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LA RAPINA DELLA TERRA AGLI ULTIMI

LA RAPINA DELLA TERRA AGLI ULTIMI
Sottrarre l'uso del suolo alle esigenze elementari (dall'alimentazione all'acqua, dall'abitazione alla riserva per gli usi futuri) delle comunità che lo abitano, è diventato in vaste regioni del sud del mondo, un ulteriore strumento di sfruttamento degli ultimi a vantaggio dei più ricchi. Il Land Matrix, un osservatorio indipendente del "land grabbing" registra che ad ora sono state concluse 557 transazioni, per un totale di 16 milioni di ettari (più o meno la metà della superficie dell’Italia) e altre, riguardanti circa 10 milioni di ettari, sono in corso. Questo fenomeno provoca l’espropriazione forzata e conseguentemente l'impoverimento e l'annientamento di comunità locali, la cui sopravvivenza è strettamente legata all'accesso a queste terre. (a.b.)

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venerdì 23 giugno 2017

Il pressing di Gentiloni: migranti, una missione al confine Sud della Libia

Le solite notizie sulla politica di accoglienza dei rifugiati italiana ed europea. Fanno a gara a che è più vicino ai Trump e a Netanyahu nell’erigere barriere armate. Gentiloni in lizza per il primato ma chiede aiuto. Corriere della Sera, 23 giugno 2017Sulla missione europea per controllare i confini libici il nostro premier ha detto a Juncker che occorre per svariati motivi. In primo luogo la chiedono gli stessi libici, e ieri Gentiloni ha anche visto nella sede della nostra rappresentanza il capo del governo libico di accordo nazionale, Fayez Al-Serraj. In secondo luogo come ex potenza coloniale l’Italia non può gestire la missione, ha aggiunto Gentiloni, i libici non l’accetterebbero.

Un terzo motivo, non detto, che riferiscono nel nostro governo, è di natura diplomatica, geopolitica, e coinvolge la Francia, che ha una base militare in Niger, nella città di Madama, non lontana dai confini libici, e che vorrebbe avere un ruolo di primo piano nel controllo della frontiera tra Libia e Ciad. Il governo francese avrebbe anche stimato in 500 unità il numero di un contingente che controlli i confini, ma secondo le valutazioni del nostro ministero della Difesa occorrono migliaia di unità.

Di qui la richiesta di Gentiloni, che sia a Macron che alla Merkel, in primo luogo, gira almeno un’altra istanza: un coinvolgimento con fondi propri per la gestione dei flussi migratori, e la prevenzione degli stessi, attraverso la Libia. Prima di volare a Bruxelles il capo del governo aveva detto, in Parlamento, che sulla Libia l’Unione si muove in modo «drammaticamente lento»; le sue richieste di ieri hanno lo scopo di fare dei decisivi passi in avanti, creando una consapevolezza maggiore in tutti i Paesi membri.

Il raddoppio dei fondi europei diretti per la Libia (l’anno scorso erano 200 milioni e sono già stati spesi) si accompagna infatti a un precisa condizione di Palazzo Chigi: i nuovi fondi devono provenire solo in parte dal bilancio comunitario, una parte cospicua deve arrivare dai bilanci nazionali.



L’altra richiesta che Gentiloni ha anticipato a Juncker, chiedendogli un sostegno, e che poi ha esplicitato al tavolo del Consiglio europeo, riguarda i migranti salvati nel Canale di Sicilia, da qualunque nave. Per Gentiloni l’automatismo attuale, secondo il quale vengono accompagnati nei porti italiani, è ormai obsoleto: «Possono anche essere portati sulle coste francesi, maltesi o della Tunisia, se coinvolta», sono gli esempi che il nostro presidente del Consiglio ha fatto a Juncker, con il quale ha anche parlato della candidatura di Milano come nuova sede dell’agenzia europea per il farmaco, che per la Brexit lascerà Londra. In tutto i Paesi Ue candidati sono 20, e nonostante i tanti punti di forza di Milano, il dossier si annuncia difficile, se non in salita.
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