responsive_m


A un secolo dalla dichiarazione di Balfour, con cui il Regno Unito promise la nascita di stato ebraico in Palestina, esautorando i Palestinesi lei loro diritti, la Cisgiordania è “La più grande prigione del mondo” come dice il titolo dell ‘ultimo libro dello storico israeliano Ilan Pappe (da cui è presa la copertina di questa settimana). (a.b)

scritta dai media

DAI MEDIA

sabato 3 dicembre 2016

Trump e i sindaci obiettori

  I
l signor Renzi che compra i voti dei sindaci, nonché futuri senatori, promettendo fondi speciali alle città ubbidienti è uno spettacolo .. (segue)



Il signor Renzi che compra i voti dei sindaci, nonché futuri senatori, promettendo fondi speciali alle città ubbidienti è uno spettacolo rivoltante, ma ovunque i criteri in base ai quali i governi nazionali distribuiscono le risorse finanziarie sono un indicatore significativo del livello di dialettica democratica tra potere centrale e amministrazioni locali. 
La violenta campagna ingaggiata da Donald Trump contro le cosiddette “città santuario” ne rappresenta un esempio importante. Oltre che a deportare gli immigrati clandestini, incarcerare chi rientra negli Stati Uniti dopo essere stato espulso, rafforzare il muro lungo il confine con il Messico, Trump, infatti, si è impegnato a cancellare, fin dal primo giorno del suo insediamento, i finanziamenti federali alle città che non si adegueranno alle sue direttive nei confronti degli immigrati.

La definizione “città santuario”, che non ha valore dal punto di vista legale, è entrata in uso negli anni ’80 , per indicare le chiese di varie confessioni che offrivano rifugio alle persone in fuga dall’America centrale e meridionale. Ora si è trasformata nel marchio spregiativo con il quale i sostenitori di Trump bollano tutte le amministrazioni locali che hanno adottato provvedimenti per proteggere gli stranieri senza documenti da fermi e arresti arbitrari, e in genere da pratiche discriminatorie e vessatorie. In genere, tali provvedimenti consistono nel divieto per i pubblici ufficiali di chiedere informazioni circa lo “status” di una persona e il rifiuto di detenere individui che non abbiano commesso reati, in attesa delle verifiche da parte delle autorità federali. Alcune città, inoltre, rilasciano agli immigrati un documento d’identità che consente loro di lavorare e di accedere ai servizi di base. Nel complesso la denominazione riguarda 39 città, 364 contee e 4 interi stati (California, Connecticut, New Mexico e Colorado).
Verosimilmente le politiche locali circa i diritti degli immigrati diventeranno oggetto di scontro tra il governo e le amministrazioni in mano al partito democratico, e non a caso, subito dopo l’elezione di Trump, molti sindaci si sono affrettati a prendere posizione sul tema.

Alcuni hanno cercato di rassicurare i propri concittadini. Eric Garcetti, sindaco di Los Angeles, parlando ad un gruppo di studenti preoccupati per la sorte delle loro famiglie, ha promesso che farà “tutto il possibile per impedire la deportazione degli immigrati”. “A quelli che, dopo le elezioni, hanno paura, noi diciamo, qui siete sicuri” sono le parole di Rahm Emanuel, sindaco di Chicago e “noi non sacrificheremo nessuno” quelle del sindaco di Providence Jorge Elorza (figlio di immigrati dal Guatemala).

Molti sindaci hanno sottolineato i principi morali su cui si basa la loro politica. “Noi rimaniamo una città inclusiva”… “ è una questione di diritti umani”… “cacciare migliaia di giovani cresciuti qui è immorale” hanno dichiarato, rispettivamente, i sindaci di Denver, Santa Fe e Seattle. E simili proclami si sono ripetuti in tutte le grandi città: Philadelphia, Boston, New Orleans, Dallas, Minneapolis, Newark.

Il sindaco di New York, Bill de Blasio, dopo un incontro con il presidente eletto, ha ribadito che non cederà alle intimidazioni e, se necessario, farà distruggere i database con l’elenco degli immigrati senza documenti che hanno ottenuto la carta d’identità - “non sacrificheremo mezzo milione di persone che vivono con noi e sono parte della nostra comunità, non spezzeremo le famiglie”-, e a San Francisco sia il sindaco Ed Lee -“essere una città santuario è nel DNA di San Francisco”- che il capo della polizia hanno espresso la determinazione a preservare la propria indipendenza dai federali.

Ma tutti sono consapevoli che il ricatto economico è un’arma molto potente e che il nuovo governo la userà. Come ha detto Reince Preibus, capo di gabinetto di Trump, i sindaci devono togliersi dalla testa “l’idea che le città possano disobbedire alle leggi federali e poi sperare nel nostro aiuto economico”, mentre i più acerrimi nemici delle città santuario reclamano misure ancor più punitive nei confronti dei colpevoli di “sedizione e tradimento” e , oltre all’arresto dei sindaci, chiedono l’invio dell’esercito per ristabilire il rispetto della legge.

Nei prossimi mesi si vedrà quanta parte delle minacce del governo sia mera propaganda, quali compromessi saranno negoziati nelle singole situazioni, quali contromisure le città adotteranno, ad esempio con che criteri aumenteranno le tasse locali, per far fronte al taglio dei fondi.

Ma soprattutto, la contrapposizione tra governo federale e amministrazioni locali darà il via a una serie di vertenze giudiziarie e, comunque vada, le città saranno uno dei campi di battaglia cruciali per la democrazia americana.

Dal punto di vista legale, le città oltre che sulla incostituzionalità di alcune norme persecutorie nei confronti degli immigrati contano sulla cosiddetta “anti-commandeering doctrine”, il principio, cioè, secondo il quale il governo federale non può ordinare ai pubblici ufficiali di fare qualcosa che non sia un loro obbligo secondo la Costituzione, né può emanare una legge e poi intimare alle istituzioni locali di renderla operativa. Inoltre, il bilanciamento dei poteri che è uno dei cardini della Costituzione americana, prevede che in caso di conflitto prevalga il rispetto dei principi costituzionali. Per questo, qualsiasi paragone con le due volte nelle quali un presidente ha inviato l’esercito per far applicare la legge è improponibile. In entrambi i casi, infatti - Eisenhower (Little Rock, 1957) e Kennedy (Università Alabama,1963 )- la decisione fu motivata dal rifiuto dei governi locali, in sfregio alla Costituzione, di applicare le leggi antisegregazioniste.
Show Comments: OR