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lunedì 9 gennaio 2017

Il ruolo di Benevolo nel piano regolatore di Venezia

Come approfittare della morte d’un grand’uomo per tirare l’acqua al proprio mulino. La Nuova Venezia, 8 gennaio 2017, con postilla.




Nel 1975 e nel 1976 con i Rapporti scritti per l’Unesco, assieme ad alcuni suoi “giovani allievi”, sulla Pianificazione Urbana e sulla Pianificazione Territoriale, Leonardo Benevolo definisce i contenuti fondamentali che avrebbero dovuto dare (e che daranno poi) corpo al disegno urbano complessivo e alle regole di trasformazione della città di Venezia.

La vicenda di allora, accolta in modo per lo meno controverso dai decisori politici e culturali veneziani di quel momento, dopo avere attraversato il tentativo fallito della redazione di un Piano Comprensoriale che anticipava sostanzialmente la necessità di una dimensione metropolitana della città, doveva trovare il suo sbocco nella stagione aperta nella seconda metà degli anni novanta e poi rapidamente richiusa. Con la stagione delle nuove Giunte e l’elezione di Cacciari sindaco, l’elaborazione culturale che si era accumulata negli anni precedenti poté finalmente trasformarsi in azioni di politica amministrativa e venne avviato un periodo di incredibile attività creativa intorno ai destini della città, sfociata nella redazione in pochissimi anni di tutti gli strumenti urbanistici particolari e generali necessari al suo ordinato sviluppo e corrispondenti ad una visione condivisa.

Leonardo Benevolo, che rappresentava l’espressione più alta di questo pensiero e che più di qualsiasi altro aveva la dimensione culturale di ragionare su Venezia nel quadro di un pensiero urbanistico universale e storicamente fondato, venne chiamato a dirigere e a fare da garante a questo percorso. Nel 1996 venne presentato a Roma nella sede dell’Associazione Stampa Estera e alla presenza di tutti i maggiori urbanisti italiani, di cui si desideravano e non si temevano le critiche, il libro Venezia: il nuovo Piano Urbanistico. L’impostazione del Piano, descritto in quel libro nei suoi elementi strutturali, venne accolto da giudizi unanimemente favorevoli e quell’impostazione fu alla base delle successive elaborazioni che dettero corpo ai piani delle diverse parti della città, unificati poi nel nuovo Piano Regolatore di Venezia.

Va qui notato per inciso che, nonostante tentativi estemporanei di modificare in modo distorsivo per alcune parti e su spinte di interessi privatistici le scelte di allora e nonostante la successiva redazione di un inutile PAT, quelle scelte, che pure avrebbero necessità di essere aggiornate, sono tuttora operanti in città. La fine di quell’esperienza è stata qualcosa di più della semplice conclusione di un lavoro, ma ha coinciso con una svolta nell’urbanistica italiana e in quella veneziana che fa parlare ad alcuni di controriforma urbanistica.

Chi volesse conoscere il pensiero di Benevolo sulla fine di quell’esperienza potrebbe leggere un altro libro Quale Venezia (Marsilio 2007); basti questa citazione: «La progettazione intelligente dello scenario fisico è scomparsa dal dibattito politico e dalle aspettative della gente, proprio mentre si concreta il grande avvenimento epocale a cui tutta la vicenda converge: la distruzione del paesaggio italiano, col suo ruolo primario nella cultura mondiale». E, più in generale, potrebbe leggere gli ultimi libri L'architettura nel nuovo millennio (Laterza 2006) e Il tracollo dell'urbanistica italiana (Laterza 2012), libri di scarso successo per le verità non digeribili dalla cultura dominante che vengono descritte.

Mi rendo conto che questo breve resoconto storico un po’ freddo non dà ragione dell’importanza della presenza di Benevolo e Venezia o lo stesso volerlo definire dal punto di vista della vicenda veneziana rende pallidamente giustizia alla sua dimensione culturale e umana. Per chi come me ha avuto il privilegio assoluto di aver lavorato praticamente tutta la vita al suo fianco, da studente prima, da collaboratore nell’università, e poi in numerosissimi piani urbanistici e infine nella condivisione dell’avventura amministrativa veneziana, diventa estremamente difficile dirne pubblicamente. Le tracce del suo lavoro, oltre ai libri che ha scritto e che in qualsiasi università del mondo mi capitasse di andare scoprivo come fossero tra libri di testo fondamentali, non hanno bisogno di essere celebrate perché hanno agito e agiscono nel profondo entrando a fare parte in modo inalienabile del patrimonio culturale del nostro Paese. A Venezia girano ancora molte persone che sono state allieve o hanno conosciuto Benevolo: è soprattutto a loro che mi rivolgo con queste note.

postilla

Leonardo Benevolo è stato certamente un grande maestro. Moltissimi urbanisti della mia generazione hanno imparato il mestiere a partire dai suoi libri, noti in tutto il mondo. È stato esemplare per la capacità di raccontare con parole semplici, e con una documentazione ineccepibile, le vicende della grande avventura urbana dell’umanità. Chi voglia saperne di più restando su queste pagine legga l’articolo di Francesco Erbani che abbiamo ripreso da
Repubblica all’indomani della sua scomparsa.
Come tutti gli uomini (e anche quelli "grandi") nella sua vita ha commesso qualche errore. A compiere l’errore che ho direttamente conosciuto ha contribuito pesantemente Roberto d’Agostino, quando lo ha chiamato a Venezia a “correggere” il piano per il centro storico, che avevamo faticosamente costruito tra il 1985 e il 1990. La demolizione del piano, e la privatizzazione della città storica iniziarono quando, con la giunta guidata da Massimo Cacciari fu scelto assessore Roberto D’Agostino. I disastri urbanistici di quest’ultimo furono puntualmente denunciati su questo sito. Ne è ricca, ad esempio, la cartella di scritti di Luigi Scano. 
 
Una sintetica esposizione dei  risultati  del cosiddetto "piano Benevolo" è contenuta in un mio articolo del 2007,  “Anch’io sono deluso", nel quale descrivo le pesanti conseguenze di quel piano e della politica di cui è stato lo strumento. Un più ampio sviluppo di quella critica è nel mio Memorie di un urbanista, Corte del fontego editore, Venezia 2010, pp.155-156. Per le ulteriori e più recenti malefatte di D'Agostino numerose testimonianze sono raggiungibili in questo sito digitando, nel "cerca" il suo nome (e.s.)

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