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domenica 8 gennaio 2017

La sinistra europeista ci riprova

«Arriva “DIEM25”. L’ispiratore è Varoufakis, l’obiettivo è democratizzare l’Unione entro il 2025. Dopo il flop della lista Tsipras, il tentativo di creare un movimento libero dalle logiche nazionali». Il Fatto Quotidiano, 7 gennaio 2017 (p.d.)


LA SINISTRA EUROPEISTA
CI RIPROVA
di Marco Maroni


Oggi a Roma, in una sala nei pressi di Campo de’Fiori, si riuniscono gli iscritti italiani di Diem25, nuovo movimento politico paneuropeo, che si pone come alternativa sia alle destre nazionaliste e post fasciste, sia alle sinistre socialdemocratiche blairiane.

L’assemblea, a porte chiuse, serve a delineare l'organizzazione territoriale italiana: sedi, comitati, dirigenti e via dicendo. Ispiratore del movimento è Yanis Varoufakis, economista ed ex ministro delle Finanze della Grecia nel primo governo Tsipras, la cui linea intransigente nella crisi finanziaria dell'estate 2015 si scontrò, perdendo, con quella altrettanto intransigente della Troika, obbligandolo a lasciare l'incarico. Varoufakis sarà presente domani all'assemblea romana.

A prima vista l'iniziativa sembra l'ennesimo tentativo di trovare un perché, un per come e una nuova credibilità della sinistra italiana. Peraltro, avere come riferimento politico una star della sinistra ellenica non è un precedente felice. A molti può venire in mente l'ingloriosa parabola della lista Tsipras, che aveva acceso qualche speranza nei progressisti in crisi nel 2014, tanto da riuscire a superare lo sbarramento del 4% alle Europee, per poi estinguere la sua spinta innovatrice tra litigi sui seggi, abbandoni, irrilevanza politica.

Non contribuisce alla chiarezza, inoltre, l'ermetismo del nome (significa Democracy in Europe movement 2025, dove 2025 sarebbe l'orizzonte di dieci anni, il termine che si è dato il movimento per democratizzare l'Europa). Gli organizzatori italiani assicurano però che in futuro gli sarà aggiunto un nome italiano.

L'obiettivo è contrastare l’Europa arroccata nella difesa dei grandi interessi. “Non è accettabile che a un lavoratore servano due anni per guadagnare quello che il loro capo porta a casa in un giorno. Non è accettabile che 17 milioni e mezzo di persone in Italia siano a rischio povertà ed esclusione sociale. Non è accettabile che 62 uomini siedano su metà del patrimonio mondiale mentre quattro dei primi dieci paradisi fiscali sono dentro i confini dell’Unione europea”, ha detto Varoufakis in primavera alla presentazione del movimento. “Vogliamo un’Europa giusta, democratica e inclusiva”, dice al Fatto Lorenzo Marsili, fondatore dell'organizzazione di attivisti European alternatives, e ora responsabile italiano di Diem25. I temi sono quelli decisamente progressisti delle sinistre radicali europeiste. Ma le parole “partito” e “sinistra”, sono estranee al lessico del movimento.

Così come a distanza, e qui viene l’altra parte interessante, ci si vuole tenere per ora dall’arena politica e partitica italiana. Diem25 punta a raccogliere consensi in quell’ampio fronte che ha detto no al referendum di dicembre, ma tenendosi fuori dai giochi e dai protagonisti della politica nazionale, che è già in sella per cavalcare in quelle praterie. “Per ora non andiamo a metterci nel ginepraio politico nazionale”, assicura Marsili.


