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Il provocatorio progetto di uno studio messicano per un muro “molto bello” e di colore rosa intenso che piacerebbe a Trump. Gli americani potrebbero contemplare dall’alto il Messico con “gorgeous perversity”. Estudio 3.14 di Guadalajara: Progetto “Prison Wall” (m.c.g.)

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venerdì 28 aprile 2017

Rigenerazione urbana a Bologna. Si comincia col cacciar via chi protesta

A Bologna la rigenerazione si fa con gli sgomberi: la minacciata chiusura di XM24, spazio sociale autogestito è l'episodio centrale della ristrutturazione fisica e sociale della Bolognina: un quadrante della città che continua a far gola alla speculazione. In calce il link all'appello.
Mentre negli uffici regionali si confeziona il quadro normativo che la legittima e promuove, la “rigenerazione” si propone nelle vesti di gentrification e displacement alla Bolognina, un quartiere di Bologna già noto per altre rinunce identitarie della sinistra. Un’area (la “città della ferrovia” nel Piano Strutturale Comunale del 2008) che, seppure con molto fumo progettuale, errori reiterati e sinora palese insuccesso, è stata scelta come campo esemplare di applicazione del nuovo ciclo del neoliberismo immobiliare che si autodefinisce “rigenerazione” e passa attraverso la riconquista di luoghi centrali da parte della rendita fondiaria, dopo gli anni di esilio a mangiar campagne. Manovre di cui la nuova legge urbanistica regionale vuole essere il manifesto esplicativo (a cui eddyburg ha dedicato molte pagine di critica e approfondimento).

Ma per rigenerare prima bisogna sgombrare, XM24 come le case occupate. Eliminare quegli indecorosi segni di autogestione, di libertà d’espressione, di socialità aperta e non filtrata, di anarchia praticata. Pulire, abbellire, far lievitare le potenzialità speculative. E così espellere gli abitanti attuali.
XM24 esiste dal 2002 come “spazio pubblico autogestito” in un’area a ridosso della stazione ferroviaria un tempo sede del mercato ortofrutticolo, data regolarmente in concessione dal comune. Concessione che ora non intende rinnovare. Quindici anni in cui oltre ad iniziative proprie, organizzate dai collettivi che hanno sede nello spazio, XM24 ha ospitato le attività di centinaia di gruppi e collettivi nazionali ed internazionali. (un po’di storia qui, ripresa da Wu Ming)

XM24 non è soggetto facile da difendere, si tratta di collettivi anarchici che concedono ben poco all’affabulazione an/estetizzante oggi in voga. Ma si tratta di ragazzi colti, lucidi, capaci di analizzare criticamente il presente e di creare momenti importanti di proposta, socialità e multietnicità (dalle feste e i mercatini, ai corsi di italiano, ai seminari tematici; vi invito a visitare il loro sito). Doti rare che la città pubblica dovrebbe invece favorire e incoraggiare.

E’ importante opporsi all’intenzione del comune di non rinnovare la convenzione. “Perché XM24 da 15 anni offre uno spazio per socializzare anche a chi non ha un euro, perché a XM24 può fare sport chi non ha i soldi per andare in palestra, perché a XM può mettere su una band anche chi non ha i soldi per pagare una sala prove, perché a XM puoi partecipare, proporre, collaborare a presentazioni di libri, dibattiti, spettacoli senza bisogno di pagare un centesimo. Perché se sei un migrante a XM puoi imparare l’italiano anche se non hai i soldi per un corso di lingue. Perché a XM puoi vedere un concerto a prezzi popolari. Perché a XM24 si condivide, non si specula....”, sta scritto in un volantino della campagna I love XM24 - ed è tutto vero.

Ma la Bolognina continua a far gola agli speculatori. Nonostante i fallimenti clamorosi delle Officine Minganti, una vecchia fabbrica trasformata in centro commerciale (con investimento Coop Adriatica), troppo pretenzioso in un’area, il quadrante Bolognina Est, con i redditi più bassi della città e la più alta presenza etnica, in particolare cinese, con attitudini di consumo modeste e comunque proprie. Una riqualificazione che è rimasta isolata in un contesto che, malgrado le aspettative, non è cambiato e l’ha vanificata.

Anche sul versante Ovest sinora gli esperimenti di valorizzazione si sono rivelati rovinosi: la Trilogia Navile un progetto sovradimensionato, incappato in ripetuti fallimenti delle imprese costruttrici, è stato risucchiato nel buco nero delle narrazioni iperreali, nell’universo parallelo dei sogni degli immobiliaristi. Oggi si presenta come un gigantesco relitto mai ultimato, un mostro residuato come spauracchio a futura memoria. Un fondale postapocalittico agli orti di XM24 che verso sera brulicano invece di umanità.

