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PONTE MORANDI UN ANNO DOPO

PONTE MORANDI UN ANNO DOPO
Il 14 agosto di un anno fa, uno degli emblemi della 'modernità' crollava, trascinando con se 43 persone e travolgendo la vita di centinaia di sfollati e di una regione intera. Un episodio che avrebbe dovuto mettere in discussione la logica perversa che sta facendo marcire l'infrastruttura fisica e sociale del nostro paese. A un anno dal dramma nulla è cambiato, prosegue il disprezzo per la manutenzione, la sicurezza e la tutela dell'ambiente: nessuna revoca delle concessioni ai privati (interessati solo ai profitti) e finanziamenti al 'nuovo', dove corruzione, speculazione e interessi particolari possono fare i loro porci comodi. In Italia metà delle concessioni autostradali fanno riferimento a società collegate alla famiglia Benetton, che non sono un modello di imprenditoria ma emblemi di sfruttamento umano e ambientale. (ib & es)

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venerdì 3 marzo 2017

LafargeHolcim: il colosso del cemento si candida per il muro di Trump, ma pagava l'Isis

«Nel quartier generale svizzero ammettono: "Conclusi accordi inaccettabili con dei gruppi armati del 2013 e 2014". Per continuare a far funzionare uno stabilimento in Siria aveva negoziato dei diritti di transito con l'esercito dello Stato Islamico, che controllava quella porzione di territorio». la Repubblica "Economia&finanza, 3 marzo 2017 (p.s.)


Lugano - LafargeHolcim, il gruppo con sede in Svizzera numero uno nella produzione mondiale di cemento, si candida a costruire il muro di Trump ma, intanto, fa mea colpa per i suoi rapporti con l'Isis, in Siria. «Abbiamo concluso degli accordi inaccettabili con dei gruppi armati, nel 2013 e nel 2014», hanno ammesso nel quartier generale elvetico di Jona i vertici del colosso cementiero. Il cui maggiore azionista, vale la pena ricordarlo, é l'imprenditore Stephan Schmidheiny, condannato a 18 anni, in Italia, per i morti dell'amianto di Eternit.

Ma cosa ha combinato di tanto grave, in Siria, LafargeHolcim, per cospargersi pubblicamente il capo di cenere? Stando a un'inchiesta di Le Monde, sostanzialmente confermata da una iniziativa giudiziaria del Governo francese nel gennaio scorso, per salvare lo stabilimento che il gruppo svizzero possedeva a Jalabiya, nel nord del Paese, aveva negoziato dei diritti di transito con l'esercito dello Stato Islamico, che controllava quella porzione di territorio siriano. Un comportamento spregiudicato in quanto facendo funzionare lo stabilimento di Jalabiya, LafargeHolcim aveva violato un embargo internazionale.

«La nostra indagine interna - fa sapere adesso il gigante del cemento - ha stabilito che ci sono state transazioni con gruppi armati, alcuni dei quali oggetto di sanzioni». Il tutto per mantenere in esercizio un impianto che, ha ammesso lo stesso gruppo elvetico, rappresentava meno dell1% della sua cifra d'affari. Ma, come si dice, business is business. Ed é un affare, che si prospetta ben piú redditizio, la costruzione del muro ai confini con il Messico, voluto da Donald Trump.

LafargeHolcim intende mettere le mani su quell'opera, come ha annunciato il suo CEO, Eric Olsen. «Siamo il numero uno del cemento negli Stati Uniti», ha sottolineato, in una conferenza stampa. E poco importa se il muro di Trump, prima ancora della sua realizzazione, sta suscitando indignazione in mezzo mondo. In ballo ci sono 1000 miliardi di dollari e «per noi si tratta di una grande opportunitá», ha sottolineato Olsen.
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