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giovedì 11 maggio 2017

Predoni, Ong e cadaveri: il Far West delle coste libiche

«Senza regole: arrivo e smistamento dei migranti in mano a milizie e amministrazioni corrotte. E il mare restituisce sempre nuovi morti». il Fatto Quotidiano, 10 maggio 2017 (p.d.)

“Sono riemersi altri corpi sulla spiaggia. Sono ancora pochi. Ma immagino che molti altri ne arriveranno”, ha raccontato al Fatto sabato sera Ibrahim Mahjoob, direttore del centro di detenzione per migranti donne di Surman, piccola città sulla costa libica 60 km a ovest di Tripoli. Sarebbero 13 i corpi riemersi sul tratto di costa di Surman nelle stesse ore in cui un numero non precisato di corpi senza vita sarebbe stato rinvenuto sulla spiaggia di Zawiya, una ventina di chilometri più a est, nei pressi di Zuwara, al confine con la Tunisia. Nelle solo città di Zawiya circa 84 corpi sono stati rinvenuti dall’inizio dell’anno, come spiega il volontario della Mezzaluna Rossa di Zawiya, Mohamed Sifwa. “Tanti altri corpi sono in mare e la Guardia costiera li sta recuperando”. Corpi gonfi d’acqua, arsi dal sole e dalle acque del Mediterraneo, resi irriconoscibili. Così uomini, donne e bambini diventano numeri, quelli delle vittime registrate da istituzioni europee e libiche e organizzazioni non governative.

“Il naufragio potrebbe essere avvenuto circa10 giorni fa”, spiega Mahjoob. Secondo il direttore si tratterebbe di un gommone partito da Sabrata. Nota per le antiche vestigia romane, Sabrata negli ultimi due anni è divenuta il principale punto di imbarco delle carrette del mare. Qui trafficanti legati alla mafia nigeriana e sudanese gestiscono un giro di affari che lo scorso anno ha generato circa 150 milioni di euro, se si calcola una media di 400 euro per migrante su 180 mila arrivi nel 2016.

A Sabrata non esiste un’unità locale dei guardia coste, e quelle di Tripoli, Zawiya e Sabrata non entrano nelle acque territoriali della città vicina per non innescare tensioni e faide tribali, come nella migliore tradizione mafiosa. Mentre i guardia coste di Zawiya sono stati accusati più volte di essere in affari con i trafficanti di migranti di Sabrata, altre motovedette libiche lamentano la mancanza di mezzi economici e imbarcazioni per svolgere il loro lavoro, ed escono solo su segnalazione di mezzi in difficoltà al largo delle proprie coste.

Nel weekend le organizzazioni non governative hanno recuperato circa 6000 migranti al largo delle coste libiche. Nella stessa giornata, sul versante libico, 651 persone sono state recuperate dalla Guardia costiera di Tripoli. Nella conferenza stampa a Tripoli dopo il recupero dei migranti, il comandante della Guardia costiera della regione centrale, Rida Issa ha criticato le Ong: “Sono un segnale per i migranti che il viaggio fino in Europa è sicuro, perché sanno che non dovranno attraversare tutto il mare in piccole imbarcazioni”. “Tu arrivi ad Agadez e lì qualcuno garantisce per te fino all’Europa. E tu paghi quando arrivi salvo in Sicilia”, ha raccontato tempo fa al Fattoun giovane ghanese nel carcere per migranti di Triq Siqqa a Tripoli. L’anarchia ha lasciato spazio di manovra non solo alle milizie, ma anche e soprattutto alle organizzazioni criminali attive nella regione dell’Africa Subsahariana e nel Corno d’Africa. “A Sabrata ci sono uomini armati nigeriani a guardia dei casolari di periferia dove vengono stipate migliaia di migranti prima della partenza”, spiega una fonte di Sabrata: “Questo era impensabile fino a un paio di anni fa”.

L’internazionalizzazione del business ha portato a una sorta di industrializzazione. “Oggi il trafficante di migranti a Sabrata sa con largo anticipo quando arriverà il successivo carico di migranti. Prima arrivavano alla spicciolata”, rivela una fonte di Zuwara, dove le forze di sicurezza locali due anni fa sono riuscite a porre fine al business delle partenze.“La presenza di milizie che chiedono ciascuna una percentuale, lungo tutto il tragitto, fa aumentare esponenzialmente i costi delle varie tratte”. Prima il passaggio dei migranti da Sabha, città nel deserto, fino a Tripoli, veniva a costare ai migranti il prezzo del biglietto di un autobus o di un taxi collettivo. Oggi invece le organizzazioni criminali transnazionali si occupano anche di quella tratta e devono pagare il pedaggio ai vari gruppi armati. “Questo comporta una riduzione del guadagno dei trafficanti che operano sulla costa. Ecco perché i trafficanti riducono giorno dopo giorno gli standard per la traversata”, spiega la fonte: “Le missioni umanitarie ovviamente sono lì per aiutare. E solo quello possono fare, almeno fin quando la Libia non uscirà da questa crisi e sarà più stabile. Solo allora le istituzioni e il futuro esercito saranno in grado di mettere fine al governo delle milizie e scacciare le organizzazioni criminali che vengono da fuori”.
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