IL MINOTAURO GLOBALE
DIETRO LA CRISI
DI GRECIA E ITALIA
di Yanis Varoufakis


La metafora del Minotauro Globale si era insinuata in me nel 2002 dopo conversazioni infinite con l’amico, collega e co-autore Joseph Halevi. Le nostre discussioni su cosa avesse mosso il mondo dopo le crisi economiche degli anni Settanta produssero una visione del sistema economico globale nella quale i deficit dell’America, Wall Street e il valore reale costantemente in declino dei salari americani avevano un ruolo determinante e, paradossalmente, egemonico. Le nostre argomentazioni erano incentrate sulla caratteristica determinante dell’era post 1971, che ha rappresentato un momento di inversione del commercio e dei surplus di capitale tra gli Stati Uniti e il resto del mondo. L’egemone, per la prima volta nella storia del mondo, rafforzava la sua egemonia aumentando volontariamente i suoi deficit. Il trucco era capire come l’America ci fosse riuscita e il modo tragico in cui il suo successo aveva fatto sorgere la finanziarizzazione che, rafforzando la dominazione statunitense, piantò i semi della sua potenziale caduta.

Quando, cinque anni dopo, nel 2008 il sistema finanziario implose, Danae Stratou, la mia compagna in tutto, mi incitò a scrivere un libro proprio grazie alla forza comunicativa della metafora principale, il minotauro globale. Iniziai a scrivere nella nostra casa di Atene, in un periodo in cui le nuvole nel cielo del nostro Paese non erano ancora minacciose e la maggior parte dei nostri amici e familiari non credeva che la Grecia fosse in caduta libera. In un contesto in cui ci si rifiutava di vedere i presagi funesti, cominciai a ottenere un certo grado di notorietà in Grecia e sui media internazionali, nella veste di Cassandra che credeva che la bancarotta della Grecia non solo fosse inevitabile, ma che allo stesso tempo fosse annunciatrice del disfacimento dell’eurozona. Solo allora mi resi conto dell’ironia implicita nell’usare una metafora greca (quella del Minotauro minoico) per raccontare una catastrofe internazionale della quale la Grecia sarebbe stata la vittima maggiore.

Immerso nella scrittura, tuttavia, mi rifiutai di dare alla Grecia un ruolo troppo prominente: da una parte passavo ore e ore negli studi tv o alla radio a discutere del costante deterioramento della Grecia, dall’altra ero determinato più che mai a lasciare la Grecia fuori dalle pagine del libro. Se la mia diagnosi sulle sventure della Grecia fosse risultata giusta (non esiste una crisi greca, piuttosto la Grecia è il sintomo di uno smottamento più ampio), era gioco forza che il mio libro riflettesse questa diagnosi. Quindi, gli Stati Uniti rimanevano il punto focale dell’analisi. L’essermi occupato intensamente del quadro più ampio della crisi dell’euro mi ha dato l’opportunità di testare la capacità del Minotauro Globale di gettare una luce utile sulle circostanze post 2008 e di sollecitare proposte sulla linea politica da adottare.

Come sempre accade con metafore potenti, il pericolo che le mie analisi potessero essere influenzate dal potere allegorico del Minotauro Globale, era in agguato. Ma nei mesi tra l’ultima revisione delle bozze e il momento in cui ho avuto in mano la copia pubblicata, il mondo pareva non avere compiuto niente che non fosse in linea con la metafora del libro.

La nuova edizione è stata completata negli Stati Uniti, dove viviamo Danae e io. È da qui che, con un certo senso di colpa, scandaglio il deserto del mio Paese, dando di tanto in tanto un’intervista ai vari network che mi pongono continuamente la stessa domanda: cosa dovrebbe fare la Grecia per districarsi dalla sua Grande Depressione? Come dovrebbero rispondere la Spagna o l’Italia a delle richieste che, ci dice la logica, peggioreranno ulteriormente la situazione? La risposta che do con sempre maggiore monotonia è che non c’è altro che i nostri orgogliosi Paesi possano fare, se non dire di no a politiche insensate il cui obiettivo reale è quello di aumentare la depressione per motivi apocrifi che solo uno studio attento dell’eredità del Minotauro Globale può rivelare.
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