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Domani è troppo tardi per salvare il pianeta Terra. Lo affermano quindici mila scienziati di 184 paesi che hanno reiterato l'appello "World Scientist' Warning to Humanity"per fermare la distruzione del Pianeta, lanciato per la prima volta 25 anni fa. (l.s.)

scritta dai media

DAI MEDIA

domenica 28 maggio 2017

Salvati ma senza cibo l’odissea dei migranti prigionieri in mare Raccolti giovedì da una nave di Medici senza frontiere

Un signore è accusato di reato per aver provocato la morte di un bambino a causa di una diagnosi medica sbagliata. Chi punirà i signore osannati da se stessi e dai media pur avendo ucciso milioni di bambini, nel Mediterraneo e negli inferni di provenienza, per una diagnosi politica sbagliata? la Repubblica, 28 maggio 2017

La ragazza nigeriana, ridotta ad uno scheletro, gli è morta tra le braccia durante il trasbordo dal gommone su cui viaggiava insieme alla famiglia. Aveva solo 19 anni. « Se fossimo arrivati mezz’ora prima forse a quest’ora sarebbe ancora viva — si dispera Michele Trainiti, capo delle operazioni di soccorso di Msf a bordo della Vos Prudence — ma c’eravamo solo noi giovedì in quel tratto di mare e i gommoni spuntavano uno dietro l’altro. Ne abbiamo soccorsi 12 in 24 ore senza che nessuno potesse venire a darci una mano e adesso ho 1449 persone a bordo di una nave che ne può contenere al massimo 600».

Al largo della costa di Taormina c’è una nave che naviga in condizioni disperate. Uomini e donne ammassate sui ponti, uno sull’altro, avvolti nelle coperte. Tre notti all’addiaccio, sotto il vento teso e il freddo, con le ustioni che bruciano e le ossa rotte dalle violenze inaudite subite in Libia. Non c’è spazio per tutti sotto coperta, entrano solo i 45 bambini, tra cui cinque neonati, il più piccolo ha solo 15 giorni di vita, e qualche donna incinta o in condizioni particolarmente precarie. Non c’è posto neanche per sdraiarsi ed è difficile persino muoversi per fare la fila nei sei bagni della nave. A bordo è pieno di spazzatura, le condizioni igieniche sono al limite ed è impossibile per i medici curare le persone come si dovrebbe. Un po’ di cibo è arrivato ieri grazie alla staffetta assicurata dalle motovedette della Guardia costiera davanti al porto di Palermo dove la Vos Prudence, però, non è potuta attraccare per il divieto di sbarco in tutta la Sicilia durante i giorni del G7 deciso dal capo della polizia Gabrielli per l’indisponibilità delle forze dell’ordine impegnate nella sicurezza del vertice. 

E a sera, mentre è in navigazione sotto la costa messinese, Trainiti dice: «Se avessi potuto avrei sbarcato questa gente a Taormina per far capire a quelli che chiamate i Grandi della terra chi sono gli ultimi, per far vedere i loro volti e sentire le loro storie. Ma non ho potuto. Questa cosa dei porti siciliani chiusi per il G7 quando si sa bene che gli arrivi non si fermano è un altro scandalo e ora io mi ritrovo da 48 ore a navigare in queste condizioni. Li abbiamo salvati tutti noi, da soli, 12 soccorsi in 24 ore, in stretto raccordo con la centrale della Guardia costiera a Roma. Ma non c’era nessun’altra nave a meno di cinque, sei ore di navigazione che potesse venire in nostro aiuto.

 Mi chiedo dov’erano le navi della Marina militare, quelle di Frontex, quelle di Eunavformed. Mi chiedo, se non ci fossimo stati noi, che fine avrebbero fatto queste 1449 persone. Sarebbero morte tutte come quella povera ragazza nigeriana che è spirata sotto i nostri occhi e come la sua amica che era senza vita sullo stesso gommone. Ora sono nella nostra camera mortuaria a bordo, le stiamo portando a Napoli dove spero potranno trovare almeno una degna sepoltura ». Tre notti e tre giorni di passione a bordo, carichi di tensione tra i migranti sofferenti per le gravissime violenze e torture subite in Libia, ma anche di solidarietà tra questi uomini e donne capaci di togliersi un biscotto dalla bocca per darlo a chi sta peggio. È successo questo venerdì quando gli 800 salvati nei soccorsi del pomeriggio precedente e già rifocillati con le provviste a bordo della nave hanno dovuto stringersi per far posto ai nuovi arrivati per i quali non c’era più cibo. «Ho visto decine di persone spezzare la barretta che gli avevamo dato e offrirla a chi aveva più fame di loro o far posto sotto una coperta. Una lezione di umanità».
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