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martedì 4 aprile 2017

Contro il gasdotto nelle zone sismiche i No Tubo fanno rete

«Terremoto. Nasce il comitato nazionale per fermare il progetto Snam «Rete adriatica Brindisi-Minerbio». il manifesto, 4 aprile  2017 (c.m.c.)

La sala convegni del Parco Regionale di Colfiorito è strapiena e contiene a malapena le circa 70 persone accorse all’incontro «Gasdotto e terremoti. Diritti delle popolazioni e tutela del territorio». Ciascuno in rappresentanza di movimenti, comitati, associazioni e realtà che a vario titolo combattono una battaglia contro un nemico comune: il gasdotto Rete Adriatica Brindisi-Minerbio. Sono tutti qui per la costituzione del Coordinamento nazionale No Tubo.

Il progetto di metanodotto proposto nel 2004 dalla società Snam Rete Gas, classificato come «strategico» e inserito nei Progetti di Interesse Comunitario nel 2013 dalla Commissione europea, incontra infatti fin dal principio la fiera opposizione di tante realtà che con questo primo incontro nazionale hanno deciso di unire tutte le battaglie. «Perché – dice a il manifesto Cristina Garofalo, dell’associazione Mountain Wilderness, tra i principali organizzatori dell’evento – Grande Opera, Grande Vertenza».

La necessità di fare rete è la grande protagonista dell’evento, evocata da quasi tutti i partecipanti tra cui il rappresentante del collettivo Altreventi, della Valle Peligna: «Dopo più di un anno che seguo questa lotta solo oggi ho conosciuto i compagni dell’Umbria che fanno il mio stesso lavoro», spiega. Ma se un simile tavolo è stato convocato solo oggi, dopo oltre un decennio di vertenze locali e isolate, è soprattutto perché ora è chiaro a tutti che gasdotto ed eventi sismici costituiscono un binomio che rischia di essere devastante. E il progetto del gasdotto Snam, di 687 km, interessa praticamente l’intero sistema di faglie attive dell’Appennino Centrale.

Arcangelo, del comitato civico Norcia per l’Ambiente, ricorda :«Ci accorgemmo fin da subito che il progetto attraversava il 60% di aree protette Sic e Zps, passando su zone sismiche. Snam ci rispose che in caso di terremoto, la fuoriuscita di gas sarebbe stato il nostro ultimo problema. Ci dissero che non c’era pericolo, ma la galleria in cemento armato di Forca Canapine (sopra a Norcia, ndr) si è spostata di 70 cm. Una galleria si sposta e i tubi del gas no? Eppure entrambi starebbero sulla stessa faglia».

Ad approfondire i rischi derivanti dalla costruzione del metanodotto Snam in queste zone provvede il geologo Francesco Aucone, esperto di effetti di vibrazioni del terreno e conseguenze di eventi sismici, che esponendo il suo studio condotto sul tratto di gasdotto tra Foligno e Sestino, afferma: «Snam sostiene che una struttura interrata come i tubi del gas subisce meno vibrazioni, ed è vero, ma è anche vero che non tutti i terremoti sono uguali.

Ad Amatrice ad esempio è rimasta in piedi la torre civica di 25 metri, mentre a subire più danni sono stati gli edifici più bassi. Inoltre – aggiunge – una simile opera, rigidamente ancorata al terreno, è più sensibile alla fagliazione, e non c’è struttura umana in grado di sopportare lo sforzo tettonico: miliardi di miliardi di tonnellate in movimento. Siamo di fronte a un’opera strategica e andrebbe fatto uno studio di risposta sismica locale, che manca. Al suo posto – spiega ancora Aucone – è stato usato l’approccio semplificato, basato su dati bibliografici, con pochissime indagini fatte, una sottostima della vulnerabilità sismica del territorio, un’insufficienza di indagini geomeccaniche e geochimiche e nessuna indagine sugli effetti della fagliazione».

Nel seguire i tracciato del metanodotto si incontrano alcune delle località più colpite dal recente sisma, come Norcia, Visso, Cascia, Preci, L’Aquila. Ma non solo. A Sulmona è prevista una centrale di compressione del gasdotto. Il sito prescelto è a soli 2 chilometri dalla faglia del monte Morrone, silente da oltre 1900 anni.

A Norcia, tra due mesi, ci sarà il prossimo appuntamento del neonato Coordinamento Nazionale No Tubo, con la precisa volontà di arginare lo spopolamento dell’Appennino dopo il sisma. Un fenomeno – spiegano – che bisogna arginare in ogni modo anche perché indebolisce la resistenza al progetto Snam.


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