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Il provocatorio progetto di uno studio messicano per un muro “molto bello” e di colore rosa intenso che piacerebbe a Trump. Gli americani potrebbero contemplare dall’alto il Messico con “gorgeous perversity”. Estudio 3.14 di Guadalajara: Progetto “Prison Wall” (m.c.g.)

scritta dai media

DAI MEDIA

lunedì 1 maggio 2017

La mistificazione delle ONG colpevoli

Qualche ulteriore informazione e riflessione di  Carlo Lania, Rachele Gunnelli,  Giusi Nicolini,  Luigi Manconi sulla scandalosa campagna scatenata da alcuni politicanti. il manifesto, 30 aprile 2017, con riferimenti



ALFANO:
ALLA CAMPAGNA CONTRO LE ONG:
«STO CON ZUCCARO AL 100%»
di Andrea Colombo


«Alla deriva. Il ministro spacca la linea del governo. Scontro con Orlando, Gentiloni difende "l’attività preziosa! delle organizzazioni»

C’è chi sulla pelle dei migranti ci fa più soldi che con gli stupefacenti, come disse Salvatore Buzzi, e chi spera di riempire invece i forzieri elettorali. La denuncia sulle eventuali collusioni tra Ong e trafficanti di esseri umani, partita da Luigi di Maio e dal procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, è diventata ieri la linea del fronte su cui si gioca una campagna elettorale strisciante e venefica. Il ministro degli Esteri Angelino Alfano si schiera senza riserve col procuratore e di conseguenza contro il grosso del governo, che invece fa muro in difesa delle Ong e del loro ruolo prezioso nel salvataggio di migliaia di vite.

Alfano va a spada tratta: «Do ragione al procuratore al 100%. Ha posto una questione vera e non ha generalizzato. Bisogna capire come fanno alcune Ong, non tutte, a spendere tutti questi soldi solo con i finanziamenti dei sostenitori. Bisognerà accertarlo».

Parole che destano la massima ira a palazzo Chigi, perché la caccia al voto di destra di Alfano spacca una linea di governo altrimenti omogenea. Le repliche arrivano a stretto giro e la più acuminata è quella del ministro della Giustizia Andrea Orlando: «Se Alfano è così convinto c’è da chiedersi perché non se ne è accorto quando faceva il ministro degli Interni. Era distratto». Botta e risposta: «Ho fatto la dichiarazione che avrebbe dovuto fare lui se non fosse assente», replica il ministro degli Esteri.

La posizione di Alfano non è opposta a quella del premier Paolo Gentiloni, del suo predecessore Matteo Renzi, del guardasigilli Orlando o del presidente del Senato Pietro Grasso, tutti intervenuti ieri: nessuno chiede di non indagare o non approfondire. Sono però opposti i toni, che in casi come questo sono tutto. Anche Gentiloni assicura che «se ci sono da parte della magistratura informazioni attendibili e credibili non sarà certo il governo a contrastarle». Allo stesso tempo, però, riconosce alle Ong i loro meriti. La loro è «un’attività preziosa e benvenuta: dobbiamo essere grati per il lavoro che fanno».

RENZI SI SCAGLIA contro M5S e Lega, che «sono dalla stessa parte» e «vogliono solo lucrare qualche voto», anche se si sottrae alle polemiche con il procuratore di Catania: «Noi siamo dalla parte dei giudici ma non si spara nel mucchio per prendere voti». Attacca invece frontalmente Zuccaro l’ex magistrato che presiede il Senato: «Mi pare un po’ fuori dall’ordinamento che un magistrato si possa pronunciare prima delle indagini. Quando si è conclusa l’istruttoria si può forse renderne noto l’esito. Mai prima».

Passano le ore. I toni si alzano. Il dibattito diventa una rissa nella quale tutti menano fendenti. «Non accettiamo lezioni da Grasso e Boldrini», contrattacca Di Maio e accusa il governo di prendersela con il procuratore Zuccaro «perché sta indagando sul Cara di Mineo». Colpo alla cieca vibrato al momento sbagliato. Il primo a risentirsi per le indagini su Mineo e sull’ex sottosegretario Giuseppe Castiglione dovrebbe essere proprio Alfano, padrino politico di Castiglione, che invece difende il procuratore. Grasso non ci sta e scazzotta a sua volta rivolto a Di Maio: «Hai già dimostrato di avere grosse lacune in storia, geografia e diritto: qualche lezione ti sarebbe utile». La Lega, non paga del livello raggiunto dalla rissa, prova a versare qualche litro di benzina in più: «Denunceremo il governo, il Pd e i presidenti delle Camere per favoreggiamento».

