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sabato 22 aprile 2017

Il kolossal su Nerone divide Roma


«Ospiterà da giugno a settembre l’opera rock firmata da Franco Migliacci e 4 premi Oscar La struttura è alta 14 metri». Articolo di Cecilia Cirinei e commento di Tomaso Montanari. il manifesto, 21 aprile 2017 (c.m.c.)


IL KOLOSSAL SU NERONE DIVIDE ROMA
“NO AL MAXI PALCO SUI FORI IMPERIALI”
di Cecilia  Cirinei

Una struttura di grande impatto visivo, 36 metri di larghezza, 27 di profondità e 14 di altezza, è comparsa da due giorni nell’area di Vigna Barberini all’interno del sito archeologico del Palatino. È il palco che ospiterà, dal 1 giugno al 10 settembre, il musical “Divo Nerone — Opera Rock”. Ci sono già anche le 480 poltrone della platea, l’impianto audio e delle luci. Presto arriverà la scenografia e le tre file di gradinate.

E la città si divide fra favorevoli e contrari a questo maxi allestimento ideato da Franco Migliacci che mette insieme quattro premi Oscar: Dante Ferretti, Francesca Lo Schiavo, Gabriella Pescucci e Luis Bacalov con la regia di Gino Landi, e che potrà ospitare 3025 spettatori. I biglietti sono già in vendita e la stima attuale è che il 50% sia già stato prenotato (prezzi da 45 a 180 euro).
Il palco spacca Roma ma il progetto del musical su Nerone, proprio nell’area dove viveva nell’antica Roma, ha il patrocinio del ministro dei Beni culturali Dario Franceschini che ha visto un anno e mezzo fa le scenografie di Dante Ferretti e che è favorevole a utilizzare i monumenti come cornici di eventi. Oggi, per esempio, si terrà al Colosseo un concerto di musica rinascimentale.

Per Francesco Prosperetti, Soprintendente all’area archeologica di Roma «Vigna Barberini, nel contesto dei palazzi e dei Fori imperiali, è vicina ai resti della camera da pranzo di Nerone, la Coenatio Rotunda, ma di nessun impatto sul contesto delicatissimo del Palatino. Il canone d’uso dell’area è di 250 mila euro, molto di più dei 100 mila pagati dal Teatro dell’Opera a Caracalla, ed è importante che alla Soprintendenza andrà anche il 3% dell’incasso dei biglietti. Servirà proprio per il recupero della Coenatio. Nella fase finale verranno messe tende e veli che mitigheranno l’impatto. Posso aggiungere che ho visto le prove e mi sembra un musical di alta qualità».

Decisamente contrario Vittorio Emiliani, presidente del Comitato per la Bellezza: «Siamo alla follia. Sono convinto che si possono usare le strutture antiche, ma quando già ci sono, come il teatro di Ostia antica. Costruire ex novo in un luogo delicato come Vigna Barberini per ospitare ogni sera 3000 spettatori non sta né in cielo né in terra».

Per molti tour operator questo musical farà aumentare il pernottamento dei turisti, facendolo passare da 2 a 3 notti. «Ci siamo tuffati in questa avventura per realizzare il sogno di riunire 4 premi Oscar — racconta Cristian Casella che rappresenta la Nero Divine Ventures Spa — e per proporre alla città un evento internazionale. Dante Ferretti ha creato una scenografia straordinaria».

L’amarezza di Vittorio Emiliani, presidente del Comitato per la Bellezza: “È una follia”.

UN SUPERPALCO SUI FORI
L'ULTIMA FOLLIA DI NERONE
di Tomaso Montanari

 «Non serve a niente assoggettare il nostro passato alle logiche del presente».

I Fori come palcoscenico per spettacoli blockbuster? La vera antichità come fondale del kitsch di un musical su Nerone? Difficile spiegare perché non è una buona idea, nel momento in cui il Ministero per i Beni culturali investe quasi venti milioni di euro pubblici per trasformare il Colosseo stesso in una location per eventi e il comune di Verona vuole coprire l’Arena, trasformandola in una specie di palasport di lusso. Eppure, no: è una pessima idea.

In una società dello spettacolo in cui tutto – a partire dalla politica – è fiction, in cui tutto è intrattenimento, in cui tutto parla alla pancia è vitale salvare quei pochi luoghi in cui si può sviluppare una conoscenza critica e razionale del reale. Leon Battista Alberti diceva che l’arte è una finestra sul mondo reale: noi stiamo trasformando il patrimonio culturale in uno specchio che rimanda ossessivamente l’immagine del nostro presente. In Italia abbiamo un enorme privilegio: le nostre città ci mettono a contatto con il passato, cioè con un altro modo di vivere, e di pensare.

Se mascheriamo quel passato assoggettandolo alle logiche del presente, non ci serve a niente. Ma se ci educhiamo a leggerlo, a comprenderlo e ad amarlo per quello che è, può darci la forza di capire – diciamolo con Gramsci – «che non tutto ciò che esiste è naturale che esista». È sempre stato così: la conoscenza del passato aiuta a costruire un futuro diverso dalla continuazione del presente. Se oggi non ne siamo più capaci è anche perché pensiamo che il modo migliore per “valorizzare” i Fori sia farci un musical su Nerone. Senza l’incendio, speriamo.
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