Nel medesimo comparto l’unico progetto realizzato è la nuova sede municipale, trasferita qui nel 2008 dall’antico Palazzo d’Accursio della piazza Maggiore. Un’operazione della galassia che si muove entro il Consorzio Cooperative Costruzioni, a cui il comune di Bologna versa infatti cospicuo canone d’affitto.

Una bizzarra interpretazione rovesciata del neoliberismo, in cui sul pubblico gravano gli oneri mentre i privati fanno business. Sarebbe interessante almeno avere dati sull’efficacia funzionale di questa scelta addensativa della tecnostruttura, che non ha comunque liberato gli spazi centrali. L’edificio, progettato da Mario Cucinella, se sotto il profilo estetico divide le opinioni dei bolognesi, sul versante dell’ecologia ha perso la grande opportunità di diventare un esempio istituzionale di risparmio e di efficienza energetica, è anzi particolarmente insalubre ed energivoro.

Ma se ragioniamo di opportunità perse, per capire le pulsioni che agitano la Bolognina dobbiamo ricordare il grande buco progettuale della stazione ferroviaria che non a caso, la semiotica non inganna, si è trasformato in quell’enorme sarcofago sotterraneo grigio(-sporco) multipiano che è la stazione di Bologna.

Fin dal concorso di idee lanciato nel 1983, il criterio di fondo fissato dai bandi è la definizione di una nuova centralità attorno alla stazione che diventi area di connessione tra il centro storico, a Sud verso le colline, e la Bolognina, a Nord verso la pianura. La distanza in linea d’aria è quella del fascio dei binari, passante in direzione est-ovest; quella in termini cronometrici è enorme, solo un ponte (di fine ‘800) per unire. La città è insomma divisa in due parti, quella storica di impostazione medievale e quella ottocentesca dell’espansione extra moenia avviata appena prima che la ferrovia venisse costruita. Il mandato del bando è la ricucitura, ne fioriscono progetti di straordinaria inventiva che tuttavia vengono presto dimenticati. Anche quasi 15 anni dopo, quando il comune affida a Ricardo Bofill il compito di progettare la nuova stazione, i prerequisiti rimangono i medesimi, tant’è che l’architetto catalano disegna, oltre che l’interramento dell’alta velocità che poi si è realizzato, un montante che sovrappassa i binari e connette le due sponde della città. La parte di superficie del suo progetto, colpevoli i due grattacieli, rimane vittima di un referendum cittadino, che premia il mantenimento della vecchia stazione ma indica anche la necessità di un nuovo concorso di idee, vinto a quel punto, intanto è passato un altro decennio o quasi, da Arata Isozaki. Anch’egli stila un progetto tutto incentrato sulla ricucitura, che si va ad aggiungere alla lista degli irrealizzati. Quante energie creative sprecate per finire in una catacomba che mette in tensione la nostra fiducia nelle tecniche!

Questa schematica cronistoria per dire che la consapevolezza della distanza tra Bologna-città e Bolognina-periferia è ben presente sin dagli anni ’80. Oggi accentuata da una voragine le cui connessioni di mobilità sembrano un labirinto punitivo immaginato in una notte di sballo da urbanisti ubriachi. E’ vero, impiego solo un’ora per andare a Milano, ma quanto tempo mi serve per raggiungere la stazione? Come sempre la ‘modernità’ si scontra con i nostri ritardi.

Ma il quartiere Bolognina, malgrado la confusione progettuale e gli errori esecutivi, è in una posizione perfetta per la rivalorizzazione, o rigenerazione che dir si voglia. Tanto più in questa fase in cui la città s’è scoperta turistica e ha voglia di allargare il raggio dei benefici economici che ne derivano oltre le soglie del centro storico. Il che può essere un bene a patto non avvenga a scapito del costo della vita, e dunque degli abitanti e dei fruitori abituali.

Gli sgomberi degli edifici occupati hanno mostrato il volto duro e poliziesco dell’amministrazione comunale, che non ha saputo rispondere all’emergenza abitativa se non con la cacciata delle famiglie.
Politiche di aggressione delle fasce sociali più deboli che verranno replicate contro XM24 se non ci mobilitiamo per difendere questo spazio di autogestione giovanile, che è allo stesso tempo un modo per proporre un’idea di città come luogo di vita e di condivisione, e non come terreno di speculazione.

Il documento allegato è un primo momento di aggregazione e di denuncia, se lo condividi puoi firmarlo e diffonderlo.
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