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PONTE MORANDI UN ANNO DOPO

PONTE MORANDI UN ANNO DOPO
Il 14 agosto di un anno fa, uno degli emblemi della 'modernità' crollava, trascinando con se 43 persone e travolgendo la vita di centinaia di sfollati e di una regione intera. Un episodio che avrebbe dovuto mettere in discussione la logica perversa che sta facendo marcire l'infrastruttura fisica e sociale del nostro paese. A un anno dal dramma nulla è cambiato, prosegue il disprezzo per la manutenzione, la sicurezza e la tutela dell'ambiente: nessuna revoca delle concessioni ai privati (interessati solo ai profitti) e finanziamenti al 'nuovo', dove corruzione, speculazione e interessi particolari possono fare i loro porci comodi. In Italia metà delle concessioni autostradali fanno riferimento a società collegate alla famiglia Benetton, che non sono un modello di imprenditoria ma emblemi di sfruttamento umano e ambientale. (ib & es)

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lunedì 6 febbraio 2017

L'America repubblicana che sogna la fine delle proteste: si moltiplicano le proposte di misure straordinarie

«I legislatori degli Stati conservatori ipotizzano norme per imbrigliare la libertà di manifestare. Le critiche delle associazioni per i diritti civili». la Repubblica online, 5 febbraio 2017 (p.s)


NewYork - Pugno di ferro contro le proteste: nell'America di Trump sempre più scossa dalle continue manifestazioni contro le azioni decise del presidente, almeno otto Stati americani stanno considerando misure straordinarie per punire coloro che partecipano a cortei non autorizzati o provocano disagi alle normali attività pubbliche. Occupazioni, blocchi stradali, concentramenti spontanei: se dunque le proposte di legge passeranno, mettere in atto queste forme di contestazione potrebbe diventare un rischio ben più elevato di quel che è oggi.

Il pensiero dei legislatori, d'altronde, non va solo alle recenti proteste anti Trump. Il riferimento fatto nelle proposte è legato anche ad altri eventi recenti: come l'occupazione a Standing Rock dei terreni Sioux dove dovrebbe passare la Dakota Access pipeline, gli incidenti accaduti a Ferguson dopo la morte per mano della polizia del giovane Michael Brown e quelli di Baltimora dopo l'uccisione di un altro afroamericano, Freddie Gray.

Gli esempi sono vari e fantasiosi: lo scorso novembre, subito dopo le elezioni, il repubblicano Doug Ericksen dello stato di Washington ha depositato una proposta per creare una nuova forma di reato, quello di "terrorismo economico": 5 anni di carcere a chiunque venga riconosciuto colpevole di "aver causato danni economici". Vetrine infrante dunque, ma anche blocchi stradali o ferroviari, e comunque tutto quello che fa perdere soldi a qualcuno.

In Minnesota, invece, s'ipotizza di far pagare le spese dell'intervento della polizia a chi viene arrestato durante una manifestazione non autorizzata. Mentre in Indiana, lo stato iper-conservatore da cui proviene il vicepresidente degli Stati Uniti Mike Pence, si vogliono inasprire le condanne per chi blocca autostrade ed aeroporti - come accaduto anche di recente dopo il bando anti musulmani di Trump. Sì, perché nello Stato dell'Indiana oggi quel tipo di protesta prevede solo una multa di 35 dollari, non molto salata dunque. Così ora si pensa a punizioni esemplari, con condanne di almeno 5 anni di carcere. Non solo: l'ipotesi è anche quella di proteggere per legge un eventuale guidatore che "senza averne l'intenzione" investirà un manifestante perché "esasperato".

Naturalmente le associazioni dei diritti civili inorridiscono: "Sarebbe un passo indietro di oltre 50 anni" ha detto al Washington Post Cody Hall, uno degli animatori della protesta degli indiani contro l'oleodotto a Standing Rock: "La libertà di parola è una conquista inalienabile".

Per ora, nessuna delle leggi è ancora stata votata e il margine che vengano bocciate perché incostituzionali è molto alto. Ma le proposte, tutte avanzate da Repubblicani, sono certamente il segno delle tensioni sempre più esasperate che stanno dividendo l'America.
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