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La Galleria di Milano requisita per una cena benefica. Per non turbare il senso estetico dei lussuosi ospiti, le barriere che bloccano gli ingressi sono state dipinte d'oro. Il nudo cemento va bene solo in periferia. (p.s.).

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martedì 17 gennaio 2017

Aiazzone, i profughi e Palazzo Strozzi

Le contraddizioni italiane sul dramma dei profughi: le mostre in centro, i profughi in periferia. comuneinfo newsletter, 17 gennaio 2017 (m.p.r.)


All’estrema periferia, il Comune di Firenze diventa invisibilmente il comune di Sesto, anche se a guardare i capannoni, nessuno se ne renderebbe conto. Non c’è nemmeno un cartello, “Benvenuti all’Osmannoro!” (che i filologi ci riferiscono significherebbe “immondezzaio”).

A cinquecento metri circa oltre l’invisibile confine, c’è un immenso capannone, abbandonato qualche anno fa dalla Aiazzone, una ditta nota per l’imbonitore televisivo che la guidava, cui sono subentrati altri signori poi arrestati dalla Guardia di Finanza per “bancarotta distruttiva, fraudolenta e documentale, riciclaggio di denaro, sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, falsa presentazione di documentazione”. Insomma, una sana impresa italiana.

Questo capannone – in una zona in cui la metà delle insegne sono in cinese senza traduzione – è stato occupato da una settantina di africani: non clandestini, gente cui è stata riconosciuta la protezione umanitaria. Siccome nessuna cooperativa riceve trentacinque euro al giorno per ospitare i riconosciuti, l’interessamento dello Stato italiano finisce lì. L’altro giorno, scoppia un incendio e muore un giovane somalo (leggi anche Lo avete ucciso voi, ma anche La morte di Alì e quei profughi dimenticati, ndr).

Evacuati nei giorni più freddi dell’anno, i “protetti” hanno un’idea geniale.

Proprio al centro di Firenze, c’è Palazzo Strozzi. E a Palazzo Strozzi c’è una mostra di alcuni pezzi di metallo, di orrenda bruttezza, ammucchiati da un cinese dal nome Ai Wei Wei. Il tutto è dedicato al Dramma dei Profughi, simboleggiati da una fila di gommoni appesi ai sassi rinascimentali:

“La libertà – Libero è il titolo della mostra –, espressa attraverso ogni singola opera, è un messaggio per chi questo diritto vuole toglierlo e limitarlo. Inoltre, riuscire a portare ancor più in primo piano, sulla facciata di un palazzo storico di una delle più belle città del mondo, il dramma dei migranti e dei profughi, è vitale. Reframe, l’installazione che ha destato più polemiche, porta il mar Mediterraneo sotto gli occhi di tutti”.

E così gli umanitariamente protetti hanno deciso di fare una visita proprio alla mostra di Ai Wei Wei, dove sono stati accolti dalle istituzioni nella maniera che possiamo vedere in questo video (purtroppo incorporandolo, parte subito l’audio, per cui mettiamo solo il link, ma vale la pena di guardare).

Le Istituzioni della Città hanno rimandato la palla al povero sindaco di Sesto Fiorentino, che per ora ha messo i protetti nel Palazzetto dello Sport.

Si può occupare il capannone Aiazzone e marcirci dentro per anni, ma non si può entrare nemmeno per un giorno a Palazzo Strozzi. Infatti, la bellezza di Firenze è esattamente proporzionale a ciò che scarica sulle periferie.

Il Comune di Sesto non ha quindi soltanto l’onore di accogliere settanta persone che volevano invece andare a Firenze. Infatti, è a Sesto, come abbiamo raccontato, che si scaricano tutti i rifiuti di Firenze e dove vogliono farci l’aeroporto internazionale e pure una terza corsia dell’autostrada. Per far venire a Palazzo Strozzi gli altri stranieri, quelli che vanno a spasso con il bastoncino per farsi i selfie.

Always in Your Backyard…
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