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Il provocatorio progetto di uno studio messicano per un muro “molto bello” e di colore rosa intenso che piacerebbe a Trump. Gli americani potrebbero contemplare dall’alto il Messico con “gorgeous perversity”. Estudio 3.14 di Guadalajara: Progetto “Prison Wall” (m.c.g.)

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venerdì 21 luglio 2017

Accordo per Bagnoli: senza trucco e senza inganno?

I molti buchi dell'accordo per Bagnoli. Il punto di vista di un movimento popolare che con tenacia, rigore e continuità si è battuto per anni, e continua a battersi per "Una spiaggia per tutti". La discussione è aperta


Ho letto l'articolo di Vezio DeLucia sull'accordo raggiunto per Bagnoli tra Governo e Comune di Napoli, e confesso di non riuscire a condividere il suo pur temperato ottimismo. Malgrado il Comune abbia ottenuto sul piano del disegno urbano alcune modifiche del Programma di rigenerazione urbana presentato da Invitalia il 6 aprile 2016, in sé positive (sostanzialmente, quelle indicate da De Lucia nel suo articolo), l'insieme delle scelte contenute nell'accordo mi preoccupa fortemente. Vorrei quindi provare ad esporre sinteticamente alla riflessione collettiva quelle che considero le principali criticità.

1) Chiudendo un accordo con Governo e Regione, il Comune depotenzia pesantemente il ricorso pendente alla Corte Costituzionale sul "mancato coinvolgimento dell'ente comunale" determinato dall'art. 33 dello SbloccaItalia: è difficile pensare che il giudizio della Corte sulle obiezioni del Comune, peraltro già circoscritte da come l'Avvocatura comunale le ha formulate ed il Consiglio di Stato parzialmente accolte, non risentirà dell'accordo raggiunto tra i due enti. Con questa mossa, si rinuncia a difendere fino in fondo le proprie ragioni e si accetta il nefasto impalcato istituzionale dell'articolo 33, quindi il controllo del Governo e della sua longa manus Invitalia, che detiene anche la proprietà dei suoli ex IRI, su tutte le fasi di definizione ed attuazione degli interventi urbanistici.

2) L'accordo non contiene alcuna garanzia sostanziale sui finanziamenti pubblici per realizzare la bonifica e le attrezzature collettive; viceversa, a fronte di vaghi impegni governativi ad allocare progressivamente nella legge di stabilità le risorse necessarie, si precisa fin dalle prime pagine che questo è un punto critico da cui dipende l'attuabilità, in tutto o in parte, delle azioni previste. Restano inoltre in piedi i Bagnoli Bonds, ossia l'emissione di titoli finanziari a valere sulla proprietà delle aree ex IRI per reperire sul mercato privato dei capitali le risorse necessarie a ripagare i creditori di Bagnoli Futura (la società comunale di trasformazione urbana fallita nel 2014), nonché parte delle spese per gli interventi urbanistici; con tutto quanto ne deriva sul piano del condizionamento economico delle scelte attuative.

3) Tutta la trattativa è stata svolta sotterraneamente, senza concordare con la città i punti di lavoro (su cosa non si tratta; su cosa si tratta ed in che misura) né aggiornarla sugli sviluppi, informandola sbrigativamente degli esiti all'ultimo momento. I riferimenti al coinvolgimento che dovrebbe avvenire nei passi successivi (definizione del piano di rigenerazione urbana ed approvazione delle relative varianti urbanistiche in consiglio comunale) ben difficilmente potrà recuperare il gap determinato da questa procedura, che sovraimpone i contenuti fondamentali dell'accordo; il piano di rigenerazione urbana verrà approvato in cabina di regia con le modalità previste dallo SbloccaItalia, costituendo variante automatica agli strumenti urbanistici vigenti e relegando il consiglio comunale ad un ruolo consultivo;

4) E' stato effettuato un sostanziale scambio politico tra l'insediamento alberghiero/portuale di lusso a Nisida e la spiaggia pubblica, che costituisce il principale nodo critico sul piano delle scelte insediative. Il primo intervento è di rapida ed agevole realizzazione: non si richiedono azioni di bonifica né nuove edificazioni, trattandosi sostanzialmente di ristrutturare le strutture esistenti. Il secondo appare più distanziato ed incerto nel tempo, richiedendo complesse ed onerose opere attuative (bonifica del mare, rimozione della colmata, opere di ripascimento e difesa dell'arenile dall'erosione marina). Il previsto porto di 20 ettari, pari a 30 campi da calcio ossia a quasi mille posti barca, difficilmente non avrà pesanti ricadute sulla balneazione, sia per la produzione di inquinanti che per il confinamento dei bagnanti in una fascia di sicurezza a 150/200 metri dalla riva. Si preordina così la privatizzazione della riserva naturale di Nisida, finora salvaguardata dalla presenza del riformatorio, da sempre obiettivo della peggiore classe politica ed imprenditoriale napoletana: già prefigurato l'anno scorso da Invitalia ed oggi agevolmente realizzabile, dato l'impianto centralistico determinato dal commissariamento, tramite accordo di vertice col Ministero di Giustizia). Verrebbe insomma minato sia il valore sociale che quello ambientale della proposta sostenuta con la delibera "Una spiaggia per tutti" del 2012. A questo proposito rileviamo sia l'assenza di un riferimento esplicito nell'accordo della delibera in questione, rispetto alle dimensioni della spiaggia ed al suo carattere pubblico (riferimento che invece ci era stato garantito dal Comune), sia il mantenimento di una consistente volumetria ad uso commerciale, ricettivo e residenziale sul lungomare, che i vigenti strumenti urbanistici viceversa azzeravano.
 
5) La formulazione dell'accordo è piena di rinvii a successivi studi, formulazioni ambigue, clausole di flessibilità, che non paiono garantire nemmeno gran parte degli obiettivi pure definibili come 'positivi'; inoltre il dimensionamento delle funzioni non viene localizzato, neppure a livello di massima, e resta, come segnalava De Lucia, un incognita pesante sulle infrastrutture di trasporto.

Ci sono altri punti critici, da approfondire nel corso della discussione che spero animerà sia la città che queste pagine, ma quelli esposti credo costituiscano l'essenziale. Ciò che appare, almeno a me, superata una prima, superficiale impressione favorevole, è che con questo accordo l'amministrazione comunale abbia concesso molto per ricavare poco, assumendo il ruolo di vittima consenziente in un clima di ricatto operato dal Governo sul complesso della sua azione. E' da vedere se la città, a partire dai movimenti, saprà reagire o si adagerà nella illusione di una "vittoria parziale". Da parte nostra, abbiamo chiesto al Sindaco di restituire la parola ai cittadini ed indire un referendum consultivo sui contenuti dell'accordo; richiesta sulla quale da settembre avvieremo una campagna incentrata sui nodi di metodo e merito stigmatizzati, che speriamo veda anche il contributo di Eddyburg, dei suoi redattori e lettori.
Quanto succede a Bagnoli esula infatti il piano locale (basti pensare a Roma con la vicenda del nuovo stadio a Tordivalle) e ridimensiona alcune retoriche correnti sul "neomunicipalismo", aprendo interrogativi pesanti su quanto amministrazioni locali "non allineate" ai dogmi neoliberisti possano, senza effettuare radicali rotture politiche, attuare politiche urbanistiche alternative.
Parafrasando Nanni Moretti, il problema non è "dire" qualcosa di sinistra, ma farlo.

Napoli, 20 luglio 2017                                                                                       Massimo Di Dato
Assise Cittadina per Bagnoli/
comitato Una spiaggia per tutti




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