Mentre fioccano gli insulti, si delineano due fronti, in un succoso anticipo di quel che sarà la campagna elettorale: tutta la destra, più M5S, si compatta a difesa di Zuccaro, con il palese intento di colpire le Ong e in realtà l’intera politica sull’immigrazione. Il centrosinistra invece fa scudo alle Ong, ma senza attaccare direttamente il procuratore. In privato dicono anzi che Renzi sia più vicino alle posizioni di Alfano di quanto non sia disposto ad ammettere. Probabilmente nel Pd circola il dubbio che Zuccaro disponga davvero di qualche elemento che autorizzi almeno sospetti e che abbia alzato così la palla proprio per smuovere le acque data la difficoltà di verificarli.

Ma quali che fossero le sue intenzioni, e per di più nel clima avvelenato della politica italiana, la sua mossa è stata disastrosa.

«Il 90 per CENTO DEGLI INTERVENTI
COORDINATI DA ROMA»
di Carlo Lania


«Il rapporto della Guardia costiera. Migranti costretti a viaggiare in condizioni più dure e pericolose rispetto al passato»
Tra coloro che in Italia sanno come funzionano i salvataggi in mare dei migranti c’è sicuramente la Guardia costiera. Non fosse altro perché la stragrande maggioranza delle operazioni di search and rescue (Sar), ricerca e salvataggio delle imbarcazioni cariche di uomini, donne e bambini che partono dalla Libia dirette in Europa vengono predisposte dal Maritime coordination centre (Mrcc) che ha sede a Roma: il 90% del totale, secondo il rapporto 2016 della stessa Guardia costiera. Basterebbe questo dato per consigliare quanto meno prudenza nel far propri i sospetti con cui da settimane si accusano le Ong impegnate ai limiti della acque territoriali libiche di presunti contatti con le organizzazioni criminali che gestiscono il traffico di essere umani.

Negli ultimi mesi gli interventi di soccorso sono diventati sempre più difficili a causa di fattori diversi. Prima fra tutte c’è la situazione politica del paese nordafricano. Per quanto il governo guidato dal premier al Serraj sia sempre più instabile, la sola possibilità di maggiori controlli sul territorio ha spinto fin dall’inizio dell’anno i trafficanti a far partire il maggior numero di barconi possibile, nonostante spesso le condizioni del mare non lo consentissero. Come dimostrano numerose testimonianze di migranti che, una volta in salvo, hanno raccontato di essere stati costretti a salire sotto la minaccia delle armi a bordo di gommoni o barconi capaci appena di stare a galla. E, contrariamente a quanto accadeva in passato, fatti partire anche di notte. «Rispetto al modus operandi degli anni scorsi – denuncia il rapporto della Guardia di finanza – si è registrato un incremento di partenze dalla Libia anche con condizioni meteo marine avverse ed in ore notturne, determinando un impegno pressoché costante nelle attività di coordinamento del Mrcc a favore dei mezzi impegnati nelle operazioni Sar. In passato invece le partenze avvenivano prevalentemente alle prime ore del giorno e con condizioni meteo marine maggiormente favorevoli».

Altro elemento di difficoltà, anch’esso in contrasto con quanto avveniva in passato, è la sempre più frequente assenza di telefoni satellitari, che ha reso ancora i viaggi ancora più pericolosi – vista l’impossibilità di chiedere aiuto e la conseguente maggiore difficoltà di intervento da parte dei soccorritori. Infine c’è la decisione dei trafficanti di riempire il più possibile i barconi. «Rispetto agli anni precedenti – scrive ancora la Guardia costiera – il numero dei migranti presenti a bordo dei gommoni è aumentato da circa 100 e circa 130/150 fino anche a superare, in qualche caso, le 200 persone con conseguente sempre maggiore probabilità di naufragio». Un elemento che ha contribuito a un notevole aumento delle operazioni di salvataggio, passate dalle 950 del 2014, e 905 del 2015, a 1.424 nel 2016.

