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A un secolo dalla dichiarazione di Balfour, con cui il Regno Unito promise la nascita di stato ebraico in Palestina, esautorando i Palestinesi lei loro diritti, la Cisgiordania è “La più grande prigione del mondo” come dice il titolo dell ‘ultimo libro dello storico israeliano Ilan Pappe (da cui è presa la copertina di questa settimana). (a.b)

scritta dai media

DAI MEDIA

mercoledì 3 maggio 2017

L'Unesco comprende le ragioni dei palestinesi e della storia. Gli italiani no

Gli italiani, e gli altri amici dell'oppressore dei palestinesi (e della verità storica9 non hanno prevalso. Ma i giornali italiani tifano per Renzi, oppure non leggono i documenti. la Repubblica, il Fatto quotidiano, 2 e 3 maggio 2017, con postilla


Il Fatto quotidiano, 2 maggio 2017
UNESCO, ALFANO:
“ITALIA CONTRO RISOLUZIONE SU GERUSALEMME”.
MA 22 PAESI LA APPROVANO.
ISRAELE: “VERGOGNOSO”


«La Risoluzione si intitola "Palestina Occupata" ed è stata presentata da Algeria, Egitto, Libano, Marocco, Oman, Qatar e Sudan. Critica severamente il governo israeliano per i suoi progetti di insediamento nella Città Vecchia di Gerusalemme e nei pressi dei luoghi sacri di Hebron. Tra i Paesi che si sono pronunciati a favore del testo, ci sono anche Russia e Cina»

L’Italia si è espressa contro contro la risoluzione sul riconoscimento dei luoghi santi in Israele presentata all’Unesco. Il documento, però, è stato comunque approvato grazie al voto di 22 Paesi. “Ho dato precise istruzioni di voto al rappresentante permanente dell’Italia presso l’Unesco: votare No contro l’ennesima risoluzione politicizzata su Gerusalemme, tra l’altro nel giorno di una importante festa nazionale israeliana”, aveva annunciato il ministro degli Esteri, Angelino Alfano. “La nostra opinione – dice il numero uno della Farnesina – è molto chiara: l’Unesco non può diventare la sede di uno scontro ideologico permanente in cui affrontare questioni per le cui soluzioni sono deputate altre sedi. Coerentemente con quanto dichiarato a ottobre noi, dunque, voteremo contro la risoluzione, sperando che questo segnale molto chiaro venga ben compreso dall’Unesco”.

Il testo della risoluzione, però, è stato adottato a larga maggioranza dall’Unesco. Tra i Paesi che si sono pronunciati a favore del testo, ci sono anche Russia e Cina. Tra le dieci nazioni che si sono opposte, invece, ci sono Stati Uniti, Gran Bretagna, Grecia, Ucraina, Togo, Lituania, Paesi Bassi e Germania, oltre ovviamente all’Italia. Francia, Spagna, India e altri 20 Paesi si sono invece astenuti. La risoluzione era stata presentata da Algeria, Egitto, Libano, Marocco, Oman, Qatar e Sudan. Si intitola “Palestina Occupata” e critica severamente il governo israeliano per i suoi progetti di insediamento nella Città Vecchia di Gerusalemme e nei pressi dei luoghi sacri di Hebron. Chiede inoltre la fine del blocco Israeliano su Gaza senza evocare gli attacchi sferrati da Hamas contro lo Stato ebraico.

“Il tentativo di negare il legame tra Israele e Gerusalemme non cambia il fatto che Gerusalemme è la capitale eterna del popolo ebraico. È una decisione vergognosa“, dice l’ambasciatore israeliano all’Onu, Danny Danon. Prima del voto, il premier israeliano Benyamin Netanyahu aveva duramente criticato il progetto di risoluzione. “Non c’è altro popolo – ha detto – al mondo per il quale Gerusalemme sia così importante e sacra come per gli ebrei, anche se una riunione in programma oggi all’ Unesco cercherà di negare questa verità storica. Denunciamo l’Unesco e ribadiamo quella che è la verità: attraverso la storia ebraica Gerusalemme è stata il cuore della nazione”.

