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Domani è troppo tardi per salvare il pianeta Terra. Lo affermano quindici mila scienziati di 184 paesi che hanno reiterato l'appello "World Scientist' Warning to Humanity"per fermare la distruzione del Pianeta, lanciato per la prima volta 25 anni fa. (l.s.)

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DAI MEDIA

martedì 25 luglio 2017

Il made in Italy di cui vergonarsi (infatti il governo tace)

L'Italia ripudia la guerra, solo sulla Carta, ma non i lauti profitti che essa genera. ytali, 24 luglio 2017 (p.d.)



E due. Appena pochi mesi dopo l’incontro a Riyadh della ministra della difesa italiana, Roberta Pinotti, con il suo omologo saudita, ora è stata la volta del ministro degli esteri della stessa Arabia Saudita, Adel al-Jubeir, che è stato ricevuto con tutti gli onori alla Farnesina dal suo omologo italiano, Angelino Alfano. Perché così frequenti incontri? Qual è la materia tanto interessante (e riservata: i comunicati dei due vis-à-vis si sono limitati all’annuncio e alla ovvia “cordialità”) da motivare questi insistiti rapporti? ytali un sospetto ce l’ha, e lo già manifestato più volte ancora prima della visita di Pinotti nella capitale saudita. E cioè che tanto reciproco interessamento possa avere per tema non solo i pur intensi rapporti economici (l’Italia è tra i maggiori esportatori nel paese mediorientale) ma, specificamente, gli enormi quantitativi di micidiali bombe MK82 che, con impressionante e sempre maggiore frequenza, partono dalla Sardegna, via navi-container, e sbarcano nei porti dell’Arabia.

Da qui i carichi vengono trasferiti negli aeroporti militari da dove i bombardieri della Royal Saudi Air Force partono per i raid sullo Yemen, dov’è sempre in corso una terribile guerra civile alimentata dalla coalizione a guida saudita impegnata a restaurare il governo di Hadi, deposto da una fazione avversa. Così vengono seminati morte e distruzioni che, secondo l’Alto commissariato per le Nazioni Unite per i diritti umani, i sauditi&alleati “hanno causato il doppio delle vittime civili rispetto a tutte le altre forze messe insieme, e quasi tutte in conseguenza degli attacchi aerei” partiti da Riyadh. (In uno dei bombardamenti del settembre scorso è stata anche colpita “per errore” una fabbrica italiana: “Utilizzano bomba italiane per bombardare italiani”, com’è stato detto nel successivo ottobre quando per l’unica volta la ministra Pinotti ha risposto alla Camera a un nugolo di interrogazioni sul vergognoso traffico di queste armi micidiali).

Si è detto che sono bombe italiane. Già, perché – lo ripetiamo per l’ennesima volta – le MK82 recano alcuni codici chiarissimi tra cui quelli delle due aziende italiane che le hanno prodotte: la Ims spa di Vicenza (che fabbrica gli involucri) e la Rwm-Italia spa di Domusnovas, in Sardegna, che fornisce gli esplosivi e gli inneschi per rendere “attivi” gli ordigni. E questa Rwm-Italia altra non è che una “figlia” (pur formalmente italiana) del gruppo tedesco Rwm. Ma il governo tedesco si guarda bene da intestarsi la fabbricazione delle bombe, e rispetta almeno formalmente i dettati dell’Onu e della Ue: tant’è che delega il lavoro sporco ma assai redditizio all’Italia, e così non compromette il proprio nome in un’operazione che viola le solenni raccomandazioni internazionali di non fornire armamenti di alcun genere alle parti in conflitto nello Yemen.