Tutti questi fattori hanno contribuito a far sì che nelle acque internazionali di fronte alla Libia sia presente da tempo una eterogenea flotta composta da unità navali di diversa natura ma ugualmente impegnate nelle operazioni di salvataggio: dalla Guardia costiera (35.875 migranti salvati nel 2016) alla missione europea Sophia (22.885), dalla Marina militare italiana (36.084) alla Guardia di finanza (1.693), dalle unità di Frontex (13.616) alle motovedette dei carabinieri (174) alle unità militari straniere (7.404). A queste vanno aggiunte le navi mercantili (13.888) e, naturalmente, le navi delle tante Ong che nel 2016 hanno salvato 46.796 migranti. Dieci quelle impegnate nel Mediterraneo centrale: Moas, Seawatch, Sos Mediterranee, Sea eye, Medici senza frontiere, Proactiva open arms, Life boat, Jugend rettet, Boat refugee, Save the children.

Fatta eccezione per le «ipotesi di lavoro» sulle quali sta indagando la procura di Catania, finora nessuno ha avanzato sospetti sull’operato delle Ong. Non lo ha fatto il generale Stefano Screpandi, capo del III reparto operazioni del Comando generale della Guardia di Finanza, ascoltato il 19 aprile scorso dalla commissione Difesa del Senato che ha avviato un’indagine. Così come l’ammiraglio Enrico Credendino, comandante della missione Sophia, ha escluso che la presenza di navi nelle acque internazionali – a partire da quelle sotto il suo comando – possa rappresentare un «fattore di attrazione» per i migranti. «Quando c’è stata l’interruzione di Mare nostrum e prima di Mare sicuro il numero dei migranti è aumentato, non diminuito – ha ricordato -. Di certo i migranti non partono perché ci sono le imbarcazioni in mare, ma perché ci sono guerre, terrorismo, mancanza di acqua e cibo». Sarebbe bene per tutti non dimenticarlo.

NICOLINI: «DI MAIO E CINQUESTELLE
IGNOBILI SULLE ONG»
di Rachele Gonnelli


Intervista alla sindaca di Lampedusa. «Se ci si propone come forza alternativa di governo si devono avere soluzioni. Quella del M5S qual è? Avere più morti, così ci sarebbero meno sbarchi»

Giusi Nicolini, sindaca di Lampedusa, ha ancora nelle orecchie l’eco del suo litigio in tv con Luigi Di Maio – «mi ha infastidito soprattutto quando ha usato la parola taxi, ma lo sa di cosa sta parlando? è mancanza di rispetto per i disidratati buttati a mare come zavorra, le donne incinte, i minori rimasti soli», dice – e negli occhi ha la scena della petroliera che nell’autunno scorso a largo della Libia lasciò andare a picco un’imbarcazione carica allo spasimo senza premurarsi di dare l’allarme. «Sul ponte i marinai facevano foto e filmini mentre la gente moriva affogata». La sindaca è convinta che chi oggi «cerca di affondare le ong» ritenendole parte del traffico di migranti o fattore di attrazione, in realtà propone come unica soluzione che ci siano più morti. Una posizione che definisce «ignobile».

Come siamo passati dall’orgoglio nazionale per Fuoco ammare candidato all’Oscar a questa campagna denigratoria sui soccorritori?
Quando si soffia in continuazione sull’emotività si rischia l’assuefazione. Non ci si può sedere a tavola e mangiare con i bambini che muoiono affogati e così, per autodifesa, si diventa cinici, ci si anestetizza. Si deve invece riportare il discorso sul piano razionale e politico e allora non è neanche spiegabile con la logica l’attacco alle ong. Quando le ong non operavano in alto mare i migranti arrivavano lo stesso, a Lampedusa nella discarica dei barconi il papa ha detto messa, solo che morivano di più. L’Italia e l’Europa davvero vogliono puntare a far pendere la bilancia sul peso della morte per scoraggiare le traversate? Chi è al governo ma ancor più chi dall’opposizione si candida a governare deve avere argomenti e risposte. Sono anch’io perché le ong vadano a dare il loro contributo altrove, in Africa o ad aiutare le agenzie europee per l’asilo sulla terra ferma, ma per fare questo servono canali legali e sicuri. Di Maio e i Cinque Stelle dicono che le ong vanno troppo vicino alle coste, buttano fango immaginando complicità inesistenti ma non danno risposte alternative, non sono credibili.

