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giovedì 6 aprile 2017

Tagliate di notte le gomme a tutte le bici dei profughi

«Distrutti copertoni e camere d’aria davanti al centro di accoglienza di Sant’Anna Probabile matrice razzista. Don Callegari (Caritas): Spero siano atti vandalici. Ma i vandali non erano ne xenofobi nè razzsti: questi chioggiotti si». la Nuova Venezia, 4 aprile 2017

CHIOGGIA. Tutte le loro biciclette, una trentina, con le ruote tagliate. Alcune anche prive della sella. Le hanno trovate così, lunedì mattina, i giovani migranti ospitati a Sant’Anna, in quello che è stato il ristorante-hotel «Al Bragosso», ora gestito dalla Caritas, come struttura di accoglienza.

Le bici erano posteggiate sotto una tettoia e qualcuno, durante la notte, le ha metodicamente sabotate. Un gruppo di persone, probabilmente, dato che il “lavoro” sembra un po’ impegnativo per una solo individuo. Sul posto è intervenuta la volante della polizia che sta cercando possibili testimoni (improbabili) e le eventuali riprese di qualche telecamera nei dintorni.

«Quelle bici» spiega don Marino Callegari, responsabile della Caritas diocesana «erano state regalate da privati cittadini o recuperate dai nostri volontari, anche assemblando pezzi di altri cicli e non avevano alcun valore economico, infatti nessuna è stata rubata». Avevano, però, un valore enorme per i profughi, perché permettevano loro di spostarsi da quell’albergo sulla Romea, alle località vicine. Non solo Chioggia e Sottomarina, ma anche Adria, Loreo o Cona: tutti luoghi raggiungibili in poco tempo e in cui si trovano altri richiedenti asilo, con cui intrattenere rapporti e scambiare esperienze in vista del precario futuro che, probabilmente, attende tutti loro. Ma questo piccolo simbolo di speranza rappresentato dalla bicicletta non piace a tutti. «Purtroppo accade spesso che, vedendoli passare, qualcuno li insulti» riferisce don Marino, «e per i ragazzi, è stato un attimo associare queste frasi alle bici distrutte. Erano molto tristi».

Ma se, in questo episodio, sembra innegabile una componente razzista, potrebbe anche esserci la commistione con le tendenze vandaliche di certi giovinastri che, anche a Sant’Anna, hanno avuto modo di manifestarsi. Basti pensare all’incendio doloso alla sala parrocchiale, di qualche mese fa i cui responsabili non sono mai stati individuati ma che lo stesso parroco temeva fossero gruppi di giovani (italiani) sbandati e dediti al consumo di spinelli.

«Preferisco pensare che si tratti di semplice maleducazione» dice don Marino «e non dì un gesto con connotazione “politiche”. Ci siamo già messi al lavoro per recuperare e riparare queste biciclette. Per il resto, come ci capita, tante volte, di spiegare agli italiani che non tutti i profughi sono “delinquenti”, adesso cercheremo di spiegare ai profughi che non tutti gli italiani ce l’hanno con loro».
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