responsive_m

PONTE MORANDI UN ANNO DOPO

PONTE MORANDI UN ANNO DOPO
Il 14 agosto di un anno fa, uno degli emblemi della 'modernità' crollava, trascinando con se 43 persone e travolgendo la vita di centinaia di sfollati e di una regione intera. Un episodio che avrebbe dovuto mettere in discussione la logica perversa che sta facendo marcire l'infrastruttura fisica e sociale del nostro paese. A un anno dal dramma nulla è cambiato, prosegue il disprezzo per la manutenzione, la sicurezza e la tutela dell'ambiente: nessuna revoca delle concessioni ai privati (interessati solo ai profitti) e finanziamenti al 'nuovo', dove corruzione, speculazione e interessi particolari possono fare i loro porci comodi. In Italia metà delle concessioni autostradali fanno riferimento a società collegate alla famiglia Benetton, che non sono un modello di imprenditoria ma emblemi di sfruttamento umano e ambientale. (ib & es)

INVERTIRE LA ROTTA

CONTRORIFORMA URBANISTICA

DAI MEDIA

VENEZIA

FARE SPAZIO ALLE ATTIVITA CULTURALI

venerdì 3 febbraio 2017

Un Paese ostaggio di tre Destre

«Non c’è sinistra dove manca la ricerca di un’alternativa al capitalismo. Chi lavora per un’altra economia non può disinteressarsi». Altreconomia,  n. 190 Febbraio 2017 (c.m.c.)

Le tre Destre. Sono le forze rimaste a contendersi il potere: la Destra tradizionale (Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia), la nuova Destra populista (Movimento 5 Stelle) e la Destra neoliberista (Partito Democratico, con la fuorviante etichetta di “centro-sinistra”). Che molti neghino la distinzione tra destra e sinistra è un sintomo di quanto la mentalità di destra sia diffusa. Benché falsa, tale credenza ha finito per dire qualcosa di reale: in effetti la differenza da tempo non si vede. Non perché non esista in sé, ma perché la sinistra politica è sparita e così anche quella culturale.

È vero che la prima politica è quella dei cittadini e delle comunità civili che costruiscono risposte ai problemi senza affidarsi ai voleri dei politici. Ma l’interazione con la politica seconda, quella istituzionale, resta imprescindibile. Quindi un partito ci serve, benché come strumento debba essere profondamente trasformato. Il partito che serve non è di destra, né di finta sinistra, né neutro. Dev’essere uno strumento capace di aprire strade inedite, democratico anzitutto internamente, adatto per logica, regole e formazione dei suoi aderenti a trasformare il potere in servizio. Dovrà essere eticamente ispirato non per la presunzione settaria che i suoi iscritti siano per principio tutti onesti, ma per il metodo di prendere ogni decisione alla luce dell’etica del bene comune.

La differenza tra destra e sinistra è politica, ma ha radice etica: infatti la sinistra si definisce per l’impegno a tradurre in ogni situazione il criterio dei diritti umani e della natura, a scegliere la democrazia come forma di ordinamento della società e la nonviolenza come metodo. Non c’è sinistra dove manca la ricerca di un’alternativa al capitalismo. Il compito attuale è quello di dare seguito coerente (anche nella politica istituzionale) a questo orientamento, invece di incartarsi nella suggestione per cui si crede che la differenza con la destra non esista. Quest’ultima adotta ben altri criteri: il primato del mercato, il potere del capo, l’ostilità verso gli stranieri, il culto della piccola “comunità” chiusa, l’individualismo, il nazionalismo. In varia misura le tre Destre seguono criteri simili. La conferma sta nel fatto che nessuno dei partiti nominati è contro il sistema capitalista, anzi.


La promessa del Movimento 5 Stelle di porsi oltre destra e sinistra è inconsistente: lo strapotere del capo, la mancanza di una lettura critica della globalizzazione, la carenza di democrazia interna, l’ostilità verso i migranti e le alleanze nel Parlamento europeo attestano che questo partito non è affidabile. La sinistra politica e culturale è finita quasi ovunque in Europa perché non ha saputo rinnovarsi collocandosi dalla parte giusta rispetto alla contraddizione tra tutelati e non tutelati, tra Nord e Sud del mondo, tra generazioni vecchie e nuove, tra uomini e donne, tra violenza e nonviolenza, tra crescita e decrescita. Ha rinunciato a promuovere un’altra economia e un’altra società.

Segnalo l’esigenza di dare vita originale a un partito di sinistra non per nostalgia di forze come Sinistra Ecologia e Libertà o Rifondazione Comunista, le cui angustie sembrano riproporsi anche in Sinistra Italiana. Un partito strutturalmente diverso potrà nascere solo dalla maturazione della coscienza collettiva dei gruppi e delle associazioni (compresi i “Comitati per il ‘No’ al referendum costituzionale”) che lavorano per arrivare un giorno a sostituire il capitalismo con la democrazia intera. Purché diano forma politico-progettuale alla loro azione e, senza accontentarsi di restare alla forma di reti, spesso autoreferenziali, sappiano diventare movimenti di liberazione radicati e popolari.

La rigenerazione di una sinistra autentica in Italia e in Europa è condizione della rinascita della politica in quanto cura del bene comune. Chi lavora per un’altra economia, anche se non vuole avere a che fare con i partiti né con la sinistra, non può disinteressarsi di questa rinascita.
Show Comments: OR