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domenica 18 giugno 2017

Il Veneto delle tangenti

 Imprenditori, commercialisti, ufficiali della Guardia di finanza e dirigenti dell'agenzia delle entrate arrestati dopo un' indagine è nata durante l'inchiesta sul Mose. Articoli di Carlo Mion e Alberto Zorzi. la Nuova Venezia e Corriere del Veneto, 17-18 Giugno 2017 (m.p.r.)



la Nuova Venezia, 17 giugno 2017
TANGENTI PER EVADERE LE TASSE
BLITZ CON 16 ARRESTI A VENEZIA
di Carlo Mion

Venezia. Soldi, regali, cene e assunzioni di parenti per ammorbidire le verifiche fiscali e ridurre il debito erariale una volta contestata l'evasione. Sedici le persone arrestate tra imprenditori, commercialisti, ufficiali della Guardia di Finanza e dirigenti dell'Agenzia delle Entrate. Questa nuova operazione, durata due anni, è stata portata a termine dagli investigatori del Nucleo di polizia tributaria di Venezia, coordinati dal sostituto procuratore Stefano Ancilotto.

L'indagine è nata durante l'inchiesta sul Mose. Alcune intercettazioni facevano capire agli inquirenti dell'esistenza di un sistema illegale che consentiva agli imprenditori di ridurre i "danni" da verifica fiscale. Oltre ai sedici ordine di custodia cautelare il Gip Alberto Scaramuzza ha concesso anche il sequestro di beni per 440 mila euro. Gli arrestati. Quattordici le ordinanze di custodia cautelare in carcere e due agli arresti domiciliari nei confronti di sei imprenditori (due domiciliari), tre funzionari dell'Agenzia delle Entrate, due commercialisti, due ufficiali della Guardia di Finanza, un appartenente alla Commissione tributaria regionale del Veneto e due dirigenti di un'azienda assicuratrice.

Tra gli arrestati ci sono Elio Borrelli, ai vertici dell'Agenzia delle Entrate prima a Venezia ora in Abruzzo, Christian David e Massimo Esposito, rispettivamente responsabile delle verifiche il primo e ex direttore dell'Agenzia di Venezia il secondo. I due tenenti colonnelli della Guardia di Finanza Vincenzo Corrado (residente a Treviso) e Massimo Nicchinello, il giudice della Commissione tributaria regionale Cesare Rindone, i commercialisti di Treviso Tiziana Mesirca e Augusto Sartore di Chioggia, gli imprenditori appartenenti al gruppo edile Bison di Jesolo, alla Cattolica Assicurazioni di Verona, alla società Baggio di Marghera, attiva nella logistica, oltre all'industriale dell'acciaio Pietro Schneider di Udine. Gli episodi contestati. Nel primo di questi, sono coinvolti l'intera famiglia Bison (padre, madre e due figli), imprenditori jesolani, Elio Borrelli, direttore dell'Agenzia delle Entrate di Venezia fino al 31 dicembre 2015 e il suo successore Massimo Esposito. Inizialmente è Borelli ad essere pagato da Bison, poi Esposito.

Secondo il gip ci sono le prove relative al pagamento di tangenti per 140. 000 euro, in varie tranches tra il settembre 2016 e il maggio 2017. In cambio, i due funzionari si sono adoperati per ridurre dell'80% le imposte dovute da tre società del gruppo Bison, con sede nel Veneziano, sottoposte a verifica fiscale da altri funzionari della stessa Agenzia, passando così da 41 milioni di euro dell'originario debito erariale a poco più di 8 milioni effettivamente pagati. Inoltre, l'imprenditore ha ottenuto che venisse ritardata la notifica di avvisi di accertamento per debiti tributari, in modo da chiedere rimborsi Iva per 600mila euro che non poteva ottenere. Sempre i due funzionari dell'Agenzia, si sono accordati con il commercialista di Chioggia Augusto Sartore, per ricevere 50.000 euro in cambio della promessa di "accomodare" un accertamento tributario alla Somit Srl. Si ritorna al concreto con passaggio di tangenti nell'episodio che coinvolge il colonnello della Guardia di finanza Vincenzo Corrado, residente a Treviso, il funzionario dell'Agenzia delle Entrate Christian David, la commercialista di Treviso Tiziana Mesirca e gli imprenditori veneziani Paolo Maria Baggio e Paolo Tagnin.

