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domenica 2 aprile 2017

Sbagliata la mira: il turismo non cresce al traino dell'edilizia


Piano paesaggistico della Sardegna: il PD, che con Soru l'aveva formatoo e approvato, sotto il berlusconiano Cappellacci difeso, ora con il PD Pigliaru lo smantella. La Nuova Sardegna, 1° aprile 2017

Non mi piace il disegno di legge sull'urbanistica. Non mancano idee interessanti  tra i 113 articoli,  ma purtroppo lo spirito selvaggio del piano-casa  è un tratto caratterizzante la proposta del governo Pigliaru. E non a caso si sta parlando soprattutto  di questo. Berlusconi non avrebbe mai immaginato un successo tanto strepitoso del format inventato nel 2009 (da lui in persona). Né che la sua tesi sullo sviluppo eccitato dall'edilizia libera, sarebbe stata  fonte d'ispirazione, e non solo a destra. E chissà la gioia: una legge sarda della sinistra che alimenta  il sogno di spolpare l'odiato Ppr di Soru (2006).

Prevedibile dalle capriole  della coalizione a guida PD. Prima schierata contro il piano-casa di Cappellacci – “piano villetta”, “grande inganno”,“illegittimo” (resoconto del Consiglio n. 41 - 25/9/2009). Poi principale  artefice  di un piano-casa2, tra molte turbolenze.
Memorabile l'incidente nel corso del dibattito sulla legge n.8/2015, l' emendamento di FI  – obiettivo la lievitazione delle case nelle zone F turistiche –  approvato con il voto segreto di consiglieri della sinistra.
Quindi il dietrofront imposto da Pigliaru; la figuraccia compensata dal giuramento di salvaguardare  la “fascia costiera”,  non solo la parte più vicina al mare. E invece rieccolo nel Ddl il  rinnovato “entusiasmo contro il tabù dei 300 metri” –  ha scritto un attento conoscitore della Sardegna come Manlio Brigaglia. “Con la scusa del turismo hanno fatto più danni di undici secoli di invasioni moresche”.
Il turismo non cresce a traino dell'edilizia: inutile l'ampliamento ciclico delle dotazioni ricettive a scapito di luoghi tutelati.  Nessuna garanzia che gli alberghi, ingranditi con SPA o balere pop,  rimangano  aperti  oltre l' estate. Tant'è che pure quelli più attrezzatati chiudono a sttembre.  Aspirazione realizzabile, si sa,  incrementando i mezzi di trasporto a costi ragionevoli.
Si  rischia insomma di sbagliare la mira, da tenere “assai più alta” come sapevano gli arcieri prudenti di Machiavelli. Ma pure di eludere sentenze recenti della Consulta sul primato della pianificazione paesaggistica rispetto ad altre attività economiche nel territorio. Ed è possibile che nel Ddl ci siano vari articoli con contraddizioni,  meritevoli di  approfondimenti da parte del Consiglio.
Uno in particolare  necessità di  una  tempestiva attenzione.  È l'art. 43:  secondo il quale “programmi e progetti ecosostenibili” possono essere  promossi a giudizio della Giunta.  Destabilizzante fin d'ora, e si pensi all'uso che ne potrebbe fare domani un governo  spregiudicato.

Temo, al di là dei titoli rassicuranti,  che i “programmi e progetti ecosostenibili” possano avere la dominante edilizia nonostante gli auspici della Giunta. So che saranno voluminosi e verosimilmente in contrasto con il Ppr. Per cui occorrerà addomesticarlo, aprendo varchi dove/quando serve. Confidando nel via libera del Mibact che difficilmente potrà concorrere alla colpa  (e al ridicolo) di fare eccezioni in un quadro paesaggistico omogeneo.
Sarebbe meglio non caderci nell'abisso della deregolazione forever,  sempre condannata dagli studiosi fuori e dentro le accademie (ora non so). Anche perchè non ci mancano esperienze importanti. Come la disavventura dei piani territoriali paesistici di una ventina di anni fa, il flop degli “accordi di programma” nella cornice della sfigata LR 23 del 1993. Per farsi un'idea basta scorrere le sentenze di CdiS e Tar (ricorso di Grig): i Ptp cassati  per alto tradimento dei principi di tutela.

Spero che i “programmi e progetti ecosostenibili” non stiano in quel solco, impegnando  la politica in un  estenuante conflitto (ricordate il masterplan di Costa Smeralda ?). Il buon senso suggerisce di evitare che ogni territorio  rivendichi il proprio piano o progetto in deroga; e che la giostra si metta a girare con tutti i rischi. Tra cui l'effetto domino temuto  negli anni Novanta.

Sarebbe il caso di ritirarlo quell'articolo controverso. Aiuterebbe il confronto, utile per migliorare il Ddl a partire dalle norme sul territorio agricolo.  Meglio una legge lungimirante, per “la sostenibilità di lungo periodo”, come consiglia il prof. Pigliaru nei suoi libri; e chiusa alle ingerenze degli illusionisti di questi brutti tempi. 



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