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martedì 31 gennaio 2017

Ecco anche, a sinistra, Benoît Hamon

Dopo  la Grecia, la Spagna, gli Usa, la Gran Bretagna, anche in Francia appare un candidato della sinistra radicale (quella che vuole andare alla radice della crisi. Intervista di Anais Ginori a Marc Lazar (la Repubblica) e un articolo di Anna Maria Merlo (il manifesto), 31 gennaio 2016



la Repubblica
"LAVORO ED ECOLOGIA
CON HAMON VINCE UNA NUOVA SINISTRA
Anais Ginori intervista Marc Lazar.


«Per il politologo le primarie socialiste sanciscono la sconfitta delle politiche di Hollande: e il successo di un partito più attento alle idee»

Marc Lazar, professore a Sciences Po e alla Luiss di Roma, con la vittoria di Benoît Hamon la gauche abbandona il realismo e sceglie l’utopia?
«Il voto delle primarie è soprattutto contro François Hollande e i suoi governi. Una parte della sinistra si è mobilitata per esprimere chiaramente il rigetto di quello che è stato fatto negli ultimi cinque anni. Poi la forza di Hamon è aver saputo offrire una narrazione nuova, spostando il partito a sinistra. Il concetto di utopia in questo caso è da maneggiare con cura».

Perché?
«Hamon non rappresenta una sinistra movimentista, solo di protesta e di opposizione. Lui vuole il potere. Le sue proposte sono discutibili, si può essere perplessi sulla fattibilità di alcune misure, ma sono lo specchio di una nuova visione del mondo, del lavoro, dell’ecologia».

L’idea di versare a tutti un reddito universale, che costerebbe allo Stato centinaia di miliardi di euro, non denota un’assenza di realismo?
«Ci sono riflessioni di filosofi su questa misura, che affascina in modo trasversale, e nasconde un dibattito serio su quale sarà il futuro del lavoro. Sicuramente nell’immediato è un’illusione. Se per caso vincesse, ipotesi improbabile, Hamon avrebbe difficoltà a versare il reddito universale e potrebbe deludere i suoi elettori. Ma bisogna guardare la proposta da un altro punto di vista».

Quale?
«E’ un risposta, magari sbagliata, a una domanda giusta, che esiste soprattutto tra i giovani. Ovvero immaginare la trasformazione del mondo e colmare quel vuoto di speranza, ideali, che ha portato all’attuale crisi della sinistra non solo in Francia. Hamon è il sintomo di radicalizzazione della sinistra sia all’interno di alcuni partiti, com’è accaduto nel Labour con Jeremy Corbyn, sia fuori, con la nascita di forze nuove come Syriza, Podemos».

Una sorta di rivincita sul riformismo di esponenti come Manuel Valls o Matteo Renzi?
«Nella loro lunga storia i riformisti o socialdemocratici hanno sempre sofferto di un deficit di credibilità sull’economia. La destra li ha sempre descritti come capaci solo di “tax and spend”, tassare e spendere soldi pubblici. I riformisti hanno dimostrato in Francia o in Italia di poter invece amministrare, governare. Ma per un certo elettorato di sinistra non è sufficiente. E probabilmente c’è anche una questione di metodo: sia a Valls che a Renzi è mancata l’arte del compromesso e una certa pedagogia nello spiegare le riforme».

Perché la svolta all’estrema sinistra del Ps non ha beneficiato Arnaud Montebourg?
«Montebourg ha una visione economica molto protezionista, mentre Hamon è aperto al mondo, unisce l’aspetto sociale a quello ecologico. La mancanza di notorietà del prescelto è un vantaggio: è apparso come un nome nuovo».

Hamon sarà sostenuto da Valls e dagli altri socialisti?
«Valls l’ha promesso ma penso che, in pratica, sarà fatto con poca convinzione, come accadde nel 2007 quando Ségolène Royal non venne appoggiata dall’apparato. L’ala destra del partito socialista si asterrà o farà poco. Il problema di Hamon è anche aprire un dialogo con i candidati fuori dal partito, come Mélenchon o Jadot (esponente dei Verdi, ndr.). E’ stato abile, già ieri ha lanciato un appello all’unità, in modo da farli sembrare settari».

Cosa succederà in caso di eliminazione di Hamon al primo turno?
«Dipende dalla percentuale che ottiene. Se ha un risultato dignitoso, strappando abbastanza voti a Mélenchon, come sembrano suggerire i primi sondaggi, allora potrà prendere il controllo del partito nell’autunno prossimo. Se invece finirà dietro a Mélenchon, allora Valls lancerà la battaglia per riconquistare la leadership».

E’ possibile la scomparsa del vecchio Ps?
«Non credo che possa sparire nel giro di qualche mese com’è accaduto al Partito socialista di Craxi. Nonostante la crisi, è una forza politica radicata nel Paese, negli enti locali, nell’amministrazione dello Stato. Di certo si è chiuso quello che noi chiamiamo il ‘ciclo di Epinay’ dal nome del congresso del 1971. E’ allora che François Mitterrand è riuscito a mettere insieme le diverse anime del socialismo. Una lunga storia terminata. Dopo le presidenziali, ci sarà un chiarimento: in un senso o nell’altro».



il manifesto
HAMON, LA QUADRATURA DEL CERCHIO
di Anna Maria Merlo

«Presidenziali. Dopo la vittoria alle primarie, il candidato socialista all'Eliseo incontra il primo ministro e cerca di unire. La strada è in salita. Macron attira l'ala destra del Ps. Uno spiraglio dal verde Jadot, chiusura da Mélenchon. Henri Weber: " È la quarta rifondazione della socialdemocrazia" (e si farà all'opposizione)»

Benoît Hamon, dopo aver vinto le primarie del Parti socialiste nel ballottaggio contro Manuel Valls (58,7% a 41,2%), in uno scrutinio che ha registrato una partecipazione in aumento (più di 2 milioni di votanti), ha subito iniziato la ricerca di un’intesa, sia nel Partito socialista che nell’area più allargata della sinistra. Sarà ricevuto in settimana dall’indifferente Hollande.

