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martedì 16 maggio 2017

Il salva-abusi

Articoli di Luciano Cerasa  e di Corrado Zunino e dichiarazione di Loredana De Petris. il Fatto Quotidiano, la Repubblica, il manifesto, 15-17 maggio 2017


il Fatto Quotidiano
ABUSI EDILIZI, VERDI: “MATTARELLA E GRASSO FERMINO
LA LEGGE CHE LI LEGALIZZA E FERMA LE DEMOLIZIONI.
È PEGGIO DI UN CONDONO”

«Il ddl, che ha come primo firmatario l’ex senatore di Forza Italia passato ad Ala Ciro Falanga, arriverà in aula al Senato giovedì 18. Prevede che le case abitate finiscano ultime in ordine di priorità tra quelle da abbattere. Gli ambientalisti: "Invece di commissariare i comuni che non eseguono le demolizioni, si è scelta una strada assurda come quella di fermare le ruspe"»

Un provvedimento “di una gravità inaudita”, che «legalizza in modo permanente l’abusivismo con una portata peggiore del condono edilizio dal punto di vista dei suoi effetti futuri». E’ il giudizio dei Verdi sul disegno di legge che fissa i «criteri per l’esecuzione di procedure di demolizione di manufatti abusivi», che il 18 maggio arriverà in aula al Senato. Il coordinatore nazionale Angelo Bonelli e il responsabile territorio e paesaggio Sauro Turroni lanceranno il 16 maggio un appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al presidente del Senato Pietro Grasso perché la legge, che ritengono presenti «vari profili di incostituzionalità», sia fermata e non venga promulgata.
Secondo i Verdi il ddl, primo firmatario l’ex senatore di Forza Italia passato ad Ala Ciro Falanga, «produrrà effetti di continue violazioni di legge» perché «introduce l’abusivismo di necessità e le case abitate non saranno abbattute perché collocate per ultime nell’ordine di priorità anche se si trovano in zone vincolate dal punto di vista ambientale e idrogeologico».

In testa alla lista delle priorità degli abusi da demolire ci sono gli immobili di rilevante impatto ambientale o costruiti su area demaniale o in zona soggetta a vincolo ambientale e paesaggistico o a vincolo sismico o a vincolo idrogeologico o a vincolo archeologico o storico-artistico, quelli che costituiscono un pericolo per la pubblica e privata incolumità e quelli sottratti alla mafia perché nella disponibilità di soggetti condannati per reati di associazione mafiosa o di soggetti colpiti da misure di prevenzione. Tuttavia all’interno di ognuna di queste categorie sono stabiliti ulteriori gradi di priorità. Gli edifici saranno demoliti secondo questo ordine: prima quelli in corso di costruzione o non ultimati alla data della sentenza di condanna di primo grado, poi quelli non stabilmente abitati e infine quelli abitati.

