responsive_m


Gli aguzzini si incontrano sui confini. La barriera costruita nel 2015 sul confine tra l'Ungheria, la Croazia e la Serbia, di cui si vanta oggi il presidente ungherese Viktor Orban. Il sindaco di estrema destra Laszlo Toroczkai si era visto inizialmente rifiutare la richiesta di costruire un muro sullo stile di quello USA-Mexico, ma con l'avvicinarsi delle elezioni ungheresi il presidente nazionalista ordinò infine la costruzione della recinzione. (i.b.)

scritta dai media

DAI MEDIA

mercoledì 12 aprile 2017

La percezione della paura

Due  giornalisti sullo stesso argomento.La conclusione è la stessa: i mass media barano e gonfiano un fenomeno che non c'è. Ma l'uno (Vittorio Emiliani) parla schietto, l'altro (ci perdoni Corrado Augias) è un po' ipocrita e difende la corporazione. la Repubblica, 12 aprile 2017

Vittorio Emiliani domanda

CARO Augias, i Tg e anche molti quotidiani sono pieni di sangue, omicidi e femminicidi, gente che vuole armarsi. Un quadro che moltiplica per mille le insicurezze. Risponde al vero? No. Gli immigrati residenti sono saliti da 3 a 5,4 milioni nell’ultimo decennio (+83,7%), mentre gli omicidi sono drasticamente diminuiti: da oltre 600 a 438 (-27%). Nel 1991 erano ancora 1.910, la metà attribuita a mafia-camorra-’ndrangheta. In Italia si assassina meno che in Finlandia, Belgio, Grecia, Irlanda, Portogallo, Regno Unito, Austria e Danimarca. Per non parlare degli Stati Uniti. Siamo alla pari, o leggermente sotto, a Francia, Spagna, Olanda, Germania. Lì i Tg nazionali danno forse notizia di “un nuovo omicidio” in qualche sperduto paese? Da noi sì, e con grande evidenza. 

Dal 2010 agli inizi del 2013 (fonte Polizia di Stato), anche le vittime di femminicidio risultano diminuite dell’8,5 %. E per i migranti? Le richieste di asilo da noi risultano pari a meno di 1400 per 1 milione di abitanti, mentre in Ungheria sono oltre 17.500, in Svezia oltre 16.000, in Austria quasi 10.000, in Finlandia 6.000 e in Germania 5.441. Parlare di “invasione” è improprio. Ma perché allora i media ci fanno comparire come un popolo di omicidi, con extra-comunitari pronti ad uccidere, sommersi di rapine, furti e altro?

Corrado Augias risponde

COME diceva mia nonna non si deve fare d’ogni erba un fascio. I titoli dei giornali di destra sono una cosa, quelli degli altri una diversa. Le ragioni sono note, evidente la strumentalità politica: più c’è paura più guadagnano le destre che proliferano sui sentimenti forti: paura e rabbia sociale. Al netto di questa diversità, la stampa dà comunque troppa evidenza ai fatti di sangue? È possibile. Intanto siamo noti nel mondo per essere un popolo molto emotivo, i più cattivi si riferiscono a noi come “i brasiliani d’Europa”. Non è giusto, ma i pregiudizi non vanno tanto per il sottile. Ci sono anche altre ragioni per il fenomeno denunciato nella lettera. I grandi mutamenti in corso hanno colpito nel profondo. Non si tratta soltanto del rapido impoverimento delle classi medie, ma di un insieme di cambiamenti che sta sconvolgendo abitudini consolidate e lo stesso profilo della vita associata soprattutto nelle cittadine e nei paesi. 

La paura sociale è come la temperatura, conta non il termometro ma la percezione. Un immigrato pazzo che a Milano uccide i passanti a colpi di mannaia, un pregiudicato serbo che nel ferrarese spara al primo accenno di resistenza a una rapina, scuotono gli animi più di ogni più rassicurante (e veritiera) statistica. Nei giorni scorsi il questore di Milano diceva: gli omicidi sono diminuiti e le richieste di porto d’armi aumentate a dismisura. C’è una logica? Non c’è, nelle reazioni nervose ed emotive la logica non c’è mai. E la stampa che Emiliani mette sotto accusa? A parte gli eccessi strumentali cui accennavo, la stampa un po’ fa il suo mestiere, un po’ - diciamolo - ci marcia. Gli omicidi intimoriscono ma, paradossalmente, attraggono, sono un tema ghiotto. Basta pensare a quanti ne consuma ogni giorno la televisione.
Show Comments: OR