Naturalmente vengono pagate tangenti per ridimensionare l'esito di verifiche eseguite a una società immobiliare e a un'azienda di trasporti. I due imprenditori hanno pagato Corrado e David, con l'intermediazione della commercialista. L'ufficiale, in cambio di denaro e benui di lusso per un valore di 40.000 euro, ha fatto da "ponte" con il funzionario dell'Agenzia delle Entrate e con il proprio interessamento ha reso possibile la riduzione del 70% debito complessivo delle aziende verificate, passato da 13 a 3, 7 milioni di euro. Sempre Corrado coinvolge il collega Massimo Nicchiniello, in servizio a Udine, per "addolcire" l'esito delle verifiche alla Burimec di Butrio (Udine) dell'imprenditore Pietro Schneider, in cambio i due ufficiali hanno avuto soldi e cene in ristoranti di lusso, oltre all'assunzione alla Burimec del figlio di Corrado.

Nella vicenda che riguarda la Cattolica Assicurazione di Verona compare il nome di Cesare Rindone, giudice della commissione tributaria del Veneto che diventa mediatore tra Albino Zatachetto, (oggi segretario del presidente di Cattolica), e Giuseppe Milone, responsabile amministrativo, i quali intrattenevano rapporti con Borrelli, David e Corrado in cambio di orologi Rolex, l'assunzione di amici e compagne: i funzionari hanno fatto sì che il debito erariale scendesse da 8, 8 a 2, 6 milioni di euro. Promozione chiesta mai ottenuta. Elio Borrelli nel 2015 punta a diventare direttore dell'Agenzia delle Entrate di Verona. Una promozione che cerca coinvolgendo Arcangelo Boldrini, commercialista di Mestre, amico di Enrico Letta e in quota Pd in vari enti. Boldrini ha il compito di interessare il sottosegretario Pierpaolo Baretta. Se la promozione arriva "per te la vita cambia", dice Borrelli all'amico commercialista. Promozione mai arrivata.


Corriere del Veneto, 18 giugno 2017
MAZZETTE, LA CRICCA A CACCIA DI CLIENTI
«HA LA FACCIA DA PRIMA REPUBBLICA»
di Alberto Zorzi

Per il gip il «gruppo decisionale» faceva proposte seriali e non aspettava richieste dagli imprenditori

Venezia «Mi sembra di aver capito che Canevel è un tipo da Prima Repubblica e quindi si può...». Vincenzo Corrado, il finanziere del comando provinciale di Venezia che è stato uno dei 16 arrestati venerdì mattina nell’inchiesta sulle tangenti all’Agenzia delle Entrate, dice e non dice, ma il senso è chiaro. La «cricca», che secondo l’accusa del Nucleo di polizia tributaria di Venezia e del pm Stefano Ancilotto aveva al centro Corrado e soprattutto un gruppetto di funzionari dell’Agenzia – dall’ex dirigente del Centro operativo di Venezia Elio Borrelli all’ex direttore della sede lagunare Massimo Esposito, al capo settore Controlli e riscossione Christian David –, cercava sempre nuovi clienti per il suo schema ormai rodato: soldi o regali in cambio di uno sconto sostanziale sulle sanzioni fiscali, tanto che proprio a casa di Corrado i suoi colleghi delle fiamme gialle hanno trovato i due Rolex che gli sarebbero stati regalati dagli imprenditori. E dall’ordinanza di custodia del gip Alberto Scaramuzza spuntano altre aziende finite nella rete o su cui i funzionari infedeli avrebbero messo gli occhi, anche se poi - come ammette lo stesso giudice - non si è arrivati a contestazioni penali, come nei 5 casi delle imputazioni.

