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sabato 3 giugno 2017

Clima, Trump isolato dal mondo rafforza il patto Cina-Ue

«Accordo di Parigi. Levata di scudi mondiale contro la decisione del presidente Usa. Solo Putin tende la mano. La Ue respinge l'ipotesi di rinegoziare l'accordo». il manifesto, 3 giugno 2017 (c.m.c.)


Attraverso il simbolo di decine di monumenti nel mondo illuminati di verde come segno di protesta, il risultato della decisione di Trump di far uscire gli Usa dall’accordo di Parigi è l’isolamento internazionale di Washington. Al punto che ieri il segretario di stato, Rex Tillerson, si è sentito in dovere di precisare che gli Usa continueranno a ridurre le emissioni di Co2 (Tillerson era fino a qualche mese fa alla testa della Exxon-Mobil, che come altre grandi società è contraria all’abbandono della Cop21).

Intanto, il giorno dopo non è chiaro quali saranno le mosse di Trump: stando alla dichiarazione di giovedì, dovrebbe attivare l’articolo 28 dell’accordo di Parigi per uscirne, ma questo prevede tempi lunghi, complessivamente 4 anni dalla ratifica, che per gli Usa è stata il 4 novembre 2016. In altri termini, se gli Usa usciranno, lo faranno solo nel novembre 2020, cioè al momento delle nuove elezioni presidenziali. La decisione ha grandi possibilità di restare lettera morta (a differenza dell’accordo di Kyoto, distrutto dal rifiuto di Bush di rispettare gli impegni di Clinton).

Anche se c’è un effetto imminente: gli Usa non parteciperanno più al «fondo verde» dell’accordo, dove avrebbero dovuto contribuire con 3 miliardi di dollari a favore dei paesi più poveri (Obama ha già versato 1 miliardo). Toccherà agli altri – Ue e Cina in testa – compensare questo vuoto.

Un primo effetto della decisione di Trump è stato di rinforzare l’intesa Ue-Cina su questo fronte (ma solo su questo): alla conclusione dell’incontro bilaterale annuale a Bruxelles, c’è stata la riconferma dell’impegno alla lotta contro il riscaldamento climatico, ma la prevista dichiarazione comune è saltata (a causa di tensioni sul fronte commerciale, acciaio in testa, Bruxelles frena sull’apertura alla Cina come «economia di mercato»).

«Aumenteremo la cooperazione sul cambiamento climatico», ha precisato il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk. La Cina, che è il principale inquinatore mondiale ma anche il paese che investe di più nella transizione energetica, ha confermato la volontà di proseguire su questa strada, in stretta collaborazione con gli europei. Solo Vladimir Putin tende la mano a Trump, anche se la Russia non seguirà gli Usa e non uscirà dall’accordo (che ha firmato, ma non ancora ratificato). Con una dichiarazione confusa, il presidente russo, alla testa di un’economia dipendente dall’energia fossile, ha affermato: «Non giudicherò Obama, ops Trump, per la decisione presa, non bisogna agitarsi, ma creare le condizioni per lavorare in comune, se non sarà impossibile trovare un accordo».

I dirigenti del mondo intero hanno utilizzato parole molto dure contro la decisione di Trump. Il Vaticano l’ha definita «terribile» per l’umanità. Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, che aveva cercato di fare pressione su Trump per evitare l’uscita, ha espresso «immensa delusione» per una decisione «a favore di una crescita delle emissioni di Co2». Guterres ha reiterato ieri l’appello, rivolgendosi alle città e alle imprese americane per «un’economia durevole».

Gli europei sono decisi a recuperare la leadership nell’economia verde. Emmanuel Macron, che ha reagito già nella notte di giovedì, ha fatto una parodia della frase feticcio di Trump e invitato, in inglese, a «make our Planet great again».

Macron ha invitato gli scienziati a una fuga di cervelli verso la Francia, dove «troveranno una seconda patria e soluzioni concrete». Macron, che oggi riceve il premier indiano Narendra Modi (che ha confermato l’impegno per l’accordo), è stato drastico, dopo una telefonata con Angela Merkel: «Francia e Usa continueranno a lavorare assieme, ma non sul clima». Il presidente francese ha escluso un «rinegoziato» dell’impegno preso da Obama (riduzione delle emissioni di Co2 del 26-28% entro il 2025), non ci sarà «un accordo meno ambizioso». «Non vi sbagliate – ha aggiunto – sul clima non c’è un piano B, perché non c’è un pianeta B».

La cancelliera Merkel ha parlato di «scelta molto disdicevole» («e mi esprimo in termini misurati») e si è detta «più determinata che mai» a cercare un fronte unito per far fronte alla sfida. Per Berlino, la scelta di Trump è semplicemente «nociva» per il mondo. Macron ha parlato di «colpa».

Germania, Francia e Italia hanno firmato un documento comune dove prendono «conoscenza con dispiacere della decisione Usa» e sottolineano che sono «fermamente convinti che l’accordo non potrà essere rinegoziato».

Il commissario all’azione per il clima, Miguel Arias Canete, ha affermato che «il mondo può contare sull’Europa» dopo la «decisione unilaterale» degli Usa. La britannica Theresa May, che ha telefonato a Trump, ha sottolineato che l’accordo «protegge la prosperità e la sicurezza delle generazioni future, assicurando contemporaneamente l’accessibilità all’energia per i cittadini e per le imprese».
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