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PONTE MORANDI UN ANNO DOPO

PONTE MORANDI UN ANNO DOPO
Il 14 agosto di un anno fa, uno degli emblemi della 'modernità' crollava, trascinando con se 43 persone e travolgendo la vita di centinaia di sfollati e di una regione intera. Un episodio che avrebbe dovuto mettere in discussione la logica perversa che sta facendo marcire l'infrastruttura fisica e sociale del nostro paese. A un anno dal dramma nulla è cambiato, prosegue il disprezzo per la manutenzione, la sicurezza e la tutela dell'ambiente: nessuna revoca delle concessioni ai privati (interessati solo ai profitti) e finanziamenti al 'nuovo', dove corruzione, speculazione e interessi particolari possono fare i loro porci comodi. In Italia metà delle concessioni autostradali fanno riferimento a società collegate alla famiglia Benetton, che non sono un modello di imprenditoria ma emblemi di sfruttamento umano e ambientale. (ib & es)

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lunedì 29 maggio 2017

Contro il totem della meritocrazia: la grande lezione di papa Bergoglio

La catechesi e l'attualità. «La meritocrazia nel Vangelo la troviamo nella figura del fratello maggiore nella parabola del figliol prodigo. Lui disprezza il fratello minore e pensa che deve rimanere un fallito perché se lo è meritato; invece il padre pensa che nessun figlio si merita le ghiande dei porci». Il Fatto Quotidiano, 29 maggio 2017   (m.p.r.)


È stato un discorso lungo, denso, articolato quello che papa Francesco ha tenuto sabato scorso all’Ilva di Genova, nel corso della sua visita nel capoluogo ligure. Il tema è stato il lavoro e la sciatta sintesi giornalistica ha schiacciato l’intervento del pontefice su un titolo strumentalmente anti-grillino: “Bergoglio contro il reddito di cittadinanza”. Vero. Ma in che contesto?

E qui viene il bello. Perché se i renziani possono rallegrarsi per le parole sul reddito non possono farlo per quelle sugli imprenditori “speculatori” (tra cui tanti amici del Sistema in generale) ma soprattutto per quelle, clamorose, contro la meritocrazia. Ossia il totem degli ultimi vent’anni che ha ridisegnato in peggio il perimetro della sinistra. Così, ancora una volta, il papa argentino si conferma punto di riferimento per coloro che si riconoscono nei valori dell’uguaglianza.

Bergoglio ha svolto un’autentica catechesi: «Un altro valore che in realtà è un disvalore è la tanto osannata ‘meritocrazia’. La meritocrazia affascina molto perché usa una parola bella: il ‘merito’; ma siccome la strumentalizza e la usa in modo ideologico, la snatura e perverte. La meritocrazia, al di là della buona fede dei tanti che la invocano, sta diventando una legittimazione etica della diseguaglianza».

Dopo aver spiegato i danni che provoca il talento considerato come “merito” e non come “dono”, il papa ha concluso: «Una seconda conseguenza è il cambiamento della cultura della povertà. Il povero è considerato un demeritevole e quindi un colpevole. E se la povertà è colpa del povero, i ricchi sono esonerati dal fare qualcosa. Ma questa non è la logica del Vangelo, non è la logica della vita: la meritocrazia nel Vangelo la troviamo invece nella figura del fratello maggiore nella parabola del figliol prodigo. Lui disprezza il fratello minore e pensa che deve rimanere un fallito perché se lo è meritato; invece il padre pensa che nessun figlio si merita le ghiande dei porci».
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