uso temporaneo all’Associazione CasermArcheologica).

A fronte di questo abbiamo potuto contare su un’articolata rete di persone pronta ad assumersi responsabilità e a fare scelte significative. Le Amministrazioni Comunali prima di tutto (la precedente con cui il percorso di Caserma è iniziato e l’attuale) e poi numerosi professionisti a partire dall’architetto Monica Gnaldi Coleschi che ha diretto i lavori, ma anche dipendenti pubblici, tecnici, muratori, elettricisti, falegnami. Sul nostro percorso abbiamo incontrato la Ditta Edile Pecorelli, Andrea Pecorelli è stato molto più di un esecutore dei lavori, lo abbiamo eletto a capo cantiere poetico. CasermArcheologica dimostra le possibilità della cooperazione.

La mostra Agibile che riapre gli spazi ha portato a esporre tre giovani artisti, Francesco Capponi, Federica Gonnelli, Carla Rak, che hanno lavorato specificatamente per le stanze della Caserma, riflettendo sul tema della fenice e della rinascita.

Accanto a loro, come sempre CasermArcheologica vuole fare, gli esiti di due laboratori: Lezioni per anime inquiete, laboratorio di fotografia guidato dall’artista Alessandra Baldoni che ha visto lavorare insieme ragazzi del Liceo e giovani richiedenti asilo residenti sul territorio, e le Agende, percorso sperimentato da diversi anni da Ilaria Margutti che ha invitato i suoi studenti a mettersi alla prova attraverso la stesura di un quaderno, partendo dalle suggestioni suscitate da opere di artisti contemporanei.

L’inaugurazione domenica 9 luglio è stata una festa per tutta la città, introdotta dalla Banda della Città, la Filarmonica dei Perseveranti, con una significativa presenza di Istituzioni regionali, provinciali, comunali, e grandissima presenza di abitanti.

Un momento che per noi ha avuto il senso della condivisione delle responsabilità intorno alla gestione di uno spazio urbano in cui si sta cercando di ridefinire modelli sostenibili di crescita collettiva.

Consideriamo CasermArcheologica un’architettura di comunità che ha il suo motore in cittadini di età compresa tra i 15 e i 40 anni, vorremmo che per loro, e per tutti, questo sia un luogo agibile, in un tempo storico che vogliamo che sia agibile. Restituiamo un bene storico artistico al patrimonio della città, e nel farlo comprendiamo che ciò che distingue un bene dal valore che questo può generare è la comunità che lo vive e lo attraversa; CasermArcheologica non chiede di essere conservata, vuole essere immaginata e creata ogni giorno.
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