Il 18 ottobre scorso i diplomatici italiani avevano scelto di non prendere posizione sul documento che definisce Israele “potenza occupante” e utilizzava solo la terminologia araba per definire posti simbolici come “il Monte del Tempio“. Una decisione definita come “allucinante” dall’allora presidente del consiglio, Matteo Renzi. E infatti, pochi giorni dopo, l’attuale premier Paolo Gentiloni aveva annunciato che l’Italia era pronta a cambiare la sua posizione sulla risoluzione. “Se ci verranno riproposte anche nel mese di aprile le stesse condizioni: passeremo dal voto di astensione al voto contrario”, aveva detto l’allora ministro degli Esteri. E infatti oggi Alfano ha confermato il pollice verso dell’Italia. CUn annuncio, quello del ministro degli Esteri, che ha raccolto il plauso di Israele. Che però non è bastato per non fare approvare la risoluzione.

la Repubblica, 3 maggio 2017
UNESCO, NO DELL’ITALIA
AL TESTO CONTRO ISRAELE
di Vincenzo Nigra


«Un anno fa Roma aveva scelto l’astensione, ora lo strappo nonostante l’ammorbidimento della risoluzione e il riconoscimento dell’importanza di Gerusalemme per le tre fedi. Netanyahu ringrazia Alfano» 

IL COMITATO esecutivo dell’Unesco, l’agenzia culturale dell’Onu, ieri ha votato ancora una volta una risoluzione contro il comportamento di Israele a Gerusalemme e Gaza. Il testo è stato approvato con 22 voti, ma per la prima volta i voti contrari e gli astenuti sono la maggioranza (23 astenuti e 10 no).

Questa volta fra l’altro le pressioni di Israele e Usa hanno fatto saltare un accordo negoziato fra i paesi arabi e gli 11 paesi della Ue che sono membri del Comitato esecutivo. In cambio della garanzia di un voto positivo, gli europei sotto la guida della Germania avevano ottenuto da arabi e palestinesi alcune modifiche al testo. La mozione era diventata quindi meno aggressiva per Israele; per esempio, era stato evitato di citare soltanto con la dizione in arabo i nomi dei luoghi di Gerusalemme. Inoltre era stato inserito un riferimento al fatto che «Gerusalemme è importante per le tre religioni monoteistiche, Giudaismo, Cristianesimo e Islam», riferimento sempre assente nelle versioni precedenti.

La posizione dell’Italia ha però fatto saltare l’accordo dei paesi europei, tanto che alla fine anche Germania, Gran Bretagna e Grecia hanno abbandonato il voto positivo e si sono schierati per il “no” assieme agli Usa. La posizione italiana filo-Israele è figlia dell’ultimo voto su Israele all’Unesco, quello del mese di ottobre, quando in Italia erano scoppiate polemiche anche all’interno del governo. Allora la Farnesina aveva deciso di astenersi come aveva fatto altre volte in passato. Ma il premier Matteo Renzi aveva reagito criticando il ministero degli Esteri e impegnandosi a far cambiare voto nelle prossime occasioni. Allora Renzi aveva definito «allucinante, oltre che incomprensibile e sbagliata» l’astensione italiana: «È il momento di cambiarla».

Nel weekend il primo ministro di Israele Bibi Netanyahu aveva telefonato al ministro degli Esteri Angelino Alfano, mentre l’ambasciatore a Roma Ofer Sachs ha parlato con i consiglieri diplomatici del premier Gentiloni e con alti funzionari della Farnesina. Ieri Netanyahu ha telefonato ad Alfano dopo il voto per ringraziarlo, come rivela lo stesso ministro italiano: «Avevo annunciato al primo ministro la nostra decisione di votare contro la risoluzione, e avevo anche espresso l’auspicio che altri paesi Ue andassero verso la stessa direzione. Netanyahu ha ringraziato l’Italia per questa scelta che rappresenta un esempio per gli altri Paesi, congratulandosi per il ruolo guida dell’Italia».

postilla
Abbiamo già riportato informazioni sulla questione pubblicando l'articolo La cortina fumogena della paura, di Zvi Shuldiner, il 22 ottobre 2016. Lo avevamo pubblicato con una postilla, che riprendiamo integralmente qui di seguito:
«L'Unesco rimprovera il governo israeliano di non consentire gli interventi amministrativi, gestionali manutentori e religiosi nella Moschea di Al Aqsa, il terzo luogo sacro per i musulmani, costruito nell’anno 705. La pretesa di Netanyahu si fonda sul pretesto che sul medesimo sito esisteva, secoli prima, un tempio, sacro agli ebrei , distrutto durante la rivolta contro i romani nell’anno 70. Il lettore che voglia essere un po' più serio di Matteo Renzi legga il testo del documento dell'Unesco, disponibile qui.»
Evidentemente Renzi non l'ha letto, nè alcuno del suo vasto entourage. oppure lo ha letto, ma, poichè il merito delle questioni per lui non conta (a meno che non si tratti di accrescere il suopotere personale, e di garantiursi risorse materiali o morali che lo aumentino, si è m così come ha fatto (tramite l'obbediente Alfano) per far contento il suo feroce oppressore del popolo palestinese ma ben più potente e dovizioso
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