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martedì 28 marzo 2017

West Side Story

Nell’articolo Il respiro delle rovine può far rinascere le città, apparso oggi su Repubblica Salvatore Settis tesse l’elogio della trasformazione in parco urbano della high line...(segue)


Nell’articolo Il respiro delle rovine può far rinascere le città, apparso oggi su Repubblica, Salvatore Settis tesse l’elogio della trasformazione in parco urbano della high line, una linea ferroviaria sopraelevata di New York, e definisce l’opera una “promessa per il futuro”.

La indubbia eleganza e qualità del progetto non dovrebbero, però, farci dimenticare il suo impatto sulla struttura sociale di un’area che, dopo essere stata stravolta al momento della costruzione della linea ferroviaria, lo è stata nuovamente  in occasione della sua riconversione.

Aperto al pubblico nel 2009, il parco insiste sulla sede della ferrovia sopraelevata costruita negli anni ‘30 per rendere meno pericoloso il traffico delle merci tra il  meat district, il quartiere dove si concentravano mercati e stabilimenti alimentari, con il resto del paese. Parte di un ambizioso progetto di rinnovo urbano e di stimolo all’economia, denominato West Side improvement, la costruzione della high line  aveva comportato la distruzione di 640 abitazioni, due scuole, una chiesa.

Dopo un periodo di intensa attività, la high line ha progressivamente perso importanza, sia in conseguenza delle politiche a favore del traffico su gomma, che per l’abbandono di molte attività manifatturiere insediate lungo l’Hudson nella parte meridionale di Manhattan, fino alla sua definitiva chiusura, nel 1980.

Negli anni successivi, mentre la zona subiva un rapido degrado economico e sociale, le società immobiliari proprietarie delle aree contermini si sono adoperate per imporre la demolizione della high line e usarne il sedime per nuove costruzioni - abitazioni di lusso, uffici, commercio, uno stadio in vista della candidatura di New York a sede delle Olimpiadi del 2012. La vicenda si è trascinata a lungo, rallentata dalla impossibilità per il comune di sostenere gli enormi costi della bonifica ambientale dell’area, finché nel 2001 il sindaco Giuliani ha ordinato la demolizione.
Ma la decisione non è stata eseguita. Un gruppo di residenti, che nel 1999 si era riunito nella associazione amici della high line, ha citato l’amministrazione comunale in tribunale per violazioni alle norme urbanistiche, ottenendo dalla corte un verdetto favorevole e, soprattutto, il nuovo sindaco Bloomberg ne ha capito il potenziale valore  dichiarandosi favorevole a usarla come catalizzatore per innescare un nuovo sviluppo dell’area e accelerare la trasformazione già avviata con il re-zoning del  special district di Chelsea da zona di piccole industrie  a zona mista, commerciale e residenziale.

Gli amici della high line, quindi,  hanno indetto un concorso per il riutilizzo della vecchia infrastruttura, che nel frattempo si era riempita di una ricca vegetazione spontanea, ospitando un vasto campionario di biotipi che si erano distribuiti adattandosi alle diverse condizioni, parti in ombra, parti soleggiate, parti più o meno umide.
 
Il progetto vincitore, di James Corner Field operation insieme a Diller Scofidio Renfro, si basa sull’idea di “proteggere la high line dall’architettura“, realizzando una sorta di “agritettura” che eviti la rigida demarcazione fra le parti naturali e quelle architettoniche.

L’intera superficie è  stata suddivisa dal computer in una serie di particelle, ognuna delle quali viene usata in modo diverso, secondo una gamma che varia dalla prevalenza di vegetazione alla assoluta mancanza di vegetazione. Sull’ossatura restaurata della ferrovia poggiano delle travi prefabbricate di calcestruzzo, che si assottigliano alle estremità e hanno delle giunture aperte per favorire l’attecchimento e la crescita dell’erba e delle piante. In alcuni punti, le stesse travi si sollevano e diventano sedute che, isolate o disposte a gruppi, consentono pause di contemplazione o di socializzazione.

Come ogni operazione di naturalizzazione forzata o di socializzazione selettiva, il parco non è privo di ambiguità- cartelli con l’invito a keep it wild si mescolano a quelli con il divieto a chiedere l’elemosina - ma nel complesso l’alternarsi di momenti wild e cultivated e di momenti intimate e social, crea  un’armonia che, secondo Scofidio,  ha una valenza quasi musicale.

Un edificio di Zara Hadid. in basso a destra  un pezzo del parco
Dice ancora Scofidio che “di solito un parco è sinonimo di fuga dalla città, qui invece porta dentro la città”. E’ uno walkable connector che offre visuali e punti di vista inconsueti sulla città.  Lungo il percorso, ci si può trovare all’altezza del terzo piano di una casa o al livello del tetto, in altri davanti ad un ingresso o in uno spiazzo libero. Ad accentuare la caratteristica di punto adatto all’osservazione dell’ambiente circostante, che secondo alcuni richiama il film “la finestra sul cortile”, è stata anche realizzata un’apposita finestra sulla città.

Attorno al raffinato intervento si moltiplicano i progetti e, dopo l’apertura dello Standard Hotel, un edificio di venti piani a cavallo della high line e con viste spettacolari sull’Hudson fino alla statua della libertà, sono arrivati musei, centri culturali e condomini di lusso, tutti firmati da archistarSe la prima fase dell’intervento ha riguardato solo un tratto di mezzo miglio, la sua capacità di valorizzare l’area, dalla quale piccole attività e modesti residenti sono stati cacciati, è già evidente, come dimostra il boom dei valori immobiliari e la capacità di attrarre turisti. Giustamente, quindi, è stata definita dal Guardian un esempio da manuale di eco-gentrification.
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