Ai taxi di Di Maio si è aggiunto Di Battista che parla di ong buone e ong che frequentano “alberghi a Cinque stelle”, le raffronta con Mafia capitale.
Si pesca nel torbido quando si mischia tutto con accuse generiche. I disonesti e i bravi stanno ovunque, è una banalità. Ma la tratta, il traffico di esseri umani, è un business internazionale strutturato e organizzato, che forse ora produce più proventi di armi e droga. Altra cosa sono le ruberie e il malaffare che una gestione emergenziale favorisce, per l’accoglienza ai migranti come per alluvioni e terremoti. Se si volesse governare e regolare l’immigrazione si dovrebbe cominciare con cambiare la Bossi-Fini, superare le grandi strutture come Cas e Cie dove si ammucchiano i migranti in soprannumero favorendo l’opacità degli enti gestori incaricati per lo più senza bandi. Con i tempi lunghi nei pagamenti dello Stato le piccole comunità non riescono a sopperire ai costi e le grandi lucrano sul sovraffollamento: meno servizi offrono, più guadagnano quando arrivano i soldi statali. Anche alberghi, campeggi, agriturismi contattati all’ultimo minuto. A Lampedusa ormai conosciamo bene questi meccanismi. E bisogna pensare che la prima fase dopo lo sbarco è la più delicata, da quella dipende tutto il rapporto della persona sbarcata con la nostra società. Se lo tratti da delinquente, da animale, da clandestino poi non ti puoi aspettare che si senta un cittadino e intanto alimenti il clima di odio che spesso è reciproco e può dare la sponda a chi pesca in questo rancore per adescare jihadisti. E così i terroristi li formiamo noi.

C’è chi vorrebbe ong alla sbarra per favoreggiamento all’immigrazione clandestina.
Era un tema sbandierato da Salvini e Gasparri, ma a loro ormai siamo abituati, ai 5 Stelle che si propongono come alternativi, no. In realtà esiste il reato di omissione di soccorso, quello sì. Complici dei trafficanti sono coloro che continuano a pensare di blindare una frontiera europea su un confine liquido. Noi stiamo organizzando un nuovo canale umanitario per 500 etiopi con la comunità di Sant’Egidio e le Chiese evangeliche.

Se non ci fossero più la Guardia costiera italiana e le ong a soccorere i gommoni, per la sua esperienza di lampedusana, gli sbarchi finirebbero?
Ancora nel 2015 il 40% dei naufraghi sono stati salvati dai mercantili e prima ancora c’erano i pescherecci. Sono tenuti a farlo anche se nessuno pagherà loro i danni per le giornate di lavoro perse e anche se non sono qualificati al soccorso umano. Sono vent’anni ormai a Lampedusa che ci confrontiamo con questi problemi, non vogliamo metterci in cattedra ma abbiamo un’esperienza e chiediamo rispetto per chi aiuta e soluzioni serie».

ONG NEL MIRINO,
IL SOTTOFONDO OSCURO DEL TEOREMA ZUCCARO
di Luigi Manconi

Tra i tanti fattori indecenti di questo scandalo del posticcio scandalo delle Ong, ne voglio sottolineare due.
L’immagine, così frequentemente utilizzata, dei «taxi del Mediterraneo» (Luigi Di Maio) appartiene a un immaginario dozzinale e a una misera sottocultura che ha già prodotto la definizione di «hotel di lusso» (Roberto Castelli) a proposito degli istituti penitenziari italiani. E rimanda a un’angustia mentale, a una concezione immancabilmente sordida delle attività umane, a una voluttà di anticonformismo straccione, indirizzato contro il «buonismo» così come contro la globalizzazione, contro le politiche universalistiche e contro tutto ciò che trascende il perimetro del giardino di casa.

E a quel sottofondo oscuro di pulsioni profonde che è il collante principale di settori dell’elettorato di Lega e Cinquestelle: un rancore sociale che arriva a vedere nei migranti – così come nei detenuti – i concorrenti di una competizione giocata sulle macerie dei sistemi di welfare e delle culture solidaristiche.

