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PONTE MORANDI UN ANNO DOPO

PONTE MORANDI UN ANNO DOPO
Il 14 agosto di un anno fa, uno degli emblemi della 'modernità' crollava, trascinando con se 43 persone e travolgendo la vita di centinaia di sfollati e di una regione intera. Un episodio che avrebbe dovuto mettere in discussione la logica perversa che sta facendo marcire l'infrastruttura fisica e sociale del nostro paese. A un anno dal dramma nulla è cambiato, prosegue il disprezzo per la manutenzione, la sicurezza e la tutela dell'ambiente: nessuna revoca delle concessioni ai privati (interessati solo ai profitti) e finanziamenti al 'nuovo', dove corruzione, speculazione e interessi particolari possono fare i loro porci comodi. In Italia metà delle concessioni autostradali fanno riferimento a società collegate alla famiglia Benetton, che non sono un modello di imprenditoria ma emblemi di sfruttamento umano e ambientale. (ib & es)

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giovedì 13 luglio 2017

Addio all'editrice Marina Zanazzo

«Sorriso e determinazione. E una voglia generosa di fare qualcosa per la sua città». la Nuova Venezia, 13 luglio 2017 (m.p.r.)



Venezia. Sorriso e determinazione. E una voglia generosa di fare qualcosa per la sua città. Marina Zanazzo, 61 anni, ha smesso di soffrire. Se n'è andata lunedì sera, nel suo letto d'ospedale al Civile, dopo aver a lungo combattuto con la malattia. Era una persona di grande cultura, proprietaria-factotum di una piccola casa editrice, Il Fontego, che ha lasciato il segno nella società veneziana. Pubblicazioni coraggiose, quasi sempre controcorrente.

Libri di settore, urbanistica e storia di Venezia. E una piccola collana fortunata di libretti dal titolo Occhi aperti su Venezia. Blu per la storia e le curiosità veneziane, rossi quelli di inchiesta e denuncia. Tre euro in libreria, autori che scrivevano gratis, guadagni zero. Un'offerta culturale più che una operazione editoriale. «Si autofinanziano», diceva con orgoglio. Lei che cercava gli autori e li convinceva a dare il loro contributo. Correggeva le bozze, stampava e portava i pacchi nelle librerie. Il suo studio editoriale un magazzino nella storica Corte del Fontego, dietro campo Santa Margherita. Marina era una bella persona e una donna di carattere. 

L'ho conosciuta quando, prima che le cronache se ne interessassero dal punto di vista giudiziario, mi aveva convinto a scrivere uno dei libretti sul Mose e le grandi opere. Scandali annunciati che poi scoppieranno dopo qualche mese. «Nel nome di Venezia, chiamiamolo così», aveva detto, migliorando in un attimo un titolo poco felice. «Perché nel nome di Venezia oggi tutto è permesso». 

Amarezza e lucidità nel denunciare i tanti problemi di una città che sta perdendo l'anima. Testi raffinati, curati da Edoardo Salzano e Lidia Fersuoch, contributi di professori e intellettuali. Una collana che si era interrotta un paio d'anni fa quando i libretti non sono stati più autosufficienti e la crisi ha costretto a chiudere. I funerali si terranno domani alle 15 alla chiesa dei Carmini.
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