Per ciascuna delle 3 sopra dette categorie i Procuratori della Repubblica detteranno i criteri di priorità che dovranno tenere conto delle specificità del territorio di competenza, attribuendo la priorità, di regola, agli immobili in corso di costruzione o comunque non ultimati alla data della sentenza di condanna di primo grado e agli immobili non stabilmente abitati. Infine, per gli abbattimenti vengono stanziati 10 milioni di euro l’anno, a fronte di un costo di circa 80mila euro a demolizione.
«Le demolizioni con questa futura legge saranno fermate per due ordini di motivi», si legge nell’appello. «Perché la cifra stanziata per le demolizioni è sufficiente per eseguirne 130-140 all’anno e perché buona parte delle case sono abitate e quindi saranno in coda alle priorità stabilite dalla legge e perciò mai demolite. Ma l’aspetto più grave della legge è che la sua applicazione non ha limiti di tempo a differenza dei condoni. Questo significa che tra tre mesi, un anno o due chiunque potrà edificare una villa sulla costa, in una vallata o in qualunque altro luogo avendo i requisiti di necessità. Questo significa che il parlamento della Repubblica Italiana si accinge a legalizzare in modo perenne l’abusivismo edilizio, che anzi dalla norma riceverà ulteriori stimoli. E la norma potrà diventare uno strumento formidabile anche in mano alla criminalità che con prestanome, che corrispondano a criteri di necessità previsti della legge, potrà realizzare case abusive in spregio alla legge».
Invece, dunque, di «approvare norme più stringenti per demolire sul nascere l’abuso e per commissariare quei comuni, anche con lo scioglimento dei consigli comunali, che non sono rigorosi o nell’adottare strumenti urbanistici o nell’eseguire le demolizioni, si è scelta una strada assurda come quella di fermare le ruspe dietro l’alibi delle priorità e dell’inesistente abuso di necessità. Non è un caso che nei resoconti stenografici i senatori Falanga e Palma parlino esplicitamente di fermare le demolizioni a partire dalla Campania. Infatti sia il Presidente della regione Campania De Luca che della Sicilia Crocetta attendono con ansia questa legge dopo aver approvato in giunta provvedimenti blocca ruspe». In Campania le case abusive sono 70mila, in Sicilia ne sono state costruite 2.438 nel 2015 e 1.749 nel 2016.

L’appello è già stato firmato da Paolo Berdini, Vittorio Emiliani, Gianfranco Amendola, Francesco Lo Savio, Vezio De Lucia, Luana Zanella, Fabio Balocco e Mario Staderini.


il Fatto Quotidiano
IN SENATO ARRIVA IL SALVA-ABUSI
di Luciano Cerasa

«Una proposta di legge dei verdiniani sottoscritta da un’ampia maggioranza allontana le ruspe dai fabbricati, basta dimostrare che siano abitati. Solo in Campania sono 70 mila».

Giovedì arriva nell’aula del Senato il progetto di legge “blocca ruspe”. La giunta della Campania, guidata da Vincenzo De Luca, lo attende con trepidazione da mesi, al punto da averne anticipato gli effetti in una proposta di legge regionale approvata il 16 marzo scorso. E il momento è arrivato. Sembra proprio che il progetto normativo – primo firmatario il verdiniano Ciro Falanga – abbia la strada spianata, almeno al Senato. Il testo con pochi emendamenti è stato approvato nelle commissioni di Palazzo Madama con una maggioranza inedita che va dal Pd a Forza Italia e M5S.
Tutti d'accordo nel fermare le demolizioni introducendo nella normativa due criteri che lasciano ampie possibilità di farla franca. Il primo è quello della penuria di fondi. La legge assegna per l’esecuzione delle demolizioni appena 10 milioni di euro ogni anno fino al 2020. Basta per eseguirne 130-140 all’anno. Con il secondo si stabilisce che tutte le case abitate saranno messe in coda alla lista degli edifici da demolire, senza distinzioni tra casotti di tufo e ville con piscina. “Ma l’aspetto più grave – rincarano il coordinatore nazionale dei Verdi Angelo Bonelli e il responsabile territorio e paesaggio Sauro Turroni – è che l’applicazione non ha limiti di tempo a differenza dei condoni. Questo significa che chiunque potrà edificare una villa sulla costa, in una vallata o in qualunque altro luogo avendo i requisiti di necessità, uno strumento formidabile anche in mano alla criminalità che potrà agire indisturbata utilizzando dei prestanome”.

Secondo la lettura dei Verdi si fermeranno anche le demolizioni delle case abitate edificate nelle aree protette, con vincolo ambientale e idrogeoogico. “Appellandosi a questa legge, gli avvocati faranno giustamente il loro dovere che è quello di tentare ogni strada per impedire la demolizione dell’immobile del proprio assistito – ha avvertito il procuratore generale di Napoli Luigi Riello – ogni legale dirà: perché demolite casa al mio cliente e non a quell’altro? È stato verificato che l’ordine di priorità è stato rispettato? Sono stati controllati bene tutti i criteri? I quali criteri, mi si permetta di dirlo, mi sembrano evanescenti”.

