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lunedì 12 dicembre 2016

12 dicembre 1969

Ricordiamo con queste pagine  il drammatico punto di svolta nel tentativo di rendere la città (urbs, civitas, polis) più equa, più libera e più bella. La risposta della destra furono allora le bombe, che aprirono la stagione degli "anni di piombo". Dal libro di Vezio De Lucia, Nella città dolente (Roma, 2013)


Vezio De Lucia, Nella città dolente, Castelvecchi, Roma 2013, pp.101-104

Nel pomeriggio del 3 luglio a Torino, corso Traiano ci furono scontri con la polizia e nuovi movimenti spontanei sfidarono i sindacati. La tensione che attraversava la classe operaia fu colta anche dalla Gazzetta del Popolo che, per la prima volta, dopo decenni di sudditanza alla Fiat, esplicitamente chiamò in causa le responsabilità dell’azienda. Il 16 settembre 1969, il direttore del quotidiano torinese Giorgio Vecchiato scrisse che il sindacato alla Fiat «è debole principalmente perché, in venti anni, è stato svuotato, quando non comprato». 
La città scoppia. Si moltiplicano i posti di lavoro, ma mancano le case, i servizi, i trasporti, le fognature, le scuole, gli ospedali, le biblioteche. I pendolari perdono ogni giorno ore e ore, che per loro sono ore di lavoro. Nei cameroni degli speculatori si dorme a 15 mila lire per letto, a rotazione; la spesa può toccare le 30 mila lire. Un appartamento decente porta via metà dello stipendio. I ghetti, nel decrepito centro sabaudo o nella cintura, danno alimento alla degradazione ed alla promiscuità, e quindi alla protesta. L’immigrato non si appaga più delle centomila mensili, avendo in cambio un pagliericcio infetto od una panca alla stazione.

Nell’estate del 1969 scioperi e manifestazioni si moltiplicarono e si estesero da Torino a tutta l’Italia e fu proprio la vertenza per la casa e per una nuova politica urbanistica che infiammò l’autunno caldo del 1969. Cgil, Cisl e Uil proclamarono per il 19 novembre una giornata di sciopero generale nazionale alla quale aderirono i lavoratori di tutte le categorie. L’Italia fu bloccata, mai prima si era vista una manifestazione così possente e partecipata.

La risposta furono le bombe del 12 dicembre a Milano e a Roma. Nel capoluogo lombardo un’esplosione nella Banca nazionale dell’agricoltura, a piazza Fontana, provocò la morte di 17 persone e 88 feriti. Cominciò così la “strategia della tensione” caratterizzata da attentati e stragi che insanguinarono l’Italia per tre lustri. Le principali tappe di questa lunga tragedia furono: il 22 luglio 1970 alla stazione di Gioia Tauro, 6 morti e 66 feriti; il 17 maggio 1973 alla Questura di Milano, 4 morti e 46 feriti; il 28 maggio 1974 in piazza della Loggia a Brescia, 8 morti e 102 feriti; il 4 agosto 1974 attentato al treno Italicus a San Benedetto Val di Sambro, in provincia di Bologna, 12 morti e 105 feriti; il 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna, 85 morti e oltre 200 feriti; il 23 dicembre 1984, attentato al treno rapido 904, ancora a San Benedetto Val di Sambro, 17 morti e oltre 260 feriti.

Poche e incerte le verità giudiziarie, ma è fuori discussione l’impronta della destra eversiva che tentò di contrastare l’autunno caldo e le conquiste del movimento operaio e sindacale. Attenti osservatori (primo Antonio Cederna) videro nella strage di piazza Fontana e nella strategia della tensione il tentativo di ostacolare, innanzi tutto, ogni ipotesi di riforma urbanistica e dell’intervento pubblico in edilizia. Sembra che si ripeta, ma stavolta in forma cruenta, il copione dell’estate del 1964, al tempo della formazione del secondo governo Moro, quando fu tentato un colpo di Stato per impedire la riforma urbanistica del ministro Sullo.

Dopo lo sciopero del 19 novembre 1969 durò ancora due anni il braccio di ferro fra chi voleva limitarsi a riverniciare decrepite istituzioni e i sostenitori del radicale rinnovamento dell’intervento pubblico in edilizia (il sindacato, il Pci, una parte dei socialisti e dei democristiani). Infine, nell’ottobre del 1971 fu finalmente approvata la nuova legge per la casa, che rappresenta il risultato forse più incisivo della politica di riforme del primo centro sinistra. Riorganizzò totalmente le forme e gli strumenti e le modalità di finanziamento dell’intervento pubblico, introdusse nuove norme per l’esproprio, con l’intento di renderne l’applicazione più semplice e meno onerosa. Importante fu anche l’abrogazione dell’articolo 16 dell’originaria legge 167 che consentiva ai proprietari di suoli ricadenti nei piani di zona di intervenire direttamente. Per la prima volta fu in tal modo affermata la netta separazione dell’attività costruttiva dalla proprietà delle aree, dando concretezza al principio dell’indifferenza dei proprietari dalle destinazioni dei piani.

Il risultato ottenuto fu importante. In quegli anni sembrava che la lotta alla rendita avesse raggiunto risultati rilevanti, basta ricordare l’intervista di Gianni Agnelli a l’Espresso del novembre 1972:

«Il mio convincimento è che oggi in Italia l’area della rendita si sia estesa in modo patologico. E poiché il salario non è comprimibile in una società democratica, quello che ne fa tutte le spese è il profitto di impresa, questo è il male del quale soffriamo e contro il quale dobbiamo assolutamente reagire. Oggi pertanto è necessaria una svolta netta. Non abbiamo che due sole prospettive: o uno scontro frontale per abbassare i salari o una serie di iniziative coraggiose e di rottura per eliminare i fenomeni più intollerabili di spreco e di inefficienza»

Due piccole annotazioni per concludere sulla stagione degli scioperi e delle riforme. La prima riguarda la differenza fra i risultati raggiunti negli anni 1969-1971 e il fallimento della proposta Sullo del 1963. La differenza sta senza dubbio nella partecipazione del movimento operaio e sindacale, che all’inizio del centro sinistra era stato assente, lasciando soli gli esponenti politici riformatori. La seconda riflessione riguarda il fatto che, come vedremo, all’impegno risoluto e vincente per ottenere leggi di riforma non corrispose, negli anni successivi, analoga determinazione per tradurre le nuove norme in opere e fatti concreti.

Riferimenti

Sull'argomento vedi in eddyburg, tra l'altro: Oscar Mancini, Il “biennio rosso” 1968-69 e lo sciopero nazionale per la casa, Altri articoli digitando sul cerca le parole: "sciopero generale 1969"


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