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LA RAPINA DELLA TERRA AGLI ULTIMI

LA RAPINA DELLA TERRA AGLI ULTIMI
Sottrarre l'uso del suolo alle esigenze elementari (dall'alimentazione all'acqua, dall'abitazione alla riserva per gli usi futuri) delle comunità che lo abitano, è diventato in vaste regioni del sud del mondo, un ulteriore strumento di sfruttamento degli ultimi a vantaggio dei più ricchi. Il Land Matrix, un osservatorio indipendente del "land grabbing" registra che ad ora sono state concluse 557 transazioni, per un totale di 16 milioni di ettari (più o meno la metà della superficie dell’Italia) e altre, riguardanti circa 10 milioni di ettari, sono in corso. Questo fenomeno provoca l’espropriazione forzata e conseguentemente l'impoverimento e l'annientamento di comunità locali, la cui sopravvivenza è strettamente legata all'accesso a queste terre. (a.b.)

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giovedì 19 gennaio 2017

Comuni abbandonati e isolati: «L’emergenza è mostruosa»

«La rabbia dei sindaci. "Una firma, un nullaosta che manca stanno tenendo sotto scacco un’intera popolazione che si trova a fare i conti con delle difficoltà enormi", lamenta il primo cittadino di Camerino». il manifesto, 19 gennaio 2017 (c.m.c.)


Un’addizione di problemi: il terremoto che si aggiunge alla neve, la terra che trema e le strade impraticabili. E l’abbandono, che nelle zone terremotate è qualcosa più di un sospetto. La maggior parte delle richieste che dai Comuni partono all’indirizzo del governo e del commissario alla ricostruzione Vasco Errani rimangono lettera morta, oppure le risposte sono vaghe, impercettibili. Quando i riflettori si accendono, il coro dei sindaci è pressoché unanime, variano solo i toni: c’è chi chiede aiuto e chi mostra rabbia. Sono decine i paesi che stanno pagando il conto salato del post sisma: per lo più si tratta di centri abitati da poche migliaia di persone, posti da cui far sentire la propria voce è complicato.

Il sindaco di Camerino Gianluca Pasqui non le manda a dire: «Ho chiesto e sollecitato l’intervento dell’esercito, ma non ho ottenuto risposta. Ho chiesto al comando provinciale dei vigili del fuoco di informarmi sulle loro operazioni, ma ho dovuto chiamare i carabinieri perché la mia lettera venisse presa in consegna».

L’altro grande nemico è la burocrazia pachidermica, continua Pasqui: «Una firma, un nullaosta del Dicomac (la Direzione comando e controllo della Protezione civile, ndr) che manca sta tenendo sotto scacco un’intera popolazione che si trova a fare i conti con delle difficoltà enormi».

Anche il sindaco di Ascoli Guido Castelli invoca l’esercito: «Non abbiamo segnalazioni di danni, ma già nella notte tra martedì e mercoledì avevamo assistito a una serie di crolli per la neve. Il mio è un grido di allarme, l’emergenza è mostruosa». In città una strada è letteralmente franata a causa del maltempo: perché la terra che trema, nella giornata di ieri, è stata soltanto il contorno drammatico, e a fare i danni è stata quasi solo la neve.

Marco Rinaldi, sindaco di Ussita in provincia di Macerata, denuncia la situazione sulle strade: «Io viaggio perché ho il suv, ma non tutti ce l’hanno. Le ambulanze e i mezzi d’emergenza devono poter passare. L’Anas affronti questa emergenza immediatamente, ma è già troppo tardi». Il timore è che la bufera chiuda il valico sull’Appennino, a quel punto Ussita sarebbe di fatto isolata dal resto del mondo.

Da Acquasanta Terme (Ascoli), il sindaco Sante Stangoni è sull’orlo della disperazione: le tante frazioni del suo Comune sono state irraggiungibili per la gran parte della giornata di ieri e il mancato funzionamento delle linee telefoniche hanno reso impossibili anche i contatti. «Parliamo di una cinquantina di paesini e di quasi duecento chilometri di strade interne – racconta -. Stiamo rischiando tantissimo».

A Folignano, paese a est di Ascoli, è venuto giù il tetto della palestra comunale, non per il terremoto, ma per la neve. La struttura era stata inaugurata nel 2004. «Chiaramente non doveva crollare – dice il vicesindaco Matteo Terrani -, terminata questa emergenza spingeremo perché si faccia chiarezza sulle eventuali responsabilità».
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