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martedì 18 luglio 2017

A Milano l’ “occasione storica” degli Scali ferroviari è stata finalmente colta: da FS Sistemi urbani!


Il 13 luglio il Consiglio Comunale ha approvato a grande maggioranza l’Accordo di Programma sugli Scali Ferroviari. Milano ha “venduto”(segue)



Il 13 luglio il Consiglio Comunale ha approvato a grande maggioranza l’Accordo di Programma sugli Scali Ferroviari. Milano ha “venduto”, come ha amaramente commentato Luca Beltrami Gadola (secondo altre autorevoli opinioni, addirittura ‘svenduto’) alle Ferrovie dello Stato le aree che, per localizzazione e superficie, costituivano una cruciale risorsa strategica per la rigenerazione e la riqualificazione urbana. Non si trattava infatti di friches (aree dismesse periferiche, inaccessibili, di modesto valore), ma di vere jachères: suoli preziosi da rigenerare attraverso un piano e una regia pubblica ferma, ‘lasciandoli a riposo’ tutto il tempo necessario per definirne una coerente e precisa destinazione funzionale in un quadro di strategie lungimiranti per Milano e la sua regione urbana. D’altra parte il PGT è in revisione: quale occasione migliore si sarebbe potuta cogliere per ripensare il discutibilissimo modello negoziale con il quale negli ultimi decenni si è realizzata a Milano la trasformazione urbana?

Grazie al silenzio acquiscente del sindaco (assente alla votazione!) e alla determinazione dell’assessore all’urbanistica Maran che aveva già deciso a favore del proprietario sin dall’inizio del suo mandato; grazie al supporto ‘tecnico-scientifico’ dei corifei zelanti del mondo delle professioni e dell’accademia, tutti uniti appassionatamente nelle chiacchiere sulla “occasione storica” e “sulla partecipazione entusiastica dei cittadini”; grazie alla sudditanza della stampa che racconta sempre quello che gli operatori immobiliari si aspettano che venga propinato ai cittadini, si apre ora una fase di drammatica incertezza. Perché questo accordo, così squilibrato e sleale, darà luogo sicuramente a ricorsi contro il Comune e la Regione.

Come è stato sottolineato su Arcipelago Milano da molti - giuristi, economisti e urbanisti come ad esempio Roccella, Camagni, Battisti – l’ADP ha dei punti di debolezza gravissimi: ampia sottovalutazione, peraltro condivisa da tutti gli attori, delle plusvalenze che secondo il rinnovato art.16.4 del Testo Unico sull’edilizia dovrebbero essere attribuite almeno al 50% al Comune; vantaggi minimi per la collettività e, soprattutto, per le fasce più deboli; realizzazione, con le poche plusvalenze riconosciute al Comune, di infrastrutture ferroviarie che dovrebbero essere di competenza finanziaria delle FS; nessun impegno esplicito in capo a FS a realizzare la Circle-line sull’anello ferroviario. E tutto ciò, come dicevo, in barba alla nuova legge nazionale che impone un “contributo straordinario” sulle varianti urbanistiche, attraverso sconti non giustificabili e, soprattutto, non giustificati sulle prevedibili plusvalenze: un regalo al proprietario privato (o meglio: che agisce come privato) che potrebbe configurare un danno erariale da parte degli amministratori e dei consiglieri comunali nei confronti della cittadinanza.

L’unico grande assente in questa ennesima vicenda di totale asservimento agli interessi privati (perché di questo si tratta, malgrado i terreni siano di proprietà delle Ferrovie dello Stato) è stato l’attore pubblico che avrebbe dovuto svolgere un ruolo strategico fondamentale: la Città Metropolitana. Provate a entrare nel sito del ‘grande assente’ (et pour cause, visto che grazie alla legge Delrio, ormai definitivamente delegittimata dall’esito del referendum sulla riforma della Costituzione, ha poco potere e irrisorie risorse; ma anche perché governano la Città Metropolitana di Milano amministratori inerti, afasici, che sembrano pienamente condividere logiche tutte milanocentriche.

Nel tristissimo portale della città metropolitana (www.cittametropolitana.mi.it) non si trova alcun cenno, e men che meno un link, dedicato agli scali milanesi; come se non esistesse il problema, davvero cruciale, degli effetti prevedibili di ulteriore banalizzazione dell’hinterland una volta che le visioni e i grandi progetti avranno assolto al loro compito precipuo, che non è di garantire più qualità, vivibilità e soprattutto inclusione, ma di attrarre investitori internazionali nel cuore della regione metropolitana.

Ogni paragone con i percorsi partecipati e i processi di autentica integrazione territoriale avviati nelle Métropoles francesi dall’anno della loro istituzione (la legge MATPAM è stata approvata nel 2014, come la Delrio) sarebbe frustrante, e persino un po’ umiliante.

Non è dunque casuale che la “Festa Metropolitana”, già Festa de l’Unità, del PD in corso a Milano dall’8 al 23 luglio nell’ex scalo Farini, abbia scelto quest’anno come tema della auspicata kermesse lo slogan “Oggi Milano, domani Lombardia”, pur trattandosi appunto di una festa metropolitana. Un tema forse incomprensibile ai più, ma certamente non ai due convitati/conniventi dell’ODP sugli Scali ferroviari (il Comune e la Regione appunto). La festa si svolge nell’ex scalo Farini: «una location (sic!) scelta appositamente poiché nei prossimi anni, insieme ad altri scali ferroviari cittadini, sarà al centro di un importante piano di riqualificazione». In effetti, si tratta dell’area dismessa più ampia fra quelle in gioco, sulla quale potrebbero atterrare nel prossimo futuro non uno soltanto, ma un grappolo di Boschi Verticali.

Nel programma sono previsti incontri e dibattiti su una congerie eterogenea di temi, alcuni anche interessanti e con relatori pertinenti. Manca però un momento dedicato a una riflessione sull’urbanistica negoziata ‘alla milanese’, sostituito invece, dulcis in fundo, da un dibattito programmato per il tardo pomeriggio del 23 luglio e con la partecipazione dell’assessore all’urbanistica Maran su “La riqualificazione degli scali ferroviari”.

Per concludere in bellezza la Festa Metropolitana, nelle ultime giornate sono attesi i relatori ‘più prestigiosi’- fra cui Martina, Minniti, Lotti, Pinotti, Boschi e forse (a sorpresa!) Renzi. Ma c’è un problema considerevole: finora la festa non ha attratto i milanesi, come testimoniano le foto scattate domenica 17 luglio alle 19! Un flop colossale che ha anche penalizzato i malcapitati venditori di street food che hanno dovuto pagare un affitto salato e non hanno visto l’ombra di un avventore!

Ma che importa se il popolo della sinistra non partecipa? Il futuro dello scalo Farini e di tutti gli altri scali si annuncia comunque radioso.

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