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PONTE MORANDI UN ANNO DOPO

PONTE MORANDI UN ANNO DOPO
Il 14 agosto di un anno fa, uno degli emblemi della 'modernità' crollava, trascinando con se 43 persone e travolgendo la vita di centinaia di sfollati e di una regione intera. Un episodio che avrebbe dovuto mettere in discussione la logica perversa che sta facendo marcire l'infrastruttura fisica e sociale del nostro paese. A un anno dal dramma nulla è cambiato, prosegue il disprezzo per la manutenzione, la sicurezza e la tutela dell'ambiente: nessuna revoca delle concessioni ai privati (interessati solo ai profitti) e finanziamenti al 'nuovo', dove corruzione, speculazione e interessi particolari possono fare i loro porci comodi. In Italia metà delle concessioni autostradali fanno riferimento a società collegate alla famiglia Benetton, che non sono un modello di imprenditoria ma emblemi di sfruttamento umano e ambientale. (ib & es)

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venerdì 18 agosto 2017

Botte sul bus: “Negra, ti faccio abortire”

Se nella "civile" Romagna accade anche questo, e «i passeggeri scendono» senza reagire, vuol idre proprio che gli abitanti della Penisola meritano il peggio. la Repubblica, 18 agosto 2017



«Rimini, la donna, di origini senegalesi, incinta di sei mesi, derubata del cellulare da una coppia e poi colpita a calci e pugni. Arrestati i due ragazzi, lei 19 anni, lui 22. Il pm: “Chiederò l’aggravante per odio razziale”»

Si chiama Barry, ha 39 anni ed è incinta di sei mesi. La sua colpa, mercoledì sera, è stata quella di essere nera e di avere un cellulare in borsa. «Tutti i passeggeri sono rimasti al loro posto, soltanto l’autista mi ha aiutata. Io pensavo a difendere il mio bambino», ha detto la donna di origini senegalesi alla polizia dopo essere stata rapinata, insultata, picchiata con calci e pugni e buttata a terra da una coppia di ragazzi italiani – 19 anni lei, 22 lui – su un autobus di Rimini.

I giovani le hanno gridato «negra di m.», «torna al tuo Paese». La ragazzina le urlava «ti faccio abortire», mentre badava a suo figlio di tre mesi. Entrambi sono stati arrestati con l’accusa di rapina, oggi davanti al giudice il pm Davide Ercolani chiederà l’aggravante dell’odio razziale. La vittima è finita in ospedale spaventata e sotto shock. Un’altra storia di razzismo in Romagna, dopo che a marzo un nigeriano è stato accoltellato e travolto in auto davanti a un supermercato.

Mercoledì sera Barry, che è regolare e da tempo vive a Rimini con la famiglia, è sull’autobus numero 11 che da Rimini porta a Riccione. Si accorge che un giovane, dietro di lei, ha infilato la mano nella sua borsa e ha preso il cellulare. «Ridammelo », gli dice. Il ragazzo, Gabriele Miele, originario della provincia di Caserta, le butta il telefono in mezzo alle gambe e comincia a urlare insulti razzisti. La sua ragazza, Alessia Mucci, di Ancona, rincara. Non solo la violenza verbale, è scritto sulla denuncia in mano ai pm, ma pure quella fisica: Gabriele la colpisce con calci e pugni «in varie parti del corpo». Barry si difende come può, pensa solo al figlio che aspetta, è terrorizzata.

Quando le cose si mettono male l’autobus si ferma, l’autista apre le porte, i passeggeri scendono e la donna incinta viene spinta e fatta cadere a terra. Qualcuno chiama la polizia, la coppietta non smette di insultare Barry nemmeno davanti agli agenti. Vengono sentiti dei testimoni. Una, in particolare, conferma di aver visto scendere dall’autobus due donne e che quella nera è stata fatta cadere. Ha confermato che la senegalese si lamentava per riavere il proprio telefonino, rubato sull’autobus. Vicino alle porte del mezzo pubblico, gli agenti hanno trovato a terra il cellulare, un portamonete e la borsa della donna aggredita.

Il 22enne è stato portato in carcere, la 19enne è finita ai domiciliari perché ha il bambino. Oggi il gip deciderà se convalidare l’arresto. «Il reato è di rapina pluriaggravata impropria, perché era nata come un furto, ma contesterò anche l’aggravante della discriminazione razziale », dice il pm della procura di Rimini Davide Ercolani. «C’è stato odio». La donna, soccorsa dal 118, è stata portata in ospedale in stato di shock ma è stata dimessa con una prognosi di 15 giorni. Il bambino che aspetta non dovrebbe correre alcun rischio.

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