E Pinotti aveva confermato tutto questo. Primo: “La Rwm ha esportato [bombe] in Arabia Saudita in forza di una licenza rilasciata in base alla normativa vigente”. Secondo: “Le richieste [di esportazione] delle imprese italiane sono gestite dall’Unità per le autorizzazioni di materiale di armamento, Uama”, organo interministeriale Difesa-Esteri. Alt, per un momento. L’Uama è gestita in accordo tra Difesa ed Esteri? Ecco un punto-chiave, ecco come e perché viene avvalorato il sospetto (non solo di ytali ma, sin dall’inizio di questa storiaccia, da Famiglia Cristiana che per prima aveva pubblicato nell’autunno scorso la foto inequivocabile di uno di questi ordigni) sul motivo, almeno parallelo ad altri, dell’incontro dei governanti sauditi prima con la ministra della difesa e poi con il ministro degli esteri. Quale coincidenza, proprio i responsabili dei due dicasteri impegnati nell’Uama… Né solo questa, di coincidenza. La più grave è che proprio alla vigilia del cordiale incontro alla Farnesina, era avvenuta un’altra, ennesima spedizione delle solite MK82 – la settima o l’ottava spedizione? Se ne è perso il conto, anche perché non di tutte queste spedizioni si ha notizia dai portuali, dalle soffiate “anonime”, dalle indagini di un parlamentare sardo – dalla Sardegna verso Riyadh.

Questa volta tre tir anonimi, senza cioè intestazione della ditta di trasporto, e con l’insolita scorta di gipponi dei carabinieri e dei vigili del fuoco (quindi non bombe “inerti” come quella volta alla Camera volle sostenere la ministra Pinotti, ma bombe di cui era ammessa la pericolosità dallo stesso tipo di scorta), sono partiti da Domusnovas, all’estremo sud dell’isola, hanno percorso ben 270 chilometri lungo la statale 131 e la diramazione centrale nuorese sino a raggiungere, all’estremo nord della Sardegna, il porto industriale di Olbia per scaricare su di un cargo civile, italiano (della Moby), centinaia e centinaia di ordigni. Il cargo ha quindi attraversato il braccio tirrenico sino a Piombino dove le bombe sono state trasferite su altro mercantile, battente bandiera non italiana, che si è diretto a Riyadh.

Attenzione, per cercare di tacitare l’operazione, e a differenza di quanto era sin qui accaduto, il trasbordo del micidiale carico non è stato effettuato nel porto-canale di Cagliari (cioè vicino al Sulcis, sede della Rwm-Italia, e quindi sotto gli occhi e gli obiettivi fotografici di molti testimoni) ma all’altro capo dell’isola: quasi un agire da clandestini, in un angolo del porto più marginale della Sardegna, e questo per realizzare l’ennesima vendita di bombe ad uno stato in guerra guerreggiata con una fazione dello Yemen. Questa volta l’on. Mauro Pili, gruppo misto, ex presidente della regione Sardegna, ha segnalato alla Procura di Tempio tutta la dinamica dell’operazione, sottolineandone non solo tutta la sospetta irritualità ma soprattutto la sin troppo manifesta copertura di forze dello Stato: carabinieri, e quindi con l’ovvia autorizzazione della Difesa; e vigili del fuoco, corpo che dipende degli Interni che non possono non essere stati allertati e consenzienti.

E dire che il Parlamento europeo ha approvato qualche mese fa a larga maggioranza un emendamento (di socialisti, sinistra, verdi e liberali) ad una risoluzione che sottolinea la necessità e l’urgenza di porre fine alla guerra nello Yemen. Questo emendamento impegna l’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, Federica Mogherini, a lanciare una iniziativa volta a imporre a tutti i paesi comunitari un “severissimo” (l’aggettivo è testuale) embargo di armi nei confronti dell’Arabia Saudita. Nessun dubbio che l’iniziativa sia stata lanciata. Ma nessun dubbio anche, sul fatto che, per quanto riguarda l’Italia, tanto la ministra della Difesa quanto il ministro degli Esteri – nella loro qualità di corresponsabili dell’Unità per le autorizzazioni di materiale di armamento – non abbiamo raccolto il “severissimo” richiamo di Mogherini.
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