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La Galleria di Milano requisita per una cena benefica. Per non turbare il senso estetico dei lussuosi ospiti, le barriere che bloccano gli ingressi sono state dipinte d'oro. Il nudo cemento va bene solo in periferia. (p.s.)
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martedì 20 giugno 2017

Venezia, sfila la protesta dei profughi: "Dignità e asilo per tutti"

«Senza il riconoscimento del loro status di uomini e donne in fuga dalla guerra e dalla fame, queste persone vivono nel difficile, sovraffollato limbo dei centri di accoglienza o di tendopoli, senza documenti né la possibilità di lavorare». la Nuova Venezia on line, 20 giugno 2017

Hanno sfilato in oltre trecento, martedì mattina a Venezia, per chiedere di essere trattati con dignità e protestare contro le condizioni di sovraffollamento del centro di Conetta, nel quale vivono in attesa che lo Stato riconosca o meno il loro status di rifugiati. "Non siamo merce", "Cona no buono", "Basta alla ghettizzazione" alcuni degli slogan che sono risuonati martedì mattina tra le calli e i campi.

Nella Giornata mondiale del profughi, si sono ritrovati martedì mattina nel piazzale della stazione di Santa Lucia, per poi raggiungerre campo Santo Stefano - nei pressi della Prefettura - dopo aver attraversato l'intera città. Ad organizzare la manifestazione è stato l'Unione sindacale di Base-Usb. Ad aprire il corteo, uno striscione con la foto di Sandrine, la giovane ivoriana morta a gennaio per una trombosi, al centro di Cona: un decesso che aveva acceso i riflettori sulle difficili condizioni di vita all'interno della struttura.

Dal 2001, il 20 giugno è la Giornata mondiale dei profughi, per ricordare l’anniversario della convenzione relativa allo statuto dei rifugiati (Convention Relating to the Status of Refugees), firmata il 20 giugno del 1951.

I manifestanti chiedono un'accelerazione delle pratiche burocratiche per il riconoscimento dello status di rifugiati, migliori condizioni di vita all'interno dei centri di accoglienza e hanno portato in piazza il loro disagio anche con canti e balli, oltre che con slogan contro il razzismo e per chiedere "Asilo per tutti". Tra loro, diverse nazionalità e fedi religiose e un'unica richiesta: "Dignità".

"C'è chi attende anche da due anni il permesso di soggiorno", spiegano dall'Usb, "chiediamo alla Prefettura di organizzare un incontro a breve per affrontare tutte le criticità: prima di tutto, bisogna velocizzare la burocrazia".

Senza il riconoscimento del loro status di uomini e donne in fuga dalla guerra e dalla fame, queste persone vivono nel difficile, sovraffollato limbo dei centri di accoglienza o di tendopoli, senza documenti né la possibilità di lavorare.
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