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venerdì 3 febbraio 2017

Nasce l’alleanza contro il lavoro gratuito nei beni culturali

«La campagna “Mi Riconosci? Sono un professionista dei Beni Culturali con gli studenti della Rete della Conoscenza promuove un patto per il lavoro culturale aperto a studenti e docenti, precari e freeance nei beni culturali». il manifesto, 3 febbraio 2017 (c.m.c.)



«La situazione dei lavoratori del settore dei beni culturali in Italia non è più accettabile e crea un problema nazionale: biblioteche che chiudono, cultura meno accessibile, flussi turistici sotto le aspettative, tutela del patrimonio storico-artistico a rischio, marginalità del patrimonio culturale, della Storia, dell’Arte e della cultura dalla coscienza collettiva del Paese» – dichiara Andrea Incorvaia, attivista della campagna Mi Riconosci? Sono un Professionista dei Beni Culturali – «Si è potuti arrivare a questo punto a causa di un chiaro disegno politico, ma anche della limitata opposizione di professionisti (o aspiranti tali), di chi questi professionisti li deve formare (insegnanti e professori) e dei datori di lavoro o committenti: da qua nasce l’esigenza di un Patto fra i soggetti che vivono il mondo dei Beni Culturali, un patto che abbia come obiettivo fondamentale la tutela dei diritti del lavoro e della dignità professionale».

«La sottoscrizione del Patto impegna studenti e professori, professionisti e aspiranti tali, datori di lavoro a censurare il ricorso al lavoro gratuito e sottopagato, ai tirocini formativi per coprire le carenze di organico, al volontariato in sostituzione del lavoro retribuito, alla negazione di diritti e di retribuzioni adeguate: sono tutte piaghe che affliggono il settore dei Beni Culturali da anni anche perché i suoi protagonisti hanno finito per considerare normale questo stato di cose inaccettabile» – prosegue Martina Carpani, Coordinatrice nazionale della Rete della Conoscenza – «Ma non è una situazione piovuta dal cielo: questo Governo è direttamente responsabile di politiche occupazionali insufficienti e della diffusione del lavoro precario: non solo ha liberalizzato i voucher, ma lo stesso MiBACT ha legittimato definitivamente il volontariato nel settore, con sistematici bandi volti ad assumere volontari laureati e preparati, ma senza retribuzione o con retribuzioni ridicole e vergognose».

*** Mille nuovi precari al Mibact: volontari al posto dei lavoratori
 
«Migliaia di professionisti sono stati spinti ad accettare condizioni di lavoro indegne per poter rimanere nel campo, e tanti altri a cambiare lavoro, per non dover accettare condizioni di lavoro indegne; datori di lavoro e committenti hanno spesso accettato di buon grado la prospettiva del massimo ribasso, facendo fronte alla mancanza di fondi con collaborazioni gratuite o appoggiandosi a varie associazioni di volontariato; anche il mondo accademico si è reso corresponsabile, facendo sempre troppo poco per il futuro dei propri laureati e per evitare che la selezione, a forza di titoli post-laurea e lavoro gratuito, divenisse sempre più censitaria» – prosegue Incorvaia – «Quella di oggi vuole essere una giornata di svolta per il mondo dei beni culturali: PLaC – Patto per il Lavoro Culturale vuole rompere questo meccanismo, mettendo ognuna delle persone che hanno a cuore il patrimonio culturale italiano di fronte alle proprie responsabilità, chiedendo di esporsi con nome e cognome per sottoscrivere impegni precisi»

Al patto hanno aderito, al momento, Salvatore Settis, Tomaso Montanari, Claudio Meloni della Fp-Cgil, Vittorio Emiliani, Rita Paris, Adriano La Regina, Margherita Corrado, Manlio Lilli e tanti altri. La giornata di lancio del Patto per il Lavoro Culturale è proseguita verso il Mausoleo di Augusto, in Piazza Augusto Imperatore a Roma, monumento da anni simbolo di spreco e degrado del patrimonio culturale per un’azione di denuncia da parte degli attivisti.

«Non c’è più tempo, dobbiamo coalizzarci e rompere, a partire da questo Patto, lo sfruttamento e lo svilimento del lavoro nel settore dei beni culturali. Ne va del futuro del nostro patrimonio culturale, cuore pulsante del Paese, e del futuro di intere generazioni di professionisti dei beni culturali presenti e futuri» – concludono gli attivisti nella nota – «Si tratta di un’emergenza nazionale, per il nostro patrimonio e il futuro di tantissimi giovani professionisti altamente qualificati»
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