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giovedì 13 aprile 2017

«L’umanità che fa bene». Anche al M5S. Bonino si mobilita contro la Bossi-Fini

Una legge per togliere un marchio ai più fragili. Il 4 dicembre la maggioranza degli italiani ha saputo rispondere con entusiasmo bocciando una legge che voleva privarli dei loro diretti. Sapranno essere altrettanto pronti a difendere i diritti degli altri? il manifesto, 13 aprile 2017


Sembrava finita la stagione dei crimini attribuiti su base etnica. «Ricordate? C’erano le elezioni e sembrava ci fosse uno stupro al giorno da parte di rumeni. Poi, chiuse le urne, finiti gli stupri». Emma Bonino accenna appena a una smorfia quando l’eco triste delle parole di Luigi Di Maio la raggiungono nella sala Nassirya del Senato dove sta coordinando la presentazione della campagna culturale «Ero straniero – L’umanità che fa bene», lo strumento scelto per promuovere la legge di iniziativa popolare che supera la Bossi-Fini.

La sala è gremita, perché la campagna nazionale promossa da Radicali Italiani, Acli, Arci, Asgi, Fondazione Casa della carità, Centro Astalli, Cnca, A Buon Diritto e Cild ha già ottenuto il sostegno di almeno una sessantina di sindaci, un lungo elenco di organizzazioni che si occupano di migranti e un presidente di Regione, Enrico Rossi, il governatore della Toscana che annuncia «l’adesione e la mobilitazione di Mdp per la raccolta delle firme». Il dibattito è ricco: qui il gap tra percezione e realtà è al minimo assoluto.

«C’è una parte politica che soffia irresponsabilmente sul fuoco, e con menzogna». Bonino, che bacchetta anche i giornalisti, ricorda che «dopo la più grande sanatoria mai fatta in Italia, quella dei 700 mila del governo Berlusconi-Maroni, i crimini compiuti da stranieri calarono: più c’è integrazione, meno si delinque».

È buonismo? No, anche se qui nessuno rinnega quella parola. Don Virginio Colmegna, presidente della Casa della carità, per esempio, a Di Maio manda a dire che «accanto alle parole solidarietà e bontà sappiamo usare anche la parola indignazione». Patrizio Gonnella di Cild denuncia la «narrazione tossica» e mostra con i dati, che «mentre crescono in numero percentuale e assoluto i detenuti italiani e di altre nazionalità, i rumeni in controtendenza diminuiscono».

E Riccardo Magi, segretario di Radicali italiani, ricorda a Di Maio e a Minniti che «se l’accoglienza è soggetta ai limiti dell’integrazione, bisogna lavorare sull’integrazione, come facciamo con la nostra pdl, mentre nel decreto appena trasformato in legge si è scelto di rilanciare una fallimentare strategia securitaria. Ma i fatti hanno già dimostrato che securitario non è sinonimo di sicuro. Se quindi il M5S vuole contrastare il crimine, ci aiuti a raccogliere le firme per mandare in soffitta l’attuale legge sull’immigrazione, che ha prodotto solo lavoro nero, sfruttamento e quindi criminalità».

In linea con la tradizione Radicale si è scelto di affidare all’iniziativa popolare la pdl che si sviluppa soprattutto sul piano del lavoro, «unico ambito in cui l’Ue non stabilisce strette linee guida per i Paesi membri», come spiega l’avvocata dell’Asgi, Giulia Perin, e sui principi di «accoglienza, integrazione e diritti». Anche perché è grazie agli immigrati – «che sono il 13% della forza lavoro, hanno versato 7 miliardi di contributi e percepito lo 0,2% delle pensioni pagate dall’Inps», sottolinea lo scrittore di origini senegalesi Pap Khouma, anni di «sofferta clandestinità» alle spalle e orgoglioso esponente della società italiana – se l’Italia può sperare di sopravvivere al suo ineluttabile destino di popolazione in via d’estinzione.

«Abbiamo oggi 500 mila irregolari – fa presente Bonino – Continuo a chiamarli clandestini, perché esiste ancora un reato che si chiama di clandestinità. Ma non si può deportare, con i rimpatri, un esercito di irregolari, che aumenteranno ancora visto che le domande vengono respinte al 60% e non ci sono altri modi per entrare da regolari».

Perciò, oltre all’abolizione del reato di clandestinità, tra i punti salienti della Pdl ci sono: il permesso di soggiorno temporaneo di 12 mesi, per facilitare l’incontro tra lavoratori stranieri e datori di lavoro italiani, anche grazie a soggetti di intermediazione tra la domanda e l’offerta; la reintroduzione del sistema a chiamata diretta con lo sponsor, previsto dalla Turco-Napolitano («cancellato da un centrodestra molto aggressivo», ricorda in sala Livia Turco che ha aderito alla campagna); un permesso di soggiorno «per comprovata integrazione» che dovrebbe essere rinnovabile anche in caso di perdita del posto di lavoro, «sul modello della Germania e della Spagna, dove in questo modo si è abbattuto il numero dei clandestini», come spiega ancora l’avvocata Perin.

Ma senza diritti non c’è integrazione. Dunque: «piena equiparazione per il diritto alla salute», «uguaglianza nelle prestazioni di sicurezza sociale», «la garanzia di conservare tutti i diritti pensionistici in caso di rimpatrio volontario», e «effettiva partecipazione alla vita democratica».

Il testo della pdl che si propone come una nuova legge quadro sull’immigrazione sarà depositato oggi in Cassazione. Poi, tutti al lavoro, per raccogliere le firme. L’ex ministra degli Esteri Emma Bonino lancia un appello: «Siccome la politica è distratta, guarda dall’altra parte, chiediamo ora ai cittadini di farsi sentire».
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