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La Galleria di Milano requisita per una cena benefica. Per non turbare il senso estetico dei lussuosi ospiti, le barriere che bloccano gli ingressi sono state dipinte d'oro. Il nudo cemento va bene solo in periferia. (p.s.)

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DAI MEDIA

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martedì 28 marzo 2017

Esistono anche modelli che funzionano

«Ci sono molti esempi, anche di successo, di cui i media parlano poco, lasciando l’impressione, che la maggioranza della popolazione veda nei profughi la principale fonte del proprio disagio, che ha invece ben altre origini ». il manifesto, 28 marzo 2017 (c.m.c.)

Ci sono molti modi di gestire l’accoglienza dei profughi. I media si occupano quasi solo dei casi peggiori che comportano ruberie, isolamento e maltrattamenti delle persone ospitate, creazione che suscitano o alimentano reazioni di rigetto. Ma ci sono molti esempi, anche di successo, di cui i media parlano poco, lasciando l’impressione, che poi si alimenta con un effetto a valanga, che la maggioranza della popolazione veda nei profughi la principale fonte del proprio disagio; che ha invece ben altre origini. E’ ora di raccogliere e rendere pubbliche queste esperienze positive.

Una è quella dell’associazione Padova Accoglie, reduce da una grande manifestazione pro accoglienza – Side by Side – a Venezia il 19 marzo scorso con oltre 4000 persone, promossa con Melting Pot e Overthe fortress. Tra i fondatori e coordinatori di Padova Accoglie c’è Stefano Ferro, la cui attività operativa si svolge principalmente attraverso la cooperativa Percorsovita Onlus, nota per l’attività di strada contro la tratta svolta da don Luca Favarin.
Percorso Vita ha aperto 12 centri di accoglienza a Padova e provincia con più di 100 richiedenti protezione internazionale. Da giugno dell’anno scorso ha aperto il secondo ristorante che, insieme a quello aperto due anni fa dà lavoro complessivamente a 12-15 richiedenti asilo di cui 3 assunti con contratto a tempo indeterminato, tre in formazione professionale e gli altri con contratto a tempo determinato o pagati, finora, con voucher.

L’ultimo nato, Strada Facendo Ristorante etico, si trova in una ex casa del popolo, poi trasformata in un ristorante che non ha avuto successo e ha ceduto i locali alla cooperativa. L’altro ristorante, The last one, somministra pasti preparati nella cucina di Strada Facendo, dove è stata centralizzata la produzione. La cucina è di alto livello (Trip Advisor: 25 eccellente e 6 buono su 35 valutazioni), ma con un rapporto qualità/prezzo imbattibile. Biggy, vicecuoco della Guinea Biss, ha svolto il suo apprendistato con chef di livello come Dimitri e Ale Meo, che prestano la loro collaborazione rifiutando offerte di prestigio più vantaggiose. Il ristorante non propone una cucina etnica, ma multiregionale italiana, con prodotti di alta qualità che per questo non sono a chilometri zero né esclusivamente biologici. Chef a parte, nessuno aveva esperienza nel settore della ristorazione, partire dalla responsabile Carolina che nei giorni di chiusura del locale è a capo, con don Luca, di una unità di strada anti tratta che solo un mese fa ha portato in salvo due ragazze nigeriane di 16 anni e che ha trasformato il locale come fosse casa sua. Il successo di entrambe le iniziative è stato travolgente: i locali sono sempre affollati e Strada Facendo prevede di raggiungere del punto di pareggio quest’anno.

Accanto a queste attività, Percorso Vita ha attivato un campo di due ettari e mezzo con annesso casale in località Saccolongo, precedentemente utilizzato per coltivazioni di biomassa, bonificandolo e destinandolo, sotto la guida di Guglielmo Donadello, responsabile nazionale tecniche di agricoltura di Legambiente, ad alberi da frutta e legumi di specie che non richiedono trattamenti. E’ un esempio contagioso perché molti agricoltori vicini, di fronte a questa vistosa trasformazione della produzione, si sono dichiarati disposti a cedere alla cooperativa parti dei loro terreni, perché le coltivazioni a cui sono attualmente destinati non danno rendimenti soddisfacenti. Così Percorso Vita è in procinto di acquisire nuovi e consistenti appezzamenti che potrebbero garantire alcune decine di ulteriori posti di lavoro.

Tra gli altri progetti, un gas e un master in mediazione culturale con il dipartimento di agraria dell’Università di Padova. Il corso è partito lo scorso gennaio con 17 allievi che fanno il tirocinio al ristorante e uno dei quali è già stato assunto dalla cooperativa.

Anche l’accettazione è un esempio di successo, non solo sul posto di lavoro. Biggy, il vicecuoco, ha una casa in affitto in località Brusogone, dove a vive con due colleghi. E’ una zona abitata da anziani, non sempre in buoni rapporti nemmeno tra di loro, che quando sono arrivati quei “neri" hanno avuto una reazione di rigetto. Ma poi, vedendoli gentili, collaborativi e anche impegnati a rimettere a posto situazioni in abbandono – aiuole, ringhiere, dei locali comuni, ecc. – hanno cambiato atteggiamento e ora non solo li trattano da pari a pari (hanno anche migliorato i rapporti tra loro), ma una vicina prepara anche per loro la cena tutte le sere per pura amicizia.

Tutto bene? Neanche per sogno! A Padova la commissione territoriale per le richieste di asilo dispone il 78 per cento di dinieghi e quando sono presenti esponenti della Lega, il 90 per cento. Tutti i membri della cooperativa hanno già ricevuto il diniego sia della commissione che del giudice e sono in attesa di appello, che per molti dovrebbe svolgersi prima che entri in vigore la sua abrogazione con il decreto Minniti. 
Se il giudizio di primo grado sarà confermato o quando non sarà più possibile adire l’appello, tutti i lavoratori della cooperativa dovranno venir licenziati ed entrare in clandestinità. Un modo perfetto per distruggere la vita di tante persone che dopo mille vicissitudini dolorose avevano trovato il modo per ricostruirsela; ma anche per mandare in malora un’attività economica florida e un esperimento di accoglienza da moltiplicare. Ma è’ una situazione che rischia di travolgere non solo questa impresa, ma tutto quanto di positivo è stato creato nell’ambito dell’accoglienza in tutto il paese. In balia di una legislazione feroce e incoerente la cosiddetta accoglienza dello Stato italiano si trasforma così nel suo esatto contrario. Una vicenda che richiede un’immediata mobilitazione perché non finisca così.

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