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A volte dimentichiamo che i custodi del paesaggio, pochi e tenaci, sono generosi.  A tutti, anche ai distratti, regalano una scintilla.  L'istante di meraviglia nel quale, rivolti al compagno di viaggio, diciamo: guarda! (m.b.)

scritta dai media

DAI MEDIA

giovedì 22 giugno 2017

A proposito dell'iniziativa di Anna e Tomaso

Testo della lettera inviata ad Anna Falcone e Tomaso Montanari a proposito della loro iniziativa politica: le ragioni del consenso e la perplessità.


L’iniziativa politica di Anna Falcone e Tomaso Montanari è, in Italia, l’evento più promettente degli ultimi anni, dopo la caduta del progetto di Maurizio Landini. Per la prima volta si parla di Politica in senso proprio: come un’impresa da condurre insieme per migliorare le condizioni di vita, tendenzialmente, di tutti. La stessa dimensione dell’evento del 18 maggio a Roma ne è la testimonianza.

Come spesso accade quando i media danno la loro impronta a ciò che raccontano degli eventi, attorno all’incontro del 18 giugno, e alla proposta politica che è alla sua base, si è alzata una discreta quantità di polvere, a partire dal peso assegnato  dai media al ruolo svolto da quelli che definiremmo “entristi”: quei personaggi della vecchia storia delle sinistre italiane che si sono intrufolati cercando una nuova verginità. Qui voglio sottolineare le ragioni per cui, fin dal primo momento, la proposta mi ha convinto e ho cercato, con eddyburgdi seguirla con attenzione.

Le ragioni del consenso

In primo luogo, la netta rottura con il passato della “politica politicante”, con i suoi riti, le sue struttura organizzative, i suoi piccolo Pantheon. Craxi, Berlusconi e Renzi, certamente, ma non solo questi. In una parola, la rottura con i gusci grandi e piccoli delle sinistre (e ovviamente le destre) del secolo scorso. Voglio precisare: con i gusci, non con le persone che sono capaci di liberarsene.
In secondo luogo, l’affermazione dell’eguaglianza come essenziale valore e principio da conquistare: un’eguaglianza non solo dei diritti statuiti, ma di quelli sostanziali di ogni essere umano, quale che sia il suo censo, il suo ruolo sociale, il sangue o il suolo dal quale proviene, la lingua che parla, la religione che professa.

Ancora il forte riferimento alla difesa e all’attuazione ai valori e principi della costituzione repubblicana del 1948, summula del positivo che lo scorso millennio ci ha lasciato.
Infine, per scendere dall’ideologia alla politica nelle istituzioni, condivido la scelta di Anna e Tomaso di parlare a tutti ma di rivolgersi in primo luogo a quel “popolo di sinistra” che è sceso in campo e ha vinto nelle grandi battaglie per la difesa della Costituzione, e prima e insieme per la difesa dei beni comuni (dall’acqua alla cultura, dalla salute al paesaggio, dalla democrazia al lavoro). Tornerò criticamente sul termine “sinistra”, ma mi pare che intanto esprima abbastanza bene quella parte dell’elettorato che ha combattuto per quegli obiettivi.

Una larga porzione di questo popolo si è staccato dalla politica, non ha più votato. Le ragioni sono evidenti, e sono implicite nella proposta di Anna e Tomaso: sono nella degradazione della politica che è avvenuta per effetto, e nel quadro, dell’egemonia conquistata dal capitalismo nella sua fase più recente. La politica del renzismo ne è l’epitome.

La perplessità

Esposte le ragioni per cui ho fin dall’inizio condiviso la proposta di Anna e Tomaso vorrei esprimere la mia perplessità su un punto: non sul piano della strategia ma su quello della tattica. Mi riferisco alla questione del difficile equilibrio tra due esigenze: quella della definizione di una identità “di parte”, radicalmente diversa dalle altre identità che si sono affermate nella storia del nostro paese, e quella dell’efficacia politica nell’immediato.

Più d’un commentatore si è riferito a questo punto. Ma la maggioranza (cito ad esempio Norma Rangeri e Luciana Castellina, che sul complesso dell’iniziativa pur si sono espresse in modo molto diverso) criticando l’insufficiente attenzione a quella vasta porzione della vecchia “sinistra” che è (ancora) fuori e magari lontana dalla “parte” di Anna e Tomaso. La mia personale opinione è che, nell’immediato, far prevalere la ricerca dell’efficacia immediata (e quindi proporre una “lista unica della sinistra”) costringa ad annebbiare il messaggio di rottura col passato che è la forza della proposta. Prima affermare, rendere evidente e compiuta, la propria identità/diversità, poi stabilire le alleanze necessarie per raggiungere gradualmente gli obiettivi nella pratica politica: questo mi sembrerebbe il percorso preferibile.

La parola “sinistra"

Ciò detto, credo che un approfondimento serio vada fatto sul significato del termine “sinistra” oggi. Tutto è mutato radicalmente attorno a noi, a partire dagli ultimi decenni del secolo scorso, ma le linee guida del cambiamento erano state tracciate all’indomani stesso della vittoria del fronte antifascista. Colpa grave della sinistra novecentesca non essersene accorta per tempo (salvo pochi e isolati gruppi e persone). Ciò ammesso, che cosa fare oggi? Che cosa recuperare del grande patrimonio e dall’insegnamento della “vecchia” sinistra”, e come inverarli nelle nuove sfide?
Io credo che una delle domande da porsi, per cominciare, sia “chi erano gli sfruttati e chi gli sfruttatori ieri, e chi sono gli sfruttati e gli sfruttatori oggi”. Ovviamente, non assumendo come campo di ricerca soltanto l’Italia né l’Europa, né il mondo Nordatlantico oggi, ma l’intero pianeta Terra.

A quel punto ci accorgeremo che una parte estremamente consistente degli sfruttati di oggi sono stati prodotti da un’ideologia e una prassi fortemente condivisa dalla “vecchia sinistra”: la “credenza” dello sviluppo, che è ancora parte dell’ideologia  dominante.  Ci accorgeremo che la grande massa degli sfruttati di oggi è costituita proprio dagli "sfruttati dallo sviluppo", come ha scritto Ilaria Boniburini sulla base di una letteratura vasta e poco nota. E ci accorgeremo  infine che  sfruttati e sfruttatori sono molto vicini, molto spesso nella stessa persona.  Allora dalla politica saremo costretti a rivolgerci verso altri saperi.


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