responsive_m

LA RAPINA DELLA TERRA AGLI ULTIMI

LA RAPINA DELLA TERRA AGLI ULTIMI
Sottrarre l'uso del suolo alle esigenze elementari (dall'alimentazione all'acqua, dall'abitazione alla riserva per gli usi futuri) delle comunità che lo abitano, è diventato in vaste regioni del sud del mondo, un ulteriore strumento di sfruttamento degli ultimi a vantaggio dei più ricchi. Il Land Matrix, un osservatorio indipendente del "land grabbing" registra che ad ora sono state concluse 557 transazioni, per un totale di 16 milioni di ettari (più o meno la metà della superficie dell’Italia) e altre, riguardanti circa 10 milioni di ettari, sono in corso. Questo fenomeno provoca l’espropriazione forzata e conseguentemente l'impoverimento e l'annientamento di comunità locali, la cui sopravvivenza è strettamente legata all'accesso a queste terre. (a.b.)

INVERTIRE LA ROTTA

CONTRORIFORMA URBANISTICA

DAI MEDIA

VENEZIA

FARE SPAZIO ALLE ATTIVITA CULTURALI

lunedì 6 marzo 2017

A Treviso un quartiere-bunker: un muro alto quasi tre metri e alloggi videoservegliati

«Siamo una cittadina di provincia, con reati in calo e criminalità sotto controllo. Cosa dovrebbero fare allora a Milano o Torino: mettere un fossato con le mitragliatrici?”». La Stampa online, 4 marzo 2017 (p.s.)


Un quartiere-bunker a due passi dal centro storico: è il villaggio “Borgo San Martino”, a Treviso, difeso da un muro alto quasi tre metri. Una zona esclusiva e inaccessibile, dove abitano prevalentemente liberi professionisti: un progetto che sarebbe stato un orgoglio all’epoca del sindaco-sceriffo Gentilini.

Per ora ci sono 21 case, ma solo una è ancora acquistabile. Ai nastri di partenza un ampliamento con altre sette villette a due piani, nell’ambito di una lottizzazione che arriverà a 50 edifici complessivi. Il costo non è proibitivo: per 150 metri quadrati si parte da 320 mila euro, per giungere fino a 410 mila. Da non sottovalutare le spese di gestione, comprese quelle per la piscina comune. Per ora, niente guardie giurate, ma video-sorveglianza per ogni singolo alloggio: quando il compendio immobiliare sarà concluso, si pensa ad una figura ibrida tra portiere e vigilante.

Il fortino è però finito nel mirino di Italia Nostra, che ha accusato il Comune di aver autorizzato una costruzione che non rispetta la normativa urbanistica. «Il Veneto è la terra delle deroghe e delle proroghe - ha ricordato il presidente provinciale dell’associazione ambientalista Romeo Scarpa -, quindi nessuno stupore particolare. Inoltre, vanno stigmatizzate queste iniziative che si basano sul livello di percezione della sicurezza, non su quella reale. Siamo una cittadina di provincia, con reati in calo e criminalità sotto controllo. Cosa dovrebbero fare allora a Milano o Torino: mettere un fossato con le mitragliatrici?».

«Sicuramente la nostra idea non è quella di quartieri ‘fortificati’ o ‘murati’, Treviso è una città sicura e di certo non ha bisogno di ‘alzare barriere’ - gli ha fatto eco il sindaco Giovanni Manildo -. Rispettiamo e promuoviamo il diritto di ciascuno alla protezione e alla privacy. In realtà, la ditta aveva fatto una richiesta di poter realizzare una protezione acustica, una barriera antirumore, per la quale avevamo rilasciato le autorizzazioni del caso. Chiederemo che intervenga per rendere più verde la struttura».

Alla società che ha ideato il villaggio blindato si fregano le mani per l’eco che la polemica sta garantendo: «I telefoni squillano in continuazione - conferma il titolare Remo Berno, emigrante italo-australiano - e la richiesta è pressante. C’è desiderio di privacy e i nostri residence la garantiscono. Il polverone sollevato a Treviso è strumentale: c’è un villaggio gemello a Castelfranco Veneto, ma lì nessuno dice nulla. E nemmeno a Jesolo, dove queste lottizzazioni impenetrabili sono presenti da tempo. Ad Arese esistono addirittura dagli anni Settanta».

«La sicurezza è intesa a 360° - fa sapere una giovane mamma che abita nel “Borgo”-: vicini di casa selezionati, un clima famigliare, bimbi che possono giocare negli spazi comuni senza il rischio di venire investiti dalle auto. Circa i malintenzionati, sono disincentivati dalla presenza della barriera perimetrale».

Quello di San Martino non è l’unico muro invalicabile: a fianco c’è quello della casa di riposo e pochi passi più in là quello del carcere. Da lì, però, i malfattori vorrebbero andarsene più che cercare di entrare.
Show Comments: OR