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LA RAPINA DELLA TERRA AGLI ULTIMI

LA RAPINA DELLA TERRA AGLI ULTIMI
Sottrarre l'uso del suolo alle esigenze elementari (dall'alimentazione all'acqua, dall'abitazione alla riserva per gli usi futuri) delle comunità che lo abitano, è diventato in vaste regioni del sud del mondo, un ulteriore strumento di sfruttamento degli ultimi a vantaggio dei più ricchi. Il Land Matrix, un osservatorio indipendente del "land grabbing" registra che ad ora sono state concluse 557 transazioni, per un totale di 16 milioni di ettari (più o meno la metà della superficie dell’Italia) e altre, riguardanti circa 10 milioni di ettari, sono in corso. Questo fenomeno provoca l’espropriazione forzata e conseguentemente l'impoverimento e l'annientamento di comunità locali, la cui sopravvivenza è strettamente legata all'accesso a queste terre. (a.b.)

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mercoledì 19 aprile 2017

Marwan Barghouti in isolamento

«Israele/Territori occupati. La misura punitiva decisa dopo la pubblicazione di un articolo del dirigente di Fatah sul New York Times. Sono 1500 i prigionieri palestinesi che fanno lo sciopero della fame nelle carceri in Israele». il manifesto, 18 aprile 2017, con riferimenti

Marwan Barghuti, promotore dello sciopero della fame che da ieri osservano circa 1500 detenuti palestinesi, è stato trasferito dal carcere di Hadarim e chiuso in isolamento in un altro penitenziario. Ufficialmente la sanzione fa seguito alla pubblicazione «non autorizzata» di un suo articolo sul New York Times che ha provocato forte irritazione nel governo israeliano. Barghouti ha scritto che gli arresti di massa condotti da Israele per decenni non sono riusciti ad indebolire i palestinesi. «Questo sciopero – ha scritto – dimostra una volta di più che il movimento dei prigionieri è la bussola che guida la nostra lotta per la libertà e la dignità…i prigionieri palestinesi stanno soffrendo torture, trattamenti degradanti e inumani e negligenza medica, alcuni sono stati uccisi in custodia». Immediata la replica del ministero degli esteri israeliano secondo il quale, i palestinesi in carcere «non sono prigionieri politici ma terroristi condannati ed assassini». Il ministro dell’intelligence Israel Katz ha scritto su twitter «Mentre i parenti degli (israeliani) uccisi ricordano e soffrono, c’è una sola soluzione: pena di morte per i terroristi». Per Israele anche Barghouti è un terrorista, condannato a cinque ergastoli per aver organizzato attentati contro civili. Accusa che al processo il dirigente di Fatah ha respinto. Per i palestinesi invece Barghouti è il nuovo Mandela.

L’inizio dello sciopero della fame, nel “Giorno del prigioniero”, al quale stanno prendendo parte detenuti di varie fazioni politiche e non solo quelli di Fatah – Hamas ha espresso sostegno al digiuno ad oltranza ma finora non ha ordinato ai suoi membri reclusi di parteciparvi – è stato segnato da manifestazioni di protesta in varie città della Cisgiordania, in particolare a Ramallah e a Betlemme. I soldati israeliani hanno arrestato cinque dimostranti palestinesi e ferito almeno 15.

Secondo dati dell’ong Addameer, sono circa 6500 i prigionieri politici in Israele. Di essi, 478 scontano l’ergastolo. Altri 300 sono sotto ai 18 anni. Il presidente dell’Anp Abu Mazen ha espresso solidarietà ai detenuti e invocato un intervento internazionale in loro favore. Allo stesso tempo guarda con attenzione all’evoluzione delle proteste che potrebbero estendersi mettendolo di fronte al dilemma di reprimerle o assecondarle con conseguenze politiche in entrambi i casi. Questo mentre si prepara all’incontro con il presidente americano Trump.

Riferimenti

Qui, nella traduzione italiana, il testo integrale dell'ampio articolo del New York Times la cui pubblicazione ha provocato l'ulteriore irrigidimento delle inumane sanzioni applicate dal governo Netanyahu ai patrioti palestinesi.
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