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giovedì 1 dicembre 2016

Occhio alla rimonta

Le mille bugie e i voltafaccia di impensabili voltagabbana  (da Scalfari a Prodi a Michele Serra)  continuano a rendere necessario insistere col dire la verità e col convincere a votare NO. Il Fatto quotidiano, 1° dicembre 2016


1.
 Essendo un referendum costituzionale, l’unica cosa che conta è la legge costituzionale: si vota Sì o No alla “riforma” Boschi-Verdini che persino Prodi, passando dal No al Sì, definisce priva della “profondità e chiarezza necessarie”. Quindi, siccome la nuova Carta durerà e farà danni per decenni, bisogna votare No.

Giro l’Italia da mesi per spiegare i pericoli della controriforma costituzionale, le bugie del Sì e le buone ragioni del No, e negli ultimi giorni sento dire: “Ormai è fatta. Il No ha stravinto”. Ma siamo matti? Il peccato mortale da evitare è proprio questo rilassamento a pochi metri dal traguardo. Questo bearsi beota delle promesse di chi dice di votare No e poi magari, nel segreto dell’urna, barra il solito Signorsì italiota: per paura, per interesse, per conformismo, per servilismo. Renzi e la sua potentissima macchina di propaganda, soldi, tv, giornali, radio, spot, poteri nazionali e internazionali, si sta comprando a una a una le caste e le corporazioni con denaro pubblico, sta ingannando metà del Paese con promesse-patacca e terrorizzando l’altra metà con spauracchi inesistenti o paure fondate ma totalmente scollegate da questo voto (se certe banche sono al collasso, non è colpa di chi vota No e non sarà la vittoria del Sì a riportarle in salute, visto che finora questo governo non ha mosso un dito per risanarle). La vera Casta che ha rovinato l’Italia è tutta con lui e chiama alle armi persino quei pochi che erano finiti ai margini, come l’incredibile Prodi, che ancora ad agosto sussurrava il suo No e ora dichiara il suo Sì a una riforma che gli fa ribrezzo, “nella speranza che giovi al rafforzamento delle nostre regole democratiche”. Buonanotte, professore: rafforziamo la democrazia abolendo le elezioni per il Senato. Complimenti per la lucidità e la coerenza. 

Nei due giorni che mancano alle urne, dobbiamo raccogliere le forze e le idee per portare al No tutti gli incerti che possiamo. Per poter dire lunedì – comunque vada il referendum – di aver fatto tutto il possibile per salvare la nostra Costituzione da questi lanzichenecchi. Usando l’argomento più semplice e convincente di tutti: la verità.

2. Le banche, i mercati, lo spread, il pil, gli investimenti, le bollette, i salari, le tasse, gli immigrati, la criminalità, i baby killer, i malati di cancro, epatite C e diabete, non c’entrano nulla. E il fatto che i fautori del Sì li tirino in ballo, la dice lunga sulla miseria delle loro ragioni. Dunque bisogna votare No.

3. La stabilità del governo non dipende dal referendum, che non riguarda il governo, ma una legge costituzionale imposta dal governo.

Se Renzi vuole stabilità e non i soliti “tecnici non eletti” (come se lui lo fosse stato), resti comunque a Palazzo Chigi sino a fine legislatura, visto che la sua maggioranza è intatta. È quel che gli dice il capo dello Stato, unico depositario della legislatura. E comunque l’ultimo che può predicare stabilità è proprio Renzi, che nel 2014 ribaltò dopo 9 mesi il governo in carica presieduto da Enrico Letta senza passare dal voto per farne un altro con la stessa maggioranza e il programma opposto a quello votato dagli elettori Pd. Quindi bisogna votare No.

5. Se vince il No, non è affatto detto che le prossime elezioni le vincano i 5Stelle. Anzi, paradossalmente è più improbabile: se il Senato resta elettivo, rifare l’Italicum (che ora vale solo per la Camera) sarà obbligatorio. E oggi le maggiori chance di vittoria solitaria del M5S sono legate al ballottaggio dell’Italicum. Non è neppure detto che il No farà perdere le elezioni a Renzi: nel 2006 B. perse il referendum costituzionale e nel 2008 stravinse le elezioni. Quindi bisogna votare No.

6. Eugenio Scalfari, tentando di giustificare il suo voltafaccia dal No al Sì, tenta di spiegare con tutto il partito di Repubblica che non è lui ad aver cambiato idea: è il referendum che ha “ampiamente cambiato il significato che gli attribuisce la gran parte dei cittadini… Ormai il Sì è un ‘viva Renzi’ e il No è ‘abbasso’… Il grosso dei No è di provenienze grilline”. Per Michele Serra e altri, il No sarebbe addirittura destraccia della peggior specie: “Il No di sinistra affogherà dentro il No di destra, quello di Brunetta, Berlusconi e Salvini, e soprattutto dentro il No grillino”, segnando la vittoria di “figure politiche alle quali, della Costituzione, non è mai importato un fico secco” (invece Briatore, Vacchi, Marchionne, Confalonieri, Confindustria, l’ambasciatore americano, Schäuble, Juncker, Jp Morgan, Cicchitto, Verdini, Pera, Casini, Ferrara, Feltri, Tosi, Pisicchio, De Luca, Bondi, Alfano, sono tutti cultori della Costituzione iscritti alla Terza Internazionale). Ora, il referendum è un essere inanimato e non ha affatto cambiato significato. Da quando è stato indetto, ha sempre riguardato lo stravolgimento della Costituzione. Se qualcuno ha smesso di difenderla, liberissimo. Ma non racconti frottole: chi era contro è rimasto contro e chi era pro è rimasto pro, salvo pochi voltagabbana incrociati. Ma se la Costituzione, scritta e votata nel 1946-47 da monarchici, ex fascisti, liberali, democristiani, repubblicani, socialisti e comunisti, viene ora difesa da un fronte eterogeneo, conta solo il risultato: salvarla da una “riforma” peggiorativa. Fermo restando che con il No, dall’inizio (quando B. era per il Sì), ci sono tutte le forze democratiche, tradizionali e nuove: Cgil, Fiom, Magistratura democratica, Associazione partigiani, costituzionalisti e intellettuali progressisti, la sinistra Pd, la galassia ex-Sel, Possibile, i 5Stelle (sì, anche loro), Libertà e Giustizia, il Fatto, il manifesto, Micromega e molte firme di Repubblica. Quindi bisogna votare No. Con l’orgoglio di stare in ottima compagnia. E dalla parte giusta.

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