Ed è soprattutto in Campania che l’abusivismo edilizio è diventato una piaga storica, favorita più che contrastata dalla politica in cambio di voti. Tanti. Nella regione dove circa il70% dei Comuni è privo di un Piano regolatore e anche la zona rossa intorno al Vesuvio è intensamente popolata, le case abusive sono oltre 70 mila. Per De Luca non c’è alternativa. Da poco eletto governatore, spiegava: “Ci vuole una sanatoria, si tratta di buon senso”. E poi: “Se c’è un povero cristo che nell’entroterra campano, senza danneggiare nessun paesaggio, ha fatto l’abuso, lo si sana perché non abbiamo alternative”. Ogni anno in Italia vengono realizzate 20 mila nuove case abusive. In Sicilia anche il governatore Rosario Crocetta ha proposto di fermare le ruspe, nonostante esista una casa abusiva ogni 900 metri di costa.


la Repubblica
AL VOTO LA NUOVA LEGGE SULLE DEMOLIZIONI. 
E SCATTA L'ALLARME:
«SI RISCHIA L'ABUSIVISMO LEGALIZZATO»
di Corrado Zunino

 «Un appello di Verdi, urbanisti ed ex magistrati contro il Decreto Falanga: "Così si legalizza per sempre l'abusivismo edilizio". Nasce l'abuso per necessità: "Niente ruspe per chi non ha un'altra casa"».

Roma - In Senato si vota, fra tre giorni, una legge per cambiare le regole sugli abbattimenti delle abitazioni abusive. Il primo firmatario è un verdiniano, Ciro Falanga, e il decreto in dirittura d'arrivo prevede una serie di provvedimenti di peso. Oggi la maggior parte delle demolizioni è affidata alla magistratura, che interviene quando i sindaci non ottemperano (quasi sempre, in Italia). La novità del Decreto Falanga è quella di organizzare una vera e propria classifica delle priorità per l'invio delle ruspe. In fondo a questa graduatoria c'è "l'abuso per necessità".

A chi non ha un alloggio alternativo - la maggior parte di coloro che hanno commesso un abuso edilizio, d'altra parte - non si potrà tirare giù l'edificio illegale. Fosse anche una villa, fosse anche in un'area protetta. Nel testo, si legge, all'ultimo posto delle priorità sono posizionati «gli immobili abitati la cui titolarità è riconducibile a soggetti appartenenti a nuclei familiari che non dispongano di altra soluzione abitativa». Si dovranno quindi segnalare «alle competenti amministrazioni comunali» gli edifici «in possesso di soggetti in stato di indigenza».
A sostenere il decreto - è il 580-B, "Disposizioni in materia di criteri per l'esecuzione di procedure di demolizione di manufatti abusivi" - ci sono dieci milioni di euro. Una cifra che, parametrata ai costi attuali di un abbattimento, consentirebbe 130 interventi l'anno in tutto il Paese.

Il Decreto Falanga è atteso con una certa premura dai governatori della Campania e della Sicilia. In particolare, Vincenzo De Luca ha disposto a Napoli e nelle altre quattro province campane la sospensione di ogni intervento di demolizione in attesa dell'ultimo passaggio parlamentare del Ddl 580-B, appunto al Senato. Ma l'azione di Ala e Forza Italia - che fin qui non ha incontrato ostacoli da parte del Pd e del Movimento 5 Stelle, la sesta commissione ha votato favorevolmente e all'unanimità - conosce un'opposizione formale da parte dei Verdi con i suoi coordinatori nazionali Angelo Bonelli e Luana Zanella e il responsabile territorio Sauro Turroni. In questa campagna sono affiancati da urbanisti di peso come Paolo Berdini (ex assessore della Giunta Raggi) e Vezio De Lucia, ex magistrati ambientali come Gianfranco Amendola e Domenico Lo Savio, dal radicale Mario Staderini, l'intellettuale Vittorio Emiliani, l'avvocato Fabio Balocco.

