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domenica 15 gennaio 2017

Il turismo a Venezia ostaggio della terraferma

Riemerge a Venezia la proposta sulla separazione della città antica dal resto del territorio dell'attuale Comune. In una stagione in cui i recinti prevalgono sulla capacità di governare l'equilibrio tra pareri diversi d'un unico sistema, la proposta appare meno irragionevole che nel passato. La Nuova Venezia, 14 gennaio 2017 (m.p.r.)


Se Venezia, Murano e Burano costituissero un comune separato dalla terraferma, forse oggi la difficile questione del turismo sarebbe vicina a una risposta sensata, in linea con l’importante esigenza di salvaguardare la vita e l’economia locali senza rinunciare al benefici di un afflusso anche importante di visitatori. Questa è almeno la sensazione che si ha di fronte alla lettura di un documento approvato nel pomeriggio dell’11 gennaio dalla municipalità appunto di Venezia, Murano e Burano: un corpo di amministratori pubblici che riflette la composizione delle forze politiche presenti su quei territori.

Purtroppo però le proposte della Municipalità (approvate a grande maggioranza: 15 voti favorevoli, 4 contrari e 3 astenuti), non hanno valore legislativo ma solo consultivo e dovranno passare per l’esame del consiglio comunale vero e proprio il quale, eletto in tutto il Comune e oggi guidato dal sindaco Brugnaro, senza alcun dubbio le respingerà. Sarà un classico esempio del tipo di problemi posti da una democrazia: fino a che punto una maggioranza ha il diritto di imporre la sua volontà (o i suoi interessi) a delle minoranze locali? Nel nostro caso poi resta anche da decidere se la volontà dei veneziani di terraferma non sia a sua volta una piccola minoranza di fronte al resto del mondo, che ha dichiarato Venezia patrimonio di tutta l’umanità e che in gran parte condivide le sensate proposte della piccola Municipalità, come dimostra l’ultimatum posto dall’Unesco (che tra l’altro sta per scadere il primo febbraio dell’anno corrente). 

Quali sono dunque le proposte approvate dalla Municipalità e destinate all’abbandono? Formulate dopo l’esame delle “audizioni” proposte dal Comune stesso negli ultimi due mesi (17 audizioni di cittadini, associazioni e forze economiche locali), esse riflettono in modo sorprendente il pensiero espresso dalle associazioni di cittadini meno legate a interessi economici immediati e più preoccupate dal mantenimento di una accettabile qualità della vita, dalla tutela dei valori umani, artistici e paesaggistici del territorio. 

Per citare alcuni dei punti più importanti: 1) per la prima volta nella storia del Comune, si osa nominare esplicitamente la “soglia massima” di presenze turistiche ritenute accettabili (si era parlato di “numero programmato”, ma nessuna forza politica aveva osato formulare un numero concreto). Oggi la Municipalità dichiara che la soglia dev’essere di 50.000 presenze, inclusive di turisti pernottanti ed escursionisti. Il dato si avvicina a quello proposto da alcuni gruppi di cittadini: 38.000 da Italia Nostra, 55.000 dal professor Carrera, 35.00 da Jan van der Borg. Altri privati hanno proposto un numero eguale a quello dei residenti (appunto 55.000); 2) si chiede che gli escursionisti siano gestiti iniziando dai gruppi organizzati, il cui numero va fortemente limitato richiedendo una prenotazione obbligatoria. 

Solo dopo aver studiato l’effetto di tale misura sulla vita veneziana si potrà pensare se intervenire o meno anche sugli escursionisti indipendenti che viaggiano in proprio (questa era ed è una richiesta esplicita di Italia Nostra). E si propongono misure importanti per il controllo di autobus e lancioni gran turismo; 3) gli appartamenti di Venezia devono andare in affitto a residenti, limitando l’affitto turistico a un preciso numero di giorni per anno (si propone il numero di novanta giorni), come già si fa in altre città del mondo. Si prevedono vantaggi fiscali per chi affitta a residenti; 4) si prevedono incentivi fiscali per le coppie che acquistano casa a Venezia e per i negozi di vicinato, mentre si propongono misure per arrestare la proliferazione di bar, ristoranti e negozi di paccottiglia turistica. 

Con l’approvazione di questo documento si può dire che il dado sia tratto. Gli abitanti di Venezia e delle isole si sono pronunciati. Adesso starà a loro e ai loro rappresentanti ricorrere a tutti i mezzi legali, locali, nazionali e internazionali, perché sia rispettata la loro volontà di salvare Venezia dal triste destino di parco turistico da esibire e sfruttare per il guadagno di pochi. 

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