C’è poi, in questo quadro, un secondo elemento almeno altrettanto offensivo. Ed è rappresentato da quel Dottore Carmelo «forse» Zuccaro che rovescia d’un colpo solo il già traballante codice di comportamento della categoria, mortificando ogni regola, umiliando ogni stile di condotta e infrangendo ogni vincolo di ruolo. In una incontinente e a tratti persino esilarante performance oratoria, il Dottore Carmelo «forse» Zuccaro annuncia prima di «aver aperto» e, dopo un mese, di «voler aprire un’inchiesta per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina nei confronti delle Ong». E poi è tutto un rovinoso e logorroico precipitare: «Ho evidenze che tra alcune Ong e i trafficanti di uomini ci sono contatti diretti», «alcune Ong potrebbero essere finanziate dai trafficanti», ma «non sappiamo ancora se e come utilizzare processualmente queste informazioni».

Il procuratore disegna così un vero e proprio progetto criminale che potrebbe avere tra le sue finalità – alla lettera – «la destabilizzazione dell’economia italiana». E denuncia l’esistenza di un piano capace di minacciare gli interessi italiani e la stessa sicurezza nazionale. Ma, alla prima richiesta di verifica, quella articolata e dettagliata narrazione si disgrega e si sfalda sotto una sequenza di avverbi di dubbio (forse, innanzitutto; e poi: probabilmente, quasi, eventualmente…), di tempi al condizionale e di periodi ipotetici. E il Dottore Carmelo «forse» Zuccaro candidamente dichiara di non avere «alcuna prova» e che, tuttavia, è suo dovere segnalare «il fenomeno». Va detto – per amor di verità – che ormai da trent’anni una parte, numericamente ridotta ma irresistibilmente loquace, della magistratura ci ha abituato a simili mitologiche rappresentazioni: «senza alcuna prova».

E tuttavia qui si rischia davvero di toccare il fondo di un comportamento che disonora la stessa magistratura e ne deforma fino alla caricatura la funzione.

Sia chiaro: certamente vanno indagate le possibili ombre che l’attività di soccorso può suscitare, va incentivata la massima trasparenza e vanno stabilite regole condivise: non contro le organizzazioni, ma a loro stessa tutela. Ma qui si è fatto l’esatto contrario. Qui si è allestita la più velenosa campagna di denigrazione e manipolazione contro le politiche per l’immigrazione e l’asilo: una campagna che, per ragioni molto serie e preoccupanti, è penetrata fino in fondo alle culture tradizionalmente considerate della solidarietà (riconducibili alla sinistra, e non solo).

E pensare che tutto ha avuto inizio con un rapporto di Frontex che accenna ad alcune conseguenze non volute (unintended consequences), ad effetti involontariamente avversi che coinvolgerebbero la presenza delle navi militari e di quelle delle Ong e il loro aumento nel corso del 2016, a poche miglia dal limite delle acque libiche. Effetti che porterebbero entrambe queste categorie di navi (quelle militari e quelle delle Ong) a essere l’obiettivo più agevolmente raggiungibile da parte dei migranti. Tutto qui. E senza che venisse posto in discussione il fatto che il cosiddetto pull factor, di cui si è parlato fin dai tempi di Mare Nostrum, viene considerato dagli stessi soggetti militari un elemento secondario rispetto a quel push factor, ben maggiore e inarrestabile, che induce migliaia e migliaia di persone a lasciare la propria terra.

Tanto è vero che a tutto questo improbabile castello di accuse hanno risposto puntualmente non solo i rappresentanti delle Ong, ma soprattutto gli alti ufficiali responsabili delle diverse missioni italiane ed europee nel Mediterraneo.

E, finalmente, giovedì scorso anche le istituzioni dell’Unione europea si sono fatte sentire. Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione europea, ha affermato che «non c’è alcun tipo di prova che le Ong lavorino con organizzazioni criminali» e, ancora, che quelle stesse Ong «sono un asset prezioso perché fanno quello che i governi per ragioni politiche non sono in grado di fare».

Ecco, questo è il punto: le Ong surrogano una politica europea o totalmente deficitaria o drammaticamente irresponsabile. E guai se non ci fossero le Ong.

Riferimenti

Per comprendere meglio vedi, su questo sito, l'impareggiabile articolo di Barbara Spinelli  Le Ong, Lord Jim e i soliti sospetti e l'eddytoriale174 di eddyburg

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