Ieri, il candidato del Ps alle presidenziali ha incontrato il primo ministro, Bernard Cazeneuve, che lo ha messo in guardia: «La sinistra non vincerà senza difendere il bilancio dei cinque anni della presidenza Hollande». Hamon si è dichiarato «soddisfatto» dell’incontro e ha assicurato che potrebbe «arricchire» il proprio programma con le «proposte» delle altre correnti del Ps, fermo restando il ritiro della Loi Travail. La strada non è facile. È stata la sinistra del Ps a vincere le primarie. A questi dissidenti il gruppo legato a Valls rimprovera la «fronda» contro Hollande, che ha finito per mettere fuori gioco per le prossime presidenziali prima il presidente in carica, poi lo stesso Valls e il partito. Già ieri, del resto, è iniziato un lento esodo di personalità dell’ala destra verso l’appoggio a Emmanuel Macron, candidato che per il momento non ha ancora presentato un programma politico preciso, ma che si dichiara «né di destra né di sinistra» e gioca la carta della gioventù (sua – ha 39 anni – e del suo elettorato, stando ai sondaggi).

Anche Hamon ha un elettorato giovane. Ha subito teso la mano alle altre due anime della sinistra, i Verdi e Jean-Luc Mélenchon. Europa Ecologia ha scelto, con le primarie, Yannick Jadot come candidato (estromettendo l’ex ministra Cécile Duflot, molto più conosciuta). Jadot, per il momento, mantiene la candidatura (ma ha difficoltà a raccogliere le 500 firme di politici eletti necessarie per potersi presentare). Ammette, però, «la bella campagna» di Hamon e mostra disponibilità, sempre che Hamon non si chiuda nei meandri del Ps. Molta meno disponibilità da parte di Jean-Luc Mélenchon, che considera possibile un’intesa solo alla condizione che sia lui a guidarla: Hamon preoccupa France Insoumise, un ultimo sondaggio dà Mélenchon sorpassato dal candidato Ps (ma tutti dietro Macron). Il Pcf, che ha scelto a fatica di schierarsi dietro Mélenchon rinunciando ad avere un proprio candidato, considera «una buona notizia» la vittoria di Hamon e si dice pronto a «discutere con tutta la sinistra anti-austerità».

Sulla sinistra e la vittoria di Hamon chiediamo un parere a Henri Weber, tra i fondatori della Ligue communiste révolutionnaire (Lcr), con Alain Krivine e Daniel Bensaid, poi vicino a Laurent Fabius, che è stato senatore Ps e europarlamentare.

Benoît Hamon può cambiare la situazione a sinistra? Può rappresentare un rilancio della socialdemocrazia data per morta?

La socialdemocrazia sta vivendo una crisi internazionale. La Francia non è esclusa, tanto più che qui è stata al governo e questo costa molto caro nelle difficili condizioni di oggi. La socialdemocrazia, secondo me, non è in agonia, ma sta vivendo una crisi di rifondazione. È la quarta volta: era successo nel 1921, nel ’40 con la guerra, nel ’69, dove il Ps era crollato al 5% alle presidenziali, per poi rinascere nel ’71 a Epinay e aprire un ciclo ventennale di esercizio del potere. Una crisi di rifondazione deve portare a un rinnovamento totale, teorico, di programma, di organizzazione, delle pratiche militanti. Dare il Ps per morto è ormai un genere letterario in Francia, questa tesi ha riempito le biblioteche. Ma il Ps è comunque riuscito ad aprire i seggi per le primarie, con 60mila militanti impegnati, niente male per un cadavere».

Il primo ministro, Bernard Cazeneuve, ha suggerito a Hamon di cercare un’unità a sinistra. È una strada possibile?

Ricomporre le diverse anime della sinistra prenderà tempo e sarà fatto stando all’opposizione. Certo, non è escluso che Macron vinca: bisogna aver presente che non è la sinistra che può vincere, ma la destra che può perdere. Non si può imputare questa crisi a un uomo o a un partito, anche se hanno delle responsabilità, siamo di fronte a eco-sistema politico che è cambiato, che fa sì che tutti i partiti di governo siano in crisi, come era successo negli anni ’30 solo i demagoghi prosperano. Macron rappresenta un tentativo, si tratta di un partito-impresa, un’organizzazione che si propone come un’impresa di servizi, con un capo gerarchico – lui stesso – che alla fine sceglierà i 577 candidati per le legislative, che si sono presentati in seguito a un appello su Internet.

Hamon a chi si rivolge?

Hamon parla all’immaginario. Ha adottato il metodo del principio di piacere, non quello del principio di realtà, ma del resto il suo obiettivo è trovare una soluzione alla crisi del Ps e della sinistra, conquistare il partito non arrivare all’Eliseo. Propone temi piacevoli alle orecchie di sinistra, a un uditorio che vuole sbarazzarsi dalla fatica del potere. Salvo Macron, tutti considerano che l’elezione è persa e che bisogna approfittarne per ricomporre la sinistra. Ma ognuno vuole farlo a proprio vantaggio, Mélenchon, Macron, Hamon. Il reddito universale che propone è una bella idea, ma per ora resta un’utopia.

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