Corrado, parlando con la commercialista trevigiana Tiziana Mesirca, anche lei arrestata, cerca di capire se si può agganciare la Canevel Spumanti di Valdobbiadene, con quella battuta sul suo ad Carlo Caramel e gli anni d’oro delle tangenti. «Però Titty, dimmelo in tempo se è il caso che io posso eheh...», dice. «I pubblici ufficiali non aspettano che sia il privato a sollecitare il loro intervento, ma spesso si propongono per accomodare le verifiche o gli accertamenti», annota il gip. Una mediazione fondamentale è quella dei professionisti: non solo la Mesirca, ma anche il commercialista chioggiotto Augusto Sartore. Questi è stato a sua volta arrestato per corruzione per aver promesso a Borrelli ed Esposito 50 mila euro per la società Somit. 

Ma dalle indagini emerge che Sartore avrebbe sondato i funzionari anche per altre società da lui seguite: una è la Nuova Coedmar, impresa coinvolta nell’inchiesta del Mose (il suo legale rappresentante Gianfranco Boscolo Contadin ha patteggiato 2 anni per corruzione e false fatture), che aveva avuto un verbale di accertamento da 5-6 milioni; poi ci sono la polesana Cultiva società agricola e la chioggiotta Acquachiara. «Sebbene non abbiano portato per il momento all’elevazione di ulteriori contestazioni di fatti di corruzione, dimostrano in modo chiaro l’esistenza di un sistema di trattazione certamente illecito delle società assistite da Sartore». C’è anche un risvolto quasi ridicolo, laddove Borrelli si informa con Esposito su una certa Comet Corsetterie, sempre di Chioggia, ritenendola azienda legata a Sartore: i due fanno i conti, ipotizzano una tangente di 80 mila euro, ma quando vanno dal commercialista lui replica che si sono sbagliati. «No Comet, Somit - dice Sartore al telefono - io ho la Somit».

«Questi soggetti hanno creato un vero e proprio sistema criminoso - commenta il gip, spiegando perché ha deciso di applicare il carcere per 14 di loro - Trattasi di soggetti organizzati in un vero e proprio gruppo decisionale». Quasi un’associazione per delinquere, anche se per ora non è stata contestata. Secondo il giudice c’è però una «pericolosità sociale eccezionalmente elevata e un intenso pericolo di reiterazione», perché funzionari dell’Agenzia, professionisti, finanzieri e imprenditori si sono resi protagonisti di uno «svilimento della pubblica funzione che era non casuale ed estemporaneo, ma sistematico e ramificato». Al punto che chi invece era onesto, come la funzionaria Anna Boneschi, venne spostata a Treviso, con l’esultanza della «cricca». Oltre al pericolo di reiterazione, il giudice cita anche l’inquinamento probatorio e alcune conversazioni in cui alcuni di loro si raccomandavano di «pulire» la contabilità o di stare attenti alla posta elettronica e alle telefonate. Esposito, poi, chiamava Borrelli con una Sim intestata alla suocera defunta.

Domani ci saranno i primi interrogatori, tutti per rogatoria, visto che gli arrestati sono stati sparpagliati in vari carceri. Per ora i difensori sono molto abbottonati, in attesa di leggere tutte le carte dell’inchiesta coordinata dal pm Ancilotto. A parlare è invece Claudia Nicchiniello, parente di quel Massimo arrestato per aver partecipato a un episodio di un’impresa friulana, quando era alla Finanza di Udine (ora è comandante a Siracusa). «La sua unica colpa è aver partecipato a una cena e non aver allontanato in modo netto alcuni colleghi - afferma - A casa sua non sono stati trovati soldi o regalie, ma solo due bambine, certo non assunte da nessun imprenditore. Il suo arresto ha avuto lo sciagurato effetto di sminuire la figura di un ufficiale che ha concluso importanti arresti in Sicilia».
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