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Domani è troppo tardi per salvare il pianeta Terra. Lo affermano quindici mila scienziati di 184 paesi che hanno reiterato l'appello "World Scientist' Warning to Humanity"per fermare la distruzione del Pianeta, lanciato per la prima volta 25 anni fa. (l.s.)

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DAI MEDIA

mercoledì 1 marzo 2017

Bambini migranti, abusati in Libia e fantasmi in Europa

«Rapporto Unicef: 24mila migranti minorenni arrivati in Italia nel 2016, il 75% ha subito violenze. Nei centri-lager schiavizzati e ridotti alla fame. Onu: "I trafficanti stanno vincendo"». il manifesto, 1 marzo 2017, con postilla



Due buchi neri dove scompaiono i bambini migranti: prima in Libia, meta obbligata della fuga dall’Africa; dopo in Europa tra prostituzione e lavoro nero. È il calvario attraverso cui passano, da invisibili, decine di migliaia di minori diretti in territorio europeo.

L’ultimo rapporto Unucef, basato su interviste a 82 donne e 40 bambini, dà numeri scioccanti: 23.846 bambini sono arrivati in Italia lo scorso anno, il 90% non accompagnati; tre quarti ha subito violenze mentre si trovava in Libia, la metà abusi sessuali ripetuti; un terzo denuncia abusi da parte di «uomini in uniforme»; 23mila sono attualmente nel paese nordafricano in centri di detenzione, con 28mila donne; 8mila quelli che in Italia sono rimasti intrappolati nelle maglie della criminalità; 700 morti in mare. Numeri enormi ma sicuramente sottostimati: potrebbero essere tre volte tanto.

E, una volta arrivati a destinazione, inizia un altro calvario: senza una protezione reale e continuativa, il rischio di finire nelle mani di altri trafficanti di uomini è altissimo. Prostituzione, piccola criminalità, spaccio, lavoro minorile. E l’utopia di una vita migliore che evapora.

In Europa arrivano soli per tanti motivi, spiega la direttrice regionale di Unicef, Afshan Khan: perché sono orfani di guerra o di Ebola, perché hanno visto morire i genitori nella traversata del Mediterraneo o del deserto, perché mandati ad aprire la strada all’arrivo della famiglia.

«Il mediterraneo centrale dal Nord Africa all’Europa è una delle tratte più letali e pericolose per bambini e donne – aggiunge Khan – È per lo più controllata da trafficanti, contrabbandieri». E da un giro d’affari di milioni di euro che spesso finanzia i gruppi jihadisti.

Dall'Africa centrale, la prima tappa è la Libia, un non-Stato devastato dall’intervento Nato del 2011 e che oggi perpetua il modello di “gestione” dei migranti già attivo sotto Gheddafi e l’accordo bilaterale con l’Italia di Berlusconi: i bambini finiscono in uno dei 34 centri di detenzione per migranti identificati dall’agenzia Onu, dieci in più dei 24 governativi ufficiali, quasi tutti nel nord del paese.

Ma è impossibile calcolare il vero numero di prigioni – specifica l’Unicef – gestite da milizie armate e non dal governo di unità di al-Sarraj che ha il controllo solo di una parte della Tripolitania.

Restano lì per mesi, anni, abusati e a volte costretti a prostituirsi o a lavorare, prima di riuscire a raggiungere la costa: «Sono qui da nove mesi. Ci trattano come galline. Ci picchiano, non ci danno abbastanza acqua e cibo – la testimonianze di Jon, 14 anni, fuggito da solo dalla Nigeria e da Boko Haram e ancora detenuto in Libia – Tanta gente muore lì, per le malattie o il freddo».

Nei giorni scorsi sul Guardian sono comparse le storie di ragazze nigeriane costrette a prostituirsi per pagare il resto del viaggio, i mille km che dividono il confine sud della Libia dalla costa. Molte di loro non riescono a pagare l’intero viaggio subito, ma contraggono debiti. È il sistema del pay as you go, paghi mentre vai: migliaia di dollari di debiti “coperti” con il proprio corpo, ad ogni checkpoint attraversato.

Quei centri di detenzione, dopo gli accordi siglati dal governo italiano e da quello di Tripoli e applaudito dall’Unione Europea, in molti casi non sono un incubo del passato: con la guardia costiera libica investita del ruolo di cane da guardia (pattugliare la costa, bloccare i migranti, riportarli in Libia, deportarli in Africa), la probabilità di tornarci è elevata.

Al contrario, è inesistente la possibilità per organismi internazionali di visitare i centri non ufficiali, in mano a signori della guerra, tribù armate, milizie. Off limits anche la metà dei centri del governo di Tripoli. E in quelli visionati mancano cibo, coperte, medicine, i migranti sono costretti in celle di due metri2 in cui vengono ammassate fino a 20 persone.

«I contrabbandieri stanno vincendo – spiega la vice direttrice di Unicef, Justin Forsyth – Questo accade quando non ci sono alternative legali e sicure per chiedere asilo in Europa». Non solo Italia: se è difficile fare stime realistiche, ci si può rifare ai dati Europol del 2015 che parlavano di 10mila bambini migranti scomparsi, a quelli di Roma che calcolava 6.500 minori non rintracciabili nei primi 10 mesi del 2016 e a quelli di Berlino che ha perso le tracce di 9mila bambini.

Dove finiscono? Nelle mani di altri mercanti di uomini.

Non è vero che "stanno vincendo" i mercanti e sfruttatori di schiavi bambini. Hanno già vinto, vinto l'esatto giorno (sarebbe interessante rintracciarne la data ,e i responsabili) quando ci si è rifiutati di realizzare percorsi sicuri per gli esuli perchè sfrattati dalle guerre, dalla miseria, dalla caereatia e dagli altri guasti procurati da uno sviluppo fondato sullo sfruttamento della natura e dell'uomo
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