Sul provvedimento si è già espresso il procuratore generale di Napoli, Luigi Riello. «Se si irrigidiscono i criteri di priorità con una legge si apre la via a un contenzioso enorme», ha detto. «Gli avvocati tenteranno ogni strada, giustamente, per impedire la demolizione dell'immobile del proprio assistito. Si chiamano incidenti di esecuzione. Ogni legale alzerà un'opposizione: perché demolite la casa del mio cliente e non quella a fianco?». I criteri di priorità, sostiene il magistrato, sembrano evanescenti: «Questa legge prova a tutelare il piccolo abuso di necessità rispetto all'ecomostro, ma rischia solo di rallentare l'intero processo di demolizioni».

Nel Napoletano, dove ci sono 70.000 abitazioni fuorilegge, si era avvertita nelle ultime stagioni un'inversione di tendenza con una decrescita dei manufatti abusivi e un aumento delle autodemolizioni da parte dei proprietari: sconfitte al processo, diverse famiglie sceglievano di abbattere la costruzione avviata per evitare il conto dello Stato, più oneroso.

Nelle audizioni al Senato si parla esplicitamente di fermare le ruspe al Sud. Il senatore di Forza Italia, Nitto Francesco Palma, anche lui magistrato, ha dichiarato: «Il disegno di legge è volto a salvare dagli abbattimenti le abitazioni delle persone che vivono in Campania con un reddito assai modesto e non già i grandi gruppi alberghieri o i faccendieri che abitano dimore lussuose presso la Costiera sorrentina».

L'appello di chi si oppone al decreto è stato inviato oggi ai presidenti della Repubblica e del Senato e chiede di fermare «una legge blocca demolizioni che legalizza in modo perenne l'abusivismo edilizio». La denuncia di ambientalisti, urbanisti e scrittori sottolinea: «L'aspetto più grave del provvedimento è che la sua applicazione non ha limiti di tempo, a differenza dei condoni. Questo significa che fra tre mesi, un anno o due chiunque potrà edificare una villa sulla costa, in una vallata o in qualunque altro luogo avendo i requisiti di necessità. Significa, inoltre, che da questa norma l'abusivismo riceverà ulteriori stimoli e la criminalità organizzata potrà realizzare case abusive in spregio alla legge attraverso prestanome».


il manifesto
ABUSIVISMO,
«STOP AL DDL FALANGA»
dichiarazione di Loredana De Petris

La capogruppo di Sinistra Italiana e presidente del gruppo misto al Senato, Loredana De Petris, chiede alla maggioranza di rinviare il ddl Falanga in commissione. Il disegno di legge che porta il nome del senatore verdiniano Ciro Falanga potrebbe essere approvato dall’aula di palazzo Madama questa settimana. Sarebbe una pietra tombale sulla demolizione di case abusive - spiegano in un appello ambientalisti, urbanisti e ex magistrati - a causa del meccanismo ideato per programmare le demolizioni: una scala di priorità che ha in cima le case in costruzione, da abbattere per prime, e all’ultimo gradino quelle già abitate. «Le case già abitate di fatto sono tutte salve. Per le altre - dice il verde Angelo Bonelli - bisogna individuare l’abuso, poi arriva la sentenza che ordina la demolizione, e ci sono 90 giorni di tempo per eseguirla. In tre mesi la casa può essere finita, ci si mette dentro una famiglia, e il gioco è fatto». Anche il procuratore generale di Napoli, Luigi Riello, è intervenuto contro il ddl: «Se si irrigidiscono i criteri di priorità con una legge si apre la via a un contenzioso enorme. Gli avvocati tenteranno ogni strada, giustamente, per impedire la demolizione dell’immobile del proprio assistito». Il firmatario del ddl, Falanga, ovviamente difende il suo provvedimento e dice che se non sarà approvato